“Ora l’Europa faccia investimenti comuni per difesa, energia e Intelligenza artificiale”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniCERNOBBIO — Al Forum Ambrosetti il clima è «più positivo» che negli ultimi anni: gli effetti della guerra in Ucraina, la crisi energetica e i picchi inflazionistici sembrano archiviati. Ma il presidente del Queens’College di Cambridge, Mohamed El-Erian, invita a mantenere la guardia alta. Il crescente abisso tra Europa e Stati Uniti, secondo l’ex numero uno di Pimco, nasconde ragioni che non bisogna sottovalutare. Mentre sull’eventuale arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, El-Erian smorza gli allarmi.
Com’è l’umore al Forum Ambrosetti?
«È più positivo che negli ultimi due anni. L’Europa ha attraversato lo shock economico molto meglio di quanto ci si aspettasse. E gli Usa stanno andando molto meglio delle attese».
Merito dei pacchetti di stimolo di Biden come l’Inflation reduction act?
«Certo, ma anche dell’aumento dell’immigrazione che ha spinto l’offerta mantenendo bassi i salari. E della spinta delle imprese e dei risparmi accumulati durante la pandemia dalle famiglie».
La German…
CERNOBBIO — Al Forum Ambrosetti il clima è «più positivo» che negli ultimi anni: gli effetti della guerra in Ucraina, la crisi energetica e i picchi inflazionistici sembrano archiviati. Ma il presidente del Queens’College di Cambridge, Mohamed El-Erian, invita a mantenere la guardia alta. Il crescente abisso tra Europa e Stati Uniti, secondo l’ex numero uno di Pimco, nasconde ragioni che non bisogna sottovalutare. Mentre sull’eventuale arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, El-Erian smorza gli allarmi.
Com’è l’umore al Forum Ambrosetti?
«È più positivo che negli ultimi due anni. L’Europa ha attraversato lo shock economico molto meglio di quanto ci si aspettasse. E gli Usa stanno andando molto meglio delle attese».
Merito dei pacchetti di stimolo di Biden come l’Inflation reduction act?
«Certo, ma anche dell’aumento dell’immigrazione che ha spinto l’offerta mantenendo bassi i salari. E della spinta delle imprese e dei risparmi accumulati durante la pandemia dalle famiglie».
La Germania è l’anello debole dell’Europa?
«Ciò che la Germania ci sta dicendo va ascoltato molto attentamente. Il modello di crescita europeo ha bisogno di essere riformato. La Germania è un’economia aperta, dipende dalle esportazioni, e l’automotive è trainante, e il mondo sta evolvendo in una direzione in cui questi due fattori diventano avversi. In più ha freno al debito che ne limita i margini di manovra. Ma il messaggio vero è che l’Europa preoccupa perché dovrebbe investire più in settori che conteranno in futuro per la crescita: nella tecnologia e l’intelligenza artificiale, nella biotecnologia, nella difesa e nell’energia sostenibile. E deve farlo al livello comunitario».
Però i paletti di Karlsruhe imbrigliano la Germania, il Patto di stabilità l’Europa: come possono essere coniugati con il bisogno di una maggiore spesa in difesa, nella transizione energetica e nella rivoluzione tecnologica?
«L’Europa, più di ogni altro Paese o continente, ha bisogno di partnership intelligenti tra pubblico e privato».
Basterebbe?
«Può darsi. Ma dovranno essere definiti al livello comunitario».
Se Donald Trump vincesse le elezioni, ha già detto che imporrà dazi pesanti, del 10%, e persino più pesanti sulla Cina. Al Forum di Cernobbio il 40% degli imprenditori e manager teme effetti negativi sulle proprie attività.
«Vero. E la gente pensa subito al protezionismo. Ma quella misura sarebbe anche un generatore straordinario di entrate. Ne produrrebbe 300 miliardi di dollari».
Distruggendo il commercio globale.
«Certamente sarebbe un’enorme sfida al commercio globale. Ma le sfide sono tante. Siamo in un mondo frammentato, in cui le catene di valore si stanno ridisegnando. La globalizzazione come la conoscevamo finora cambierà».
Quindi lei non è troppo pessimista su Trump?
«Anteporrà gli Stati Uniti a tutto. Cercherà di aumentare la divergenza con il resto del mondo. Non ci si rende ancora bene conto di quanto gli Usa stiano crescendo già adesso. Ieri è uscito il rapporto mensile sull’occupazione: le attese erano di 200mila nuovi posti di lavoro, l’economia ne ha creati 303mila».
Un ambito in cui Europa e Stati Uniti non stanno divergendo è la politica monetaria. Ci si aspetta taglino i tassi sia la Fed sia la Bce. Ma ci si può fidare di questo calo di inflazione?
«L’inflazione sta scendendo più rapidamente in Europa che negli Usa. Ma ciò di cui nessuno parla è l’aumento dei prezzi del petrolio».
È tornato a 90 dollari.
«Esatto. E l’aumento da 80 a 90 dollari e avvenuto unicamente per l’attacco dell’ambasciata iraniana a Damasco da parte di Israele. La percezione è che sia stata superata una linea rossa, che il conflitto possa allargarsi. E quando vado in giro sento molta delusione per l’incapacità degli americani di contenere Israele. In termini di vite umane perdute, distrutte, di bambini uccisi, della completa distruzione di case e infrastrutture, guarderemo alle guerre in Ucraina e Israele con un totale senso di fallimento come esseri umani».