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Fenomeno Quit-Tok: il video del licenziamento va su Internet

I ragazzi della Generazione Z tendono a pubblicare il momento in cui vengono cacciati per dimostrare il loro disappunto verso capi e azienda. Ma i capi del personale si stanno facendo furbi e hanno iniziato a licenziare via mail per salvarsi la reputazione
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ROMA – Licenziamenti vissuti come una vergogna fingendo di andare ancora in ufficio per amici e parenti? Non è più così. Almeno per la Generazione Z. Per i ragazzi di oggi il licenziamento va visto come una bandiera. Pubblicato addirittura su Tik Tok. Tanto che il Financial Times parla in un articolo di fenomeno Quit-Tok. Più esattamente i filmati, pubblicati con titoli come "lascia il mio lavoro con me" o l'hashtag #layoffseason, fanno parte dell’ondata di video "Quit-Tok" che mirano a rendere più pubblica possibile quella che in altri tempi sarebbe stata una chat privata.

Operatori tecnologici e donne

Le dimissioni pubbliche sono diventate un successo virale tra i giovani lavoratori, molti dei quali sono anche insoddisfatti e sottovalutati nel loro incarico. Tra i ragazzi che concludono il loro ultimo giorno con un video – racconta il Financial Times – c’è una giovanissima scioccata e con le lacrime agli occhi che si riprende dopo aver appena premuto Invia su un’e-mail in cui infor…

ROMA – Licenziamenti vissuti come una vergogna fingendo di andare ancora in ufficio per amici e parenti? Non è più così. Almeno per la Generazione Z. Per i ragazzi di oggi il licenziamento va visto come una bandiera. Pubblicato addirittura su Tik Tok. Tanto che il Financial Times parla in un articolo di fenomeno Quit-Tok. Più esattamente i filmati, pubblicati con titoli come "lascia il mio lavoro con me" o l'hashtag #layoffseason, fanno parte dell’ondata di video "Quit-Tok" che mirano a rendere più pubblica possibile quella che in altri tempi sarebbe stata una chat privata.

Operatori tecnologici e donne

Le dimissioni pubbliche sono diventate un successo virale tra i giovani lavoratori, molti dei quali sono anche insoddisfatti e sottovalutati nel loro incarico. Tra i ragazzi che concludono il loro ultimo giorno con un video – racconta il Financial Times – c’è una giovanissima scioccata e con le lacrime agli occhi che si riprende dopo aver appena premuto Invia su un’e-mail in cui informa il capo che sta per dimettersi. A che categoria appartengono quelli che si riprendono? Principalmente sono operatori tecnologici e insegnanti ma molti anche operai. La stragrande maggioranza sono donne.

Il tranello ai manager

I lavoratori che realizzano le clip in genere si filmano durante le videochiamate e i manager dall'altra parte non sanno di essere registrati. Molti sono all'interno del luogo di lavoro. Una clip di nove secondi, mostra un ristorante McDonald's vuoto, presumibilmente dopo che tutti i dipendenti sono stati licenziati in massa. Un altro, di tal Ktal ennyMan DMV - che non fornisce il suo vero nome - lo mostra nella sua uniforme blu Walmart mentre dice con rabbia al suo manager che non impilerà più gli scaffali prima di andarsene.

Esiste il rischio che i dipendenti possano essere contestati per riprese nascoste? Sicuramente ma la maggior parte degli utenti di TikTok non sembra preoccupata che l’azienda possa intentare una causa legale. Anzi. Questa indifferenza riflette la cultura della Gen Z: mostrare risposte personali e spesso emotive per mostrare “autenticità” e farsi carico di situazioni che causano ansia o stress. Non solo. Mostra una mancanza di rispetto per il tipo di legami e gerarchie aziendali. Gli effetti dei video si fanno già sentire nelle aziende tecnologiche e nel settore delle risorse umane.

Le aziende ora licenziano per mail

Dirigenti, avvocati specializzati in diritto del lavoro e società di ricollocamento non vogliono diventare il bersaglio di un TikTok virale. E si sono fatti furbi. Lindsay Witcher, amministratore delegato globale della società di outplacement Randstad RiseSmart, spiega che alcune organizzazioni stanno prendendo le distanze dal processo di licenziamento o inviando avvisi per iscritto per evitare potenziali rischi reputazionali.

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