Confindustria archivia Gozzi, duello Garrone-Orsini per conquistare i suoi voti
di Diego Longhin , Filippo SantelliDa tempo il parcheggio di Viale dell’Astronomia non era così pieno. Auto scure, grosse cilindrate, conducenti in attesa. Ieri non si votava ancora, l’appuntamento per scegliere il nuovo presidente è il 4 aprile, ma i 185 imprenditori del consiglio generale di Confindustria si sono presentati al gran completo a Roma per la riunione che lancia la volata. All’ordine del giorno c’erano i discorsi programmatici dei due candidati ammessi al voto, cioè il presidente del gruppo delle rinnovabili Erg Edoardo Garrone e l’imprenditore del legno Emanuele Orsini, vicepresidente uscente. Ma il blindatissimo consiglio — vietato perfino agli stretti collaboratori — è stato anche il redde rationem tra il terzo rimasto fuori dalla finale, Antonio Gozzi, e i saggi che non lo hanno ammesso. Una decisione a cui il presidente di Federacciai dice di non volersi rassegnare e destinata a lasciare strascichi velenosi: è tra gli “orfani” di Gozzi e tra gli indecisi che Garrone e Orsini dovranno cercare nelle pr…
Da tempo il parcheggio di Viale dell’Astronomia non era così pieno. Auto scure, grosse cilindrate, conducenti in attesa. Ieri non si votava ancora, l’appuntamento per scegliere il nuovo presidente è il 4 aprile, ma i 185 imprenditori del consiglio generale di Confindustria si sono presentati al gran completo a Roma per la riunione che lancia la volata. All’ordine del giorno c’erano i discorsi programmatici dei due candidati ammessi al voto, cioè il presidente del gruppo delle rinnovabili Erg Edoardo Garrone e l’imprenditore del legno Emanuele Orsini, vicepresidente uscente. Ma il blindatissimo consiglio — vietato perfino agli stretti collaboratori — è stato anche il redde rationem tra il terzo rimasto fuori dalla finale, Antonio Gozzi, e i saggi che non lo hanno ammesso. Una decisione a cui il presidente di Federacciai dice di non volersi rassegnare e destinata a lasciare strascichi velenosi: è tra gli “orfani” di Gozzi e tra gli indecisi che Garrone e Orsini dovranno cercare nelle prossime due settimane i voti per vincere, in un duello che si annuncia tra i più tirati mai visti.
La resa dei conti
Ieri intanto la tesissima resa dei conti. Perché anche Gozzi sosteneva di aver superato, certificandolo, il 20% di consensi che qualifica di diritto per il voto finale, ma in consiglio i tre saggi nominati per gestire la designazione hanno dato numeri molto diversi: i consensi erano solo il 13,36%, e anche considerando quelli arrivati oltre i termini e senza delibere formali restavano sotto il 16. Lontani dalla soglia chiave e da quelli dei due avversari “promossi”. Gozzi ha replicato lamentando come regole (oggettivamente) vaghe siano state usate contro di lui con “formalismo”, una scelta politica. In un discorso apparso misurato ha detto che esplorerà ogni strada interna contro la decisione. Ma fuori, ai cronisti, ha lasciato intendere che neppure la via esterna, un ricorso alla magistratura, è escluso: «Vedremo».
Dove andranno i “gozziani”
Sarebbe un terremoto per Confindustria, dopo una campagna già piena di fango e spaccature. Anche per questo molti ritengono che Gozzi, dopo essersi già rivolto ai probiviri senza successo, cederà, nonostante la combattività del suo primo sostenitore, l’ex presidente Antonio D’Amato. Se sarà così, la domanda è come si redistribuiranno i consensi che aveva raccolto a Brescia, Bergamo, Treviso e tra varie associazioni. Tre le ipotesi che rimbalzano. La prima dice che l’ostilità nei confronti di Garrone e il suo grande sponsor Emma Marcegaglia, che lo ha spinto in campo quando Gozzi si era già lanciato, porterà molti verso Orsini. La seconda che il 4 aprile nel segreto dell’urna la maggiore caratura imprenditoriale di Garrone, appoggiato da territori forti come Assolombarda e Piemonte, prevarrà. La terza che con il passare dei giorni subentrerà la logica della convenienza, in un gioco di apparentamenti con chi offrirà vicepresidenze o poltrone di peso. Logica che vale anche per il 20-30% di categorie e territori — molti al Sud — che non si sono ancora schierati.
Duello di programmi, e di stili
Ieri in consiglio i duellanti hanno esposto i loro programmi di rilancio di Confindustria, con una differenza di piglio molto notata: Garrone leggendo uno scritto, Orsini a braccio. Nei contenuti ci sono punti comuni: il rafforzamento a Bruxelles (a cui Garrone vuole dedicare una vicepresidenza), della struttura interna (entrambi dovrebbero reclutare un nuovo direttore generale), dell’ufficio studi, una riforma della rappresentanza e del sistema elettorale. I due campi già fanno filtrare nuovi numeri, attribuendosi un vantaggio, ma — cosa significativa — risicato. E scritto sulla sabbia, visto che si vota a scrutinio segreto. Il supporto per Garrone è molto radicato a Nord, e su di lui sono confluiti i (pochi) voti di Marenghi, altro vice che si è ritirato dalla corsa, mentre Orsini ha il nocciolo duro nella sua Emilia, in Toscana, nel Lazio e consensi diffusi. Ha ricevuto un pesante endorsement da parte dell’ad di Intesa Messina, con cui ha collaborato come vice con delega al credito.
Il peso dello Stato
Conteranno molto anche i voti delle partecipate, e quindi eventuali indirizzi del governo azionista, a cui farebbe comodo un interlocutore conciliante in Viale dell’Astronomia. Finora il mandato è stato di neutralità, con Eni ed Enel che sembrano pendere verso Orsini e Leonardo verso Garrone, ma in circostanze informali alcuni ministri come Tajani e Urso hanno espresso apprezzamento per Orsini. Il 4 aprile l’industria di Stato sceglierà e potrà essere decisiva.