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Gdo, Federdistribuzione: “Da sindacati sciopero irresponsabile”. E rilancia: “Da aprile anticipo aumento in busta paga”

(ansa)
Ma la Filcams Cgil replica: “Non siamo stati noi a rompere le trattative”. E anche l’Ugl annuncia lo sciopero per sabato 30. Guerra (Pd): “A fianco dei lavoratori”
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ROMA – E’ polemica all’indomani della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto della grande distribuzione organizzata. Federdistribuzione “ribadisce il rammarico per la rottura unilaterale della trattativa” da parte dei sindacati, “giudica immotivata e irresponsabile la proclamazione di una giornata di sciopero per il 30 marzo 2024”, e annuncia la decisione di “riconoscere ai propri lavoratori un aumento di 70 euro lordi (riparametrati al IV livello) a decorrere dal prossimo mese di aprile a titolo di anticipo sui futuri aumenti contrattuali”.

L’organizzazione della grande distribuzione respinge anche l’accusa, lanciata dai sindacati, di aver preteso forme di "flessibilità incontrollata” nella definizione dei contratti a te…

ROMA – E’ polemica all’indomani della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto della grande distribuzione organizzata. Federdistribuzione “ribadisce il rammarico per la rottura unilaterale della trattativa” da parte dei sindacati, “giudica immotivata e irresponsabile la proclamazione di una giornata di sciopero per il 30 marzo 2024”, e annuncia la decisione di “riconoscere ai propri lavoratori un aumento di 70 euro lordi (riparametrati al IV livello) a decorrere dal prossimo mese di aprile a titolo di anticipo sui futuri aumenti contrattuali”.

L’organizzazione della grande distribuzione respinge anche l’accusa, lanciata dai sindacati, di aver preteso forme di "flessibilità incontrollata” nella definizione dei contratti a termine, e afferma di aver chiesto invece “solo una integrazione rispetto a quanto già previsto dalla legge”.

Ma intanto anche l’Ugl, dopo Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, annuncia lo sciopero per l’intera giornata il 30 marzo. Ieri Cgil, Cisl e Uil avevano annunciato la rottura delle trattative, motivandola con le richieste di Federdistribuzione di quasi liberalizzazione dei contratti a termine e per il rifiuto di un piccolo miglioramento sul part-time (il passaggio da 18 a 20 ore settimanale). Nel settore della grande distribuzione, e più in generale nel terziario, oltre un contratto part-time su due è subito, e non scelto, dai lavoratori.

"I duecentomila lavoratori della grande distribuzione attendono il rinnovo del Ccnl da oltre 4 anni ma la trattativa delle ultime ore - che avrebbe dovuto portare finalmente all'accordo - è saltata di fronte alle pretese di Federdistribuzione di introdurre ulteriori dosi di precarietà e dequalificazione dei lavoratori”, denuncia il segretario di Ugl Terziario, Luca Malcotti.

“Sono state Federdistribuzione e le imprese della cosiddetta distribuzione moderna organizzata ad aver rotto la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, non certo le organizzazioni sindacali», obietta il segretario generale di Filcams Cgil, Fabrizio Russo. L'offerta di Federdistribuzione di un incremento salariale, «peraltro mai chiaramente quantificato», ribadisce Russo, si affiancava «a un netto e sensibile peggioramento delle condizioni di lavoro degli oltre 240mila addetti impiegati nelle aziende affiliate”.
Sulle questione interviene anche la responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra: “Solleva grande preoccupazione la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale della distribuzione moderna organizzata, che lascia senza risposte 240 mila lavoratrici e lavoratori che attendono il rinnovo di un contratto scaduto da più di 4 anni. Viene chiesta - aggiunge - una ulteriore precarizzazione del lavoro, con una sempre più ampia estensione dei contratti a termine, anche oltre le previsioni di legge, e il sottoinquadramento per alcune funzioni. Precarietà, bassi salari, appalti (anche nelle forme similari della terziarizzazione e del franchising), si confermano come l'insieme perverso alla base della drammatica questione salariale che attanaglia il nostro Paese”.

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