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Anima, il cda propone modifiche alla governance per favorire il Grieco bis. Critiche dai proxy

La Sgr da 192 miliardi di masse giovedì voterà due modifiche per indire le riunioni “solo a distanza” e agevolare la riconferma dell’attuale presidente. Iss consiglia i fondi di votare contro, Glass Lewis si limita alle critiche
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MILANO – Una Sgr quotata che investe 192 miliardi di euro di denaro dei clienti in altre società quotate dovrebbe essere un esempio di governance. Ma Anima Sgr, se giovedì 28 l’assemblea approverà le modifiche statutarie proposte dal cda, si doterà di due elementi di governance à la carte che sono in contrasto con il Codice di autodisciplina sul buon governo societario. Il primo consente al cda di riunire i soci «anche esclusivamente con mezzi elettronici, anche omettendo l’indicazione del luogo fisico di svolgimento della riunione». Un passaggio che recepisce le prassi di adunanza assembleare diffuse durante la pandemia: ma che ha trovato numerose critiche degli investitori istituzionali di tutto il mondo e delle loro associazioni, da sempre più propense alla modalità di convocazione “ibrida”, che consente di partecipare alle riunioni tra azionisti sia in remoto che dal vivo. Tra l’altro, la possibilità di partecipare anche – ma non “esclusivamente” con mezzi elettronici è una facolt…

MILANO – Una Sgr quotata che investe 192 miliardi di euro di denaro dei clienti in altre società quotate dovrebbe essere un esempio di governance. Ma Anima Sgr, se giovedì 28 l’assemblea approverà le modifiche statutarie proposte dal cda, si doterà di due elementi di governance à la carte che sono in contrasto con il Codice di autodisciplina sul buon governo societario. Il primo consente al cda di riunire i soci «anche esclusivamente con mezzi elettronici, anche omettendo l’indicazione del luogo fisico di svolgimento della riunione». Un passaggio che recepisce le prassi di adunanza assembleare diffuse durante la pandemia: ma che ha trovato numerose critiche degli investitori istituzionali di tutto il mondo e delle loro associazioni, da sempre più propense alla modalità di convocazione “ibrida”, che consente di partecipare alle riunioni tra azionisti sia in remoto che dal vivo. Tra l’altro, la possibilità di partecipare anche – ma non “esclusivamente” con mezzi elettronici è una facoltà prevista dall’attuale statuto di Anima.

Le manovre per favorire un bis della presidente Grieco

L’altra proposta di modifica espunge dai requisiti richiesti per la nomina di un presidente con status di “indipendente” il fatto che «sia stato amministratore della società o sue controllate per più di nove esercizi, anche non consecutivi, negli ultimi 12». Un principio chiaro: e che - guarda caso - toccherà Patrizia Grieco se nel 2026 ambisse a un secondo mandato come presidente “indipendente” di Anima. Grieco, dal 2021 anche presidente di Assonime che rappresenta tutte le società quotate italiane, fu già consigliere di Anima nel 2014, poi nel 2020 divenne presidente di Mps (tra i soci fondatori e che a tutt’oggi distribuisce prodotti di Anima sulla sua rete bancaria), mentre dal 2023 è presiedente di Anima. Iss, leader globale nei consigli di voto agli investitori istituzionali, il 12 marzo si è espressa contro le due proposte, scrivendo che «potrebbero limitare i diritti degli azionisti».

Proxy advisor spaccati, la parola ai grandi soci

Anche la sua rivale Glass Lewis le ha criticate, sostenendo: «In aderenza al Codice di autodisciplina riteniamo che una permanenza nel board superiore ai nove anni possa compromettere l’indipendenza di un amministratore, e un presidente indipendente è più qualificato per supervisionare i membri esecutivi e promuovere i diritti degli azionisti». Ciononostante Glass Lewis ha esortato i clienti ad appoggiare le modifiche proposte dal cda, con l’argomento che comunque non avranno un impatto rilevante sulla governance di Anima. Giovedì toccherà ai soci decidere se i principi di governance, e la congruità al Codice che li contiene ed enuncia, contino ancora. I maggiori azionisti di Anima sono Banco Bpm (al 21,7%), Poste Italiane (11,6%), Fondo strategico italiano (9,4%), Caltagirone (3,3%), poi la fetta che riguarda il “mercato” e gli azionisti al dettaglio, con quasi il 50%.

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