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Il governo Biden porta in tribunale Apple: “Violate le leggi Antitrust sugli iPhone”

La replica dell’azienda: “Azione sbagliata, precedente pericoloso”
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MILANO – Apple ha violato le leggi antitrust, creando un monopolio nel settore degli smartphone. Perciò l’amministrazione Biden le ha fatto causa, insieme a 16 stati e il District of Columbia, cioè Washington. Forse la resa dei conti più drammatica nel settore tecnologico, dai tempi delle sfide con Microsoft negli anni Novanta. Cupertino ha risposto che la causa «è sbagliata sul piano fattuale e legale», promettendo di difendersi con tutte le sue forze. Per una strana combinazione di interessi, l’inchiesta era stata aperta dall’amministrazione Trump e portata in tribunale da Biden. Una rara convergenza di interessi bipartisan che preannuncia una battaglia lunga e complicata.

La causa di 88 pagine è stata presentata nel distretto del New Jersey e accusa la compagnia fondata da Steve Job…

MILANO – Apple ha violato le leggi antitrust, creando un monopolio nel settore degli smartphone. Perciò l’amministrazione Biden le ha fatto causa, insieme a 16 stati e il District of Columbia, cioè Washington. Forse la resa dei conti più drammatica nel settore tecnologico, dai tempi delle sfide con Microsoft negli anni Novanta. Cupertino ha risposto che la causa «è sbagliata sul piano fattuale e legale», promettendo di difendersi con tutte le sue forze. Per una strana combinazione di interessi, l’inchiesta era stata aperta dall’amministrazione Trump e portata in tribunale da Biden. Una rara convergenza di interessi bipartisan che preannuncia una battaglia lunga e complicata.

La causa di 88 pagine è stata presentata nel distretto del New Jersey e accusa la compagnia fondata da Steve Jobs di aver violato la Section 2 dello Sherman Antritrust Act, portando «prezzi più alti e meno innovazione». Il documento afferma che «ogni passo nella linea di condotta della Apple ha costruito e rafforzato il fossato attorno al monopolio degli smartphone». Il segretario alla Giustizia Garland, annunciando l’iniziativa, l’ha giustificata così: «Apple mina app, prodotti e servizi, che altrimenti renderebbero gli utenti meno dipendenti dall’iPhone». Quindi ha aggiunto che «ha mantenuto il suo potere non a causa della propria superiorità, ma del suo comportamento illegale di esclusione».

Cupertino ha risposto così: «Questa causa minaccia chi siamo e i principi che distinguono i prodotti Apple in mercati fortemente competitivi. Se avesse successo, ostacolerebbe la nostra capacità di creare il tipo di tecnologia che le persone si aspettano da noi, dove hardware, software e servizi si intersecano. Costituirebbe anche un pericoloso precedente, dando al governo il potere di esercitare un ruolo pesante nella progettazione della tecnologia per le persone».

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La lista delle accuse è lunga e già abbastanza nota tra clienti e addetti ai lavori. Si va dalla difficoltà di scambiare messaggi con utenti di altri sistemi, alle limitazioni imposte allo sviluppo delle app concorrenti, partendo dalla “Super App” che potrebbe metterle tutte insieme. Quindi si lamenta che Apple Wallet sia l’unica app dell’iPhone abilitata ad usare il chip NFC, impendendo ai concorrenti di creare sistemi alternativi di pagamento tap-to-pay. Cupertino in sostanza ostacola i rivali e cerca di intrappolare i clienti, procurandosi così gli enormi vantaggi economici che le hanno consentito di diventare un’azienda del valore di 2,7 trilioni di dollari. La compagnia risponde che non è vero. Le limitazioni, se ci sono, servono solo a garantire sicurezza degli utenti e qualità superiore dei prodotti offerti.

La causa conferma la determinazione dell’amministrazione Biden a mettere in riga i colossi digitali, anche perché viene dopo quelle già presentate contro Google, Meta e Amazon.

Il presidente è andato alla Casa Bianca con la promessa di sanare le disuguaglianze che penalizzano la classe media e bassa, e pretendere l’equità legale e fiscale dalle grandi corporation è una parte irrinunciabile del suo programma. Le inchieste però erano iniziate nel 2019, quando era presidente Trump, perché lui considera la Silicon Valley un nemico politico e da leader populista si schiera contro. Un corto circuito istituzionale che promette di complicare la difesa della Apple.

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