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De Palo: “Dati Istat drammatici. Manca un progetto per la famiglia. La moda dei bonus non basta”

Gigi De Palo (a destra) con la premier Meloni e papa Francesco nel 2023 
Il presidente della Fondazione per la natalità si appella a tutte le forze politiche: “Fate presto”. E al governo Meloni: “Apra un tavolo sul quoziente famigliare”
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ROMA – «I numeri dell’Istat ci inchiodano. Se non facciamo nulla, condanniamo il Paese al default demografico». Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, invita tutte le forze politiche a unirsi: «La spesa per far ripartire le nascite non è un costo, ma un investimento».

Presidente, da destra a sinistra non c’è nessuno che nega l’emergenza.

«Ma così, senza un progetto e un obiettivo, è una presa in giro. Agli Stati generali sulla natalità di due anni fa si diceva che per evitare la catastrofe l’Italia doveva arrivare a 500 mila nuovi nati entro il 2033. Non si fa abbastanza».

Eppure il governo di destra aveva la famiglia al centro del suo programma elettorale, soprattutto il partito della premier.

«Fatico a capire come si procede. Navighiamo a vista. Ci sentiamo rispondere troppo spesso che si tratta di una questione culturale. Un alibi per non far nulla».

Gigi De Palo con la moglie e i figli …

ROMA – «I numeri dell’Istat ci inchiodano. Se non facciamo nulla, condanniamo il Paese al default demografico». Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la natalità, invita tutte le forze politiche a unirsi: «La spesa per far ripartire le nascite non è un costo, ma un investimento».

Presidente, da destra a sinistra non c’è nessuno che nega l’emergenza.

«Ma così, senza un progetto e un obiettivo, è una presa in giro. Agli Stati generali sulla natalità di due anni fa si diceva che per evitare la catastrofe l’Italia doveva arrivare a 500 mila nuovi nati entro il 2033. Non si fa abbastanza».

Eppure il governo di destra aveva la famiglia al centro del suo programma elettorale, soprattutto il partito della premier.

«Fatico a capire come si procede. Navighiamo a vista. Ci sentiamo rispondere troppo spesso che si tratta di una questione culturale. Un alibi per non far nulla».

Gigi De Palo con la moglie e i figli 

La decontribuzione per le mamme e l’assegno unico per i figli non bastano?

«L’assegno unico già c’era e andava migliorato. Invece è diventato un altro Reddito di cittadinanza, un aiuto per le famiglie in povertà. Non era nato per questo. Ora fa anche cumulo con l’Isee: la situazione è peggiorata. La decontribuzione e il congedo parentale poi sono solo per lavoratrici e lavoratori dipendenti. Per le partite Iva non c’è nulla. Andare avanti con i bonus significa inseguire le mode. Manca un progetto serio».

Il governo Meloni ha lasciato aumentare l’Iva su pannolini, latte e seggiolini. Delusi?

«In realtà ci aspettiamo che si compia una promessa della premier: il quoziente famigliare entro la legislatura. Ma finora non si è mosso nulla. Non è stato istituito neppure un tavolo di confronto. Ricordo che è anti costituzionale far pagare le tasse sul reddito senza tener conto del numero dei figli e quindi della reale capacità contributiva della famiglia. Applichiamo la Costituzione, lì c’è già la risposta alla denatalità».

Ma per il quoziente famigliare ci vogliono molti soldi. La coperta dei conti pubblici è corta.

«La spesa per far ripartire le nascite non è un costo, ma un investimento. In Italia si parla molto, forse troppo, di Superbonus e pensioni. In Europa, di green deal e riarmo. Ma per chi stiamo investendo tutti i soldi del Pnrr? Chiediamocelo. Siamo preoccupati per il futuro dei nostri figli. Mancano i giovani, le aziende non trovano manodopera, le scuole e la sanità crollano, non si sa chi ci pagherà la pensione».

Lei ha ideato e organizzato tre edizioni degli Stati generali della natalità. In due di queste c’era ospite il Papa, prima con Draghi e poi con Meloni. Qual è il messaggio di quest’anno?

«Torneremo a parlare di natalità, grazie ai dati dell’Istat. Ci appelliamo a tutti, alla maggioranza come pure all’opposizione, a fare presto. I figli sono la seconda causa di povertà in Italia. Se fai un figlio, diventi povero. Stiamo arrivando a un punto di non ritorno. Appuntamento il 9-10 maggio a Roma».

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