Torino — La tensione è massima tra i due candidati rimasti in corsa per conquistare la presidenza di Confindustria, tanto da arrivare, alla vigilia del voto del Consiglio generale, a richieste che non rispetterebbero le regole base del percorso elettorale di Confindustria. Istanze, come quella del voto seduto senza una cabina elettorale che garantisca la privacy, che minerebbero in particolare la segretezza della preferenza dei 187 che domani, in viale dell’Astronomia, si ritroveranno per designare il candidato presidente che prenderà il posto di Carlo Bonomi.
È stato anche il numero uno attuale a dire «no» alla richiesta arrivata dall’emiliano Emanuele Orsini, uno dei suoi vice, classe 1973, imprenditore del legno con la sua Sistem Costruzioni e amministratore delegato di Tino Prosciutti, realtà nel campo alimentare. Un voto espresso senza cabina elettorale posizionata sul palco, distante dalla platea, ma al posto, renderebbe l’espressione delle preferenze più controllabile. Meglio la formula tradizionale: ogni consigliere verrà chiamato singolarmente per fare una “x” e indicare la sua scelta su una scheda cartacea prestampata, lontano da occhi indiscreti o semplicemente da quelli del vicino.
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La richiesta, che secondo lo staff di Orsini, sarebbe stata avanzata anche dall’altro contendente, Edoardo Garrone, il presidente del gruppo Egr, uno dei grandi nomi nel campo delle energie rinnovabili, e numero uno del Sole 24 Ore. Ma l’entourage dell’imprenditore ligure, classe 1961, sostiene di non aver mai avanzato un’istanza del genere. L’episodio, al di fuori del merito, indica a che livello è arrivato il confronto tra i due. C’è la paura che i voti possano scappare, anche da parte di chi mostra sicurezza, come lo staff di Orsini, che da settimane, sostiene ormai che il pallottoliere sia a suo favore, superando di gran lunga quota 100 voti. Di sicuro l’emiliano, che è stato anche presidente di Federlegno, negli ultimi giorni ha incassato almeno una quindicina di voti che arrivano dal candidato escluso dai saggi, Antonio Gozzi. Il presidente di Federacciai e di Duferco ai suoi sostenitori ha dato indicazione di votare per Orsini. E il 18 aprile, se sarà l’imprenditore emiliano del legno a presentare la sua squadra di vice in Consiglio generale, non mancheranno uomini vicino a Gozzi, come ad esempio Giuseppe Pasini di Feralpi. «Solo voti in libera uscita, nessun accordo», sottolineano però dallo staff di Orsini, quasi a minimizzare la questione. Anche perché è vero che delle preferenze domani arriveranno sicuramente dall’area che ha sostenuto il numero uno di Federacciai, ma non si tratta di voti blindati e c’è il rischio che il nome di Gozzi, ad una certa parte dell’elettorato di Orsini, soprattutto tra la piccola e media impresa, non piaccia. Meglio quindi allontanare l’idea di accordi stabili e del fatto che poi Orsini dovrà governare, di fatto, in tandem con l’area che ha appoggiato Gozzi.
Garrone invece non ha cercato accordi. «Sono qua per mia scelta», ha ripetuto più volte quando ha presentato il programma elettorale davanti al Consiglio. È convinto di arrivare fino in fondo e di essere davanti di qualche preferenza rispetto al rivale.
Le ultime associazioni territoriali indecise hanno cercato in queste ore di definire un orientamento tra i due competitor, non sempre riuscendoci. I sette voti di Federchimica dovrebbero andare a Garrone, mentre Farmindustria è divisa, come le associazioni di Brescia e Bergamo. Verona dovrebbe pendere verso il ligure delle energie rinnovabili, mentre Varese preferirebbe l’imprenditore del legno. Domani alle 11 si deciderà. Peseranno le assenze tra i 182, il voto a distanza non è ammesso, e il comportamento dei cinque, così da arrivare alla soglia dei 187, indicati da Bonomi.