Ryzhenkov: “Tre mesi per sbloccare l’acciaieria a Piombino. E studiamo il dossier Ilva”
di Giovanni PonsSignor Yuriy Ryzhenkov, a due anni dall’inizio della guerra in Ucraina cosa sta facendo la Metinvest, il gruppo siderurgico che lei dirige?
"In tempi di guerra i maggiori sforzi sono dedicati al supporto del paese per la vittoria. Per la nostra società significa continuare a pagare le tasse, fornire aiuti umanitari e alle forze di difesa ucraine. Nonostante la perdita di due acciaierie e anche della più grande cokeria a Avdiivka, Metinvest rimane il principale datore di lavoro in Ucraina e il più grande sostenitore degli sforzi bellici ucraini. Finora abbiamo impiegato enormi risorse finanziarie in aiuti alle forze armate ucraine e umanitari ai nostri concittadini”.
Con quali risultati Metinvest ha chiuso il 2023?
"Abbiamo appena pubblicato i risultati finanziari del 2023, la perdita netta è di 118 milioni ma abbiamo stabilizzato l’attività e il flusso di cassa è positivo, il che significa che siamo tornati a marciare sulla strada giusta. E ciò è molto importante”.
Metinvest ha già du…
Signor Yuriy Ryzhenkov, a due anni dall’inizio della guerra in Ucraina cosa sta facendo la Metinvest, il gruppo siderurgico che lei dirige?
"In tempi di guerra i maggiori sforzi sono dedicati al supporto del paese per la vittoria. Per la nostra società significa continuare a pagare le tasse, fornire aiuti umanitari e alle forze di difesa ucraine. Nonostante la perdita di due acciaierie e anche della più grande cokeria a Avdiivka, Metinvest rimane il principale datore di lavoro in Ucraina e il più grande sostenitore degli sforzi bellici ucraini. Finora abbiamo impiegato enormi risorse finanziarie in aiuti alle forze armate ucraine e umanitari ai nostri concittadini”.
Con quali risultati Metinvest ha chiuso il 2023?
"Abbiamo appena pubblicato i risultati finanziari del 2023, la perdita netta è di 118 milioni ma abbiamo stabilizzato l’attività e il flusso di cassa è positivo, il che significa che siamo tornati a marciare sulla strada giusta. E ciò è molto importante”.
Metinvest ha già due stabilimenti in Italia ma si è impegnata per nuovi investimenti a Piombino. Quali sono i vostri piani?
"Innanzitutto vorrei esprimere la mia gratitudine all’Italia, sia alle istituzioni sia al popolo italiano per il sostegno che ci hanno dato in questo periodo difficile. Siete uno dei pochi paesi che sono stati al nostro fianco in ogni momento, incuranti delle diverse spinte politiche interne, anche più degli Stati Uniti. Metinvest ora si è impegnata a costruire una nuova acciaieria verde a Piombino attraverso un Accordo di programma con il ministro del Made in Italy, accordo che ha visto la collaborazione di tutte le istituzioni, a partire da Regione e Comune e che pensiamo di finalizzare nei prossimi tre quattro mesi in modo da avere un piano preciso di intervento”.
Che tipo di produzione farete a Piombino?
"Come è noto l’Italia è un importatore netto di prodotti siderurgici, per circa 6 milioni di tonnellate, e con la produzione che vogliamo avviare a Piombino potremmo ridurre in maniera importante questo deficit. Piombino sarà uno degli stabilimenti più avanzati a livello tecnologico e ambientale e per noi rappresenta un progetto pilota per i nostri futuri investimenti, anche in Ucraina se si potrà ricostruire qualcosa”.
L’ Azovstal produceva bramme (semilavorati ndr) che vendeva ai clienti italiani i quali poi sfornano il prodotto finito. Piombino avrà la stessa funzione di Azovstal?
"Avevamo in mente di costruire un impianto in Italia molto tempo prima dell'invasione e l'idea era di utilizzare le bramme e i semilavorati Azovstal per rilavorarli in Italia. Ora, sappiamo che Azovstal non c'è più, ma abbiamo ancora i nostri impianti per la produzione di minerale di ferro in Ucraina che producono minerale di ferro di alta qualità che può essere utilizzato per la produzione di DRI/HBI (preridotto) e l'idea è di costruire un impianto in Italia che utilizzerà i prodotti di minerale di ferro prodotti in Ucraina per la produzione di acciaio in Italia".
Gli acciaieri italiani sono infatti preoccupati per una possibile mancanza di rottame, materia prima essenziale, visto il potenziale assorbimento di Piombino.
"Capisco le preoccupazioni degli acciaieri italiani ma a guardare bene non c’è una mancanza di materia prima in Italia, c’è concorrenza, come altrove. La materia prima può arrivare anche via mare, ma come ho detto prima l’acciaieria di Piombino sarà rifornita dall’Ucraina. Al momento stiamo individuando la località dove installare l’impianto di DRI, sappiamo di non essere gli unici, anche altri acciaieri italiani stanno facendo la stessa cosa. Alcuni stanno pensando di installare impianti DRI fuori dall’Italia, in luoghi dove il costo del gas è minore. In ogni caso Metinvest contribuirà a questo processo fornendo materia prima agli impianti di DRI che verranno fatti in Italia così come la forniremo al nostro impianto di DRI che potrà essere costruito in Ucraina o da un’altra parte, e che poi fornirà le materie prime il preridotto a Piombino”.
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Alcuni acciaieri del nord Italia, però, continuano a comprare bramme russe a prezzi più bassi sostenendo che se non lo facessero dovrebbero chiudere gli impianti. E’ così?
"Ribadendo il mio ringraziamento per il supporto che ci state dando, devo però anche far notare che questa giustificazione non è totalmente onesta. Noi siamo produttori di roll (prodotto finito, ndr) in Italia, compriamo circa un milione di tonnellate di semilavorati per fare coils nei nostri stabilimenti ma neanche una tonnellata viene dalla Russia. Ci riforniamo sia in Italia, dalla Adi di Taranto, ma anche da altri produttori europei come ThyssenKrupp, Galati, o dall’americana U.S. Steel Kosice. E sul mercato più ampio anche dalla Cina e dal Brasile, continuando a essere profittevoli”.
Quindi per l’Italia che si oppone all’aggressione della Russia è un controsenso comprare acciaio che viene dalla Russia?
"Proprio così, è un po’ come spararsi in una gamba. Tra l’altro comprare semilavorati dalla Russia a prezzi scontati significa remare contro le produzioni di Piombino e di Taranto che sfornano gli stessi prodotti. Noi stessi come Metinvest stiamo comprando bramme da Taranto, e sappiamo che il governo italiano sta facendo di tutto per rilanciare la produzione e la redditività di quel sito produttivo. Non si capisce perché altri acciaieri italiani debbano comprarle dalla Russia”.
A proposito di Taranto, Metinvest è stata citata più volte dal ministro Adolfo Urso come uno dei possibili candidati a rilevare l’attività e gli stabilimenti dell’ex Ilva. Lo può confermare?
"Il ministro Urso ci ha chiesto di guardare anche a Taranto per un possibile intervento nel rilancio e noi abbiamo messo in piedi una task force dedicata per analizzare la situazione e gli scenari. Stiamo dando il nostro supporto fornendo materie prime a Taranto e anche tecnici e ingegneri che possono aiutare ad utilizzare al meglio le nostre materie prime, oltre a comprare semilavorati da Taranto. Detto questo in questo momento il nostro impegno principale è rivolto a Piombino. Ma continuiamo ad analizzare le modalità con cui Metinvest potrebbe essere coinvolta in maniera più profonda a Taranto anche se al momento non c’è alcun annuncio da fare al riguardo”.
E se entro la fine dell’anno il governo italiano rimetterà all’asta i siti della ex Ilva, Metinvest potrebbe partecipare?
"Dipende innanzitutto dai risultati della nostra due diligence, poi guarderemo alle condizioni del bando, ai suoi vincoli, al supporto del governo. Insomma ci sono molte cose da verificare prima che un gruppo come Metinvest si possa dire interessato a un investimento di questa entità. Al momento posso solo confermare che stiamo analizzando la situazione, che possiamo dare suggerimenti, che possiamo fare proposte, ma tocca al governo creare le condizioni per ulteriori passi. Inoltre sappiamo che un numero ristretto di altri gruppi del settore sta guardando alla ex Ilva, quindi si vedrà”.
Si può dire, secondo lei, che il rilancio di Taranto è molto importante non solo per l’Italia ma anche per l’intero mercato dell’acciaio, in particolare per quello europeo?
"Non mi sento nella posizione di affermare questo, quello che sentiamo dire da più parti e anche dal governo italiano è che la produzione di acciaio di Taranto è essenziale per l’economia italiana, e non ho elementi per dubitare ciò”
Per Piombino qual è la tabella di marcia?
"Se chiudiamo l’Accordo di programma per la metà di quest’anno potremmo iniziare a costruire gli impianti verso la fine del 2024 e poi ci vorranno 2-3 anni per completarlo. In una scansione ideale dovremmo iniziare a produrre a Piombino nel 2027”.
E’ vero che volete avviare una collaborazione tra l’Università di Metinvest e l’Italia per allargare il campo della cooperazione anche all’educazione e alla cultura?
"Sì, è vero, da due anni Metinvest ha la propria Università - il Metinvest Polytechnic - e all’inizio di aprile avremo i primi laureati. Inizialmente pensavamo all’Università come luogo per formare talenti nel settore siderurgico ma ora abbiamo pensato di allargare l’orizzonte allo sviluppo di giovani focalizzati sulla ricostruzione dell’Ucraina. Così stiamo cercando di creare connessioni e opportunità con altre università e con l’Italia, così ricca di scuole e di ingegneri di fama mondiale, stiamo esplorando la possibilità di una partnership per lanciare programmi educativi comuni”.