TORINO – “Bisogna riconquistare la rappresentatività dell’industria italiana. Serve un vero imprenditore, credibile”. Parola di Alberto Bombassei, presidente emerito di Brembo, già numero uno di Federmeccanica, due volte vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali, prima con Montezemolo e poi con Marcegaglia, e poi candidato alla guida di viale dell’Astronomia, battuto di misura da Giorgio Squinzi.
Bombassei, siamo a metà del tortuoso percorso che porterà ai rinnovo della presidenza di Confindustria. Cosa serve oggi all’associazione che rappresenta gli industriali italiani?
“Una cosa soprattutto: riconquistare la rappresentatività dell’industria italiana. Dalla piccola che è l’ossatura del nostro Paese, ai distretti che sono la nostra caratteristica di resilienza, fino alle purtroppo non molte grandi industrie multinazionali. Queste ultime devono però saper ispirare la crescita e l’innovazione di processi e prodotti dell’intera manifattura italiana”.
Quali sono le tre caratteristiche che dovrà avere il futuro presidente?
“Statura e competenza, personale e di vero imprenditore, che lo renda credibile nei confronti delle istituzioni sia nazionali che europee. E poi la capacità di chiamare con se una squadra di presidenza altrettanto forte ed autorevole insieme ad un direttore generale che risponda in piena sintonia ai bisogni degli associati, che di Confindustria sono gli azionisti. Non da ultima, come terzo elemento, aggiungerei la provenienza da un settore di manifattura industriale che oggi è in transizione verso la digitalizzazione spinta dei processi”.
Insomma, Confindustria deve recuperare autorevolezza?
“Su questo punto sono in piena sintonia con Luca di Montezemolo: Confindustria si serve non si utilizza. La squadra di presidenza di Montezemolo, della quale ho fatto parte, è stata un bell’esempio in questo senso. Autorevolezza significa anche capacità di delega e nel controllo che la delega stessa raggiunga i risultati prefissati. Noi uomini e donne di aziende complesse facciamo questo ogni giorno in Italia e in giro per il mondo e siamo un possibile riferimento per chi come noi vuole crescere in un mondo sempre più sfidante. Le nostre aziende prima di diventare grandi sono state piccole”.
Molto dipende da cosa fa la politica. Come giudica le strategie industriali del governo Meloni?
“C’è una combinazione astrale che va ben utilizzata. I diversi ministeri chiedono ai settori industriali di che cosa hanno bisogno, sia in Italia che soprattutto in Europa, che oggi è la fonte di gran parte delle norme che poi applichiamo a livello nazionale. Nel mio settore ho apprezzato la sintonia che si è creata con il governo sul tema Euro 7 e su altri dossier, così come sul tavolo automotive, che è un approccio originale e probabilmente utile al Paese. Dobbiamo quindi affiancare con proposte concrete e fattibili il governo”.
Tornando a Confindustria, cosa pensa delle polemiche tra l’Associazione e il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, per la sua esclusione dalla corsa?
“Non parlerei di polemiche, ma di una legittima richiesta di maggiore chiarezza su decisioni così importanti come l’esclusione di un candidato forte e autorevole da una leale competizione per la presidenza. La nostra casa comune guadagna in autorevolezza tanto più è chiara e trasparente nei suoi processi decisionali, e su questo mi pare abbiamo parecchia strada da fare. Per essere chiari: in un consiglio di amministrazione di una nostra impresa, che è il corrispondente del Consiglio generale della nostra Confindustria, un’informativa e le spiegazioni ricevute ieri anche da me non sarebbero ritenute sufficienti per motivare decisioni importanti”.
In gioco sono rimasti due candidati, Edoardo Garrone ed Emanuele Orsini. Lei chi sceglie?
“Non mi esprimo personalmente, stimo e rispetto coloro che si mettono a disposizione dell’associazione. Credo però sia giusto ricordare che larga parte della manifattura italiana il proprio candidato lo ha indicato chiaramente e in maniera trasparente e secondo le regole stabilite. Ed è quello che ad ora è sparito”.