PagoPA, Forza Italia si schiera con banche e Antitrust: “Una gara per cederla”
di Giuseppe Colombo , Aldo FontanarosaROMA - Forza Italia va in soccorso del governo sul caso PagoPA, la piattaforma digitale per i pagamenti alla Pubblica amministrazione al momento proprietà del ministero dell’Economia al 100%.
La cessione di PagoPA a Poste Italiane per il 49% - senza una gara - è stata bocciata dall’Abi (dunque dalle banche) e soprattutto dall’Antitrust perché contraria alla libera concorrenza.
Questa vendita accelerata e spericolata a Poste è delineata nel decreto Pnrr (artefice il governo): un provvedimento ora all’esame della commissione Bilancio della Camera per la sua conversione in legge. Ed è qui, in commissione Bilancio, che Forza Italia prova a metterci una pezza.
I tre forzisti
Un emendamento dei deputati D’Attis, Cannizzaro e De Palma - tutti forzisti - v…
ROMA - Forza Italia va in soccorso del governo sul caso PagoPA, la piattaforma digitale per i pagamenti alla Pubblica amministrazione al momento proprietà del ministero dell’Economia al 100%.
La cessione di PagoPA a Poste Italiane per il 49% - senza una gara - è stata bocciata dall’Abi (dunque dalle banche) e soprattutto dall’Antitrust perché contraria alla libera concorrenza.
Questa vendita accelerata e spericolata a Poste è delineata nel decreto Pnrr (artefice il governo): un provvedimento ora all’esame della commissione Bilancio della Camera per la sua conversione in legge. Ed è qui, in commissione Bilancio, che Forza Italia prova a metterci una pezza.
I tre forzisti
Un emendamento dei deputati D’Attis, Cannizzaro e De Palma - tutti forzisti - va incontro proprio alle obiezioni dell’Antitrust. Il loro emendamento cancella il passaggio diretto del 49% di PagoPA dal ministero dell’Economia a Poste Italiane.
Al contrario, adesso l’emendamento ipotizza una procedura aperta. Permetterà alle banche e ai “prestatori di servizi di pagamento” di contendersi ad armi pari il 49% di PagoPA.
L’emendamento fa riferimento a quei “prestatori di servizi di pagamento” che si appoggiano proprio a PagoPA per indirizzare soldi alla Pubblica amministrazione, su mandato di famiglie o imprese debitrici.
La carica dei 409
Parliamo quindi di 400 banche e di altre 9 società. Tra queste 9 società, c’è anche Poste Italiane che certo non può essere esclusa dalla corsa a PagoPA.
Ma dovrà vedersela, senza favoritismi, con gli altri 408 soggetti. Tutti questi soggetti potranno presentare delle “manifestazioni d’interesse” per il 49% di PagoPA dopo aver preso atto di una prima valutazione economica della piattaforma.
La valutazione di PagoPA sarà contenuta in una “relazione giurata” che uno o più advisor di “adeguata qualificazione” produrranno su incarico del ministero dell’Economia.
Insieme con il Pd
Forza Italia presenta un secondo emendamento al decreto Pnrr, ancora più drastico. Cancella l’intera operazione immaginata dal governo e si limita ad autorizzare il passaggio del 100% di PagoPA dall’attuale proprietario (l’Economia) alla Zecca.
L’emendamento ha poche speranze di essere accolto proprio perché affonda la proposta dell’esecutivo; e perché è quasi identico a un emendamento del Pd, a firma Silvia Roggiani.
Il caso Ita Airways
A proposito di Pnrr, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si sfoga: “In Italia abbiamo preso una montagna di debito per fare il Pnrr. Bella cosa, ma è soffocata da un mix micidiale di burocrazia italiana e comunitaria. Riusciamo a scioglierli questi nodi? O l’Europa è solo capace di produrre montagne di regole che soffocano lo spirito imprenditoriale?”.