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Superbonus, è già retromarcia. Il governo corregge il decreto per salvare i cantieri dei terremoti

(ansa)
Meloni e Giorgetti arrivano a un’intesa dopo un lungo confronto: ripristinate la cessione del credito e lo sconto in fattura nelle zone colpite dai terremoti del 2009 e 2016. Tetto di spesa a 400 milioni
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ROMA - Il governo pasticcia sul Superbonus. Stringe e subito dopo allenta. Dal Consiglio dei ministri che ha varato la tagliola “salva-conti” non sono passate neppure 48 ore quando Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti prendono atto di aver chiuso i rubinetti in modo troppo frettoloso.

I malumori dei governatori e dei sindaci “amici” delle zone colpite dai terremoti del 2009 e 2016 inondano le agenzia di stampa e puntano Palazzo Chigi con un messaggio minaccioso: il decreto che ferma la cessione del credito e lo sconto in fattura per il “Super sismabonus” mette a rischio la ricostruzione.

Un danno d’immagine devastante per la destra. E poi ci sono le spine dentro alla maggioranza, con Forza Italia che ha mal digerito il blitz in…

ROMA - Il governo pasticcia sul Superbonus. Stringe e subito dopo allenta. Dal Consiglio dei ministri che ha varato la tagliola “salva-conti” non sono passate neppure 48 ore quando Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti prendono atto di aver chiuso i rubinetti in modo troppo frettoloso.

I malumori dei governatori e dei sindaci “amici” delle zone colpite dai terremoti del 2009 e 2016 inondano le agenzia di stampa e puntano Palazzo Chigi con un messaggio minaccioso: il decreto che ferma la cessione del credito e lo sconto in fattura per il “Super sismabonus” mette a rischio la ricostruzione.

Un danno d’immagine devastante per la destra. E poi ci sono le spine dentro alla maggioranza, con Forza Italia che ha mal digerito il blitz in Consiglio dei ministri. Pronti, gli azzurri, a rovesciare il loro pressing in Parlamento, come hanno già fatto a dicembre, costringendo il governo ad approvare un decreto per strappare qualche mini-proroga.

La premier e il ministro dell’Economia si confrontano per tutto il giorno. Hanno idee diverse sulla “pezza” che serve a coprire l’errore di sottovalutazione, ma alla fine convergono sullo schema della deroga: le due opzioni cancellate saranno ripristinate. Tocca ai tecnici di Palazzo Chigi e del Mef mettere a punto l’equilibrio contabile per non sconfessare gli annunci di due giorni prima, quello dell’intervento emergenziale a tutela dei conti pubblici.

La sintesi dice che nelle aree colpite dai due terremoti si potranno continuare a cedere i bonus edilizi e a richiedere lo sconto in fattura. Ma è Giorgetti ad alzare una diga. Lo fa fissando un tetto di spesa di 400 milioni: non un centesimo in più, quest’anno, per finanziare il sostegno ai cantieri.

La maggior parte delle risorse, in tutto 330 milioni, finiranno nei Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che sono stati colpiti dal sisma otto anni fa. I restanti 70 milioni a L’Aquila e alle altre località abruzzesi che hanno ancora bisogno di finanziamenti dopo le scosse del 6 aprile 2009.

Sarà il commissario straordinario Guido Castelli ad assicurare "il rispetto del limite di spesa verificandone il raggiungimento ai fini della sospensione della deroga”, come si legge nella nuova versione del decreto pronto per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

Un compito non facile perché solo nelle zone del Centro Italia si stima che siano almeno 35 mila le unità immobiliari ancora da ricostruire.

E poi c’è l’incognita del posizionamento di FI quando il decreto passerà alle Camere per la conversione in legge. Anche le opposizioni insistono per ridurre la portata della stretta, escludendo gli enti del Terzo settore. Il Forum che li rappresenta lancia l’allarme: "Senza incentivi fiscali, mantenuti finora, la gran parte degli enti non sarà in grado di apportare alle strutture tutti quei miglioramenti fondamentali in ottica di sostenibilità ambientale e per il contenimento dei consumi energetici”. Il governo ha messo una “pezza”, ma il malcontento non si è spento.

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