Nel supermercato del futuro senza casse: la spesa smart è “entri, prendi ed esci”
di Flavio BiniRHO (MI) – Lo dovevo capire subito che c’era qualcosa di strano: in nessun supermercato del mondo i sacchetti della spesa sono all’ingresso. Nessuno tranne questo. A Rho, nell’area dell’ex Expo e che oggi ospita all’interno del nuovo distretto dell’innovazione Mind anche EsselungaLab, si sperimenta la spesa del futuro. Che a prima vista somiglia in tutto e per tutto alla spesa tradizionale. Scaffali, prodotti, cartellini, cestelli e così via. Ma senza il bip dei prodotti che passano in cassa che fa da tappeto sonoro permanente in quasi tutti i supermercati del mondo. Qui la spesa funziona così: entri, prendi il normale sacchetto di carta, ci metti i prodotti, arrivi davanti a uno schermo, non scansioni niente, paghi ed esci. Fuori in 60 secondi, anche meno per chi ha fretta.
Il risultato è una sorta di Truman Show del carrello. Un supermercato vero, aperto anche al pubblico, con clienti veri, ma il cui scopo principale oggi è permettere di testare le tecnologie che un giorno potrebbe…
RHO (MI) – Lo dovevo capire subito che c’era qualcosa di strano: in nessun supermercato del mondo i sacchetti della spesa sono all’ingresso. Nessuno tranne questo. A Rho, nell’area dell’ex Expo e che oggi ospita all’interno del nuovo distretto dell’innovazione Mind anche EsselungaLab, si sperimenta la spesa del futuro. Che a prima vista somiglia in tutto e per tutto alla spesa tradizionale. Scaffali, prodotti, cartellini, cestelli e così via. Ma senza il bip dei prodotti che passano in cassa che fa da tappeto sonoro permanente in quasi tutti i supermercati del mondo. Qui la spesa funziona così: entri, prendi il normale sacchetto di carta, ci metti i prodotti, arrivi davanti a uno schermo, non scansioni niente, paghi ed esci. Fuori in 60 secondi, anche meno per chi ha fretta.
Il risultato è una sorta di Truman Show del carrello. Un supermercato vero, aperto anche al pubblico, con clienti veri, ma il cui scopo principale oggi è permettere di testare le tecnologie che un giorno potrebbero approdare negli store molto più grandi. Per capirsi: ci sono più telecamere, 100, che metri quadri calpestabili, 70. Come termine di paragone ce ne vogliono altri 40 di locali come questo per fare la dimensioni media di un Esselunga “normale”. Mille prodotti contro i 24 mila dei Superstore.
La prova sul campo
Per capire come funziona concretamente ho simulato una piccola spesa vera e propria: una busta di insalata, delle focaccine con le olive pesate al momento, una confezione di lamponi e una scatola di barrette al cioccolato. Non occorre far altro che prendere i prodotti e metterli in un cestello, in un sacchetto o persino addosso, a costo di sembrare un comune taccheggiatore. Una volta arrivati all’uscita il sistema riconosce autonomamente i beni acquistati e chiede soltanto il pagamento.
“L’idea è rendere la spesa frictionless, spiega Fabio Mutti, responsabile IT di Esselunga. Cioè rendere il più possibile trasparente il meccanismo di entro, prendo ed esco”. Dietro un risultato molto semplice operano però sistemi tecnologici molto avanzati. La rete di telecamere individua, ovviamente in maniera del tutto anonimizzata, il singolo cliente. Lo segue nelle sue mosse lungo la sua spesa. Rileva se prende o meno un prodotto dagli scaffali, senza però sapere quale. Qui agisce un secondo “livello tecnologico”. Gli scaffali “smart” contengono delle bilance di precisione che rilevano la rimozione del prodotto: in questo modo, dialogando con la telecamera, il sistema riconosce che il cliente X ha prelevato quel determinato tipo di prodotto. Arrivato alle casse quindi conosce già quali prodotti sono stati prelevati e non serve più alcuna scansione.
Il supporto umano
Automazione sì, ma fino ad un certo punto. Per fortuna. Nel piccolo store una persona in carne ed ossa si occupa del controllo delle scadenze, del rifornimento e dell’assistenza clienti. In sette giorni, da quando il supermercato è operativo a pieno con la nuova tecnologia, sono stati registrati oltre mille accessi, in un’area - Mind - che va detto è ancora lontana dall’essere uno scoppiante e caotico viavai di innovatori. “La cosa interessante di questo luogo è che abbiamo la fortuna di avere un laboratorio, di quelli che di solito sono “nascosti”, ma aperto sia alle diverse direzioni dell’azienda, sia a comuni clienti. Il bello è che qui possiamo sbagliare, osservare e correggere”, spiega Gianluca Ansaldi specialista It che si occupato in prima persona dell’implementazione del progetto.
Il futuro
Resta da capire se tutto questo concentrato tecnologico, un po’ test permanente un po’ mini-mini supermercato, sia destinato a restare confinato nell’area ex Expo o possa affacciarsi anche negli store più grandi. Parola d’ordine: prudenza. “Questo è prima di tutto un posto dove sperimentare e sbagliare. Se poi la cosa ci dovesse piacere e fosse scalabile la porteremmo su tutta la rete. Oggi ancora non lo è, visto che si tratta di una tecnologia ancora molto costosa”, sottolinea ancora Mutti. “Implementarla in un posto piccolo come questo è una cosa, in 190 negozi è impensabile. L’obiettivo è farci trovare pronti nel momento in cui la tecnologia dovesse diventare scalabile. E magari, nel giro di un anno, sperimentarla al di fuori da qui in un La Esse, gli store cittadini da 200-300 mq”.