I bonus edilizi sopra i 200 miliardi. Allarme debito per il Def
ROMA - A Palazzo Chigi la cifra che fa sballare i conti la porta Giancarlo Giorgetti. Ma, ieri, Giorgia Meloni si aspettava che il ministro dell’Economia consegnasse un Def già completo, visto che al Consiglio dei ministri che dovrà dare via libera al documento sulla programmazione economica mancano solo pochi giorni. E, invece, il faccia a faccia tra premier e titolare del Tesoro si è trasformato in un’analisi nervosa su come limitare i danni.
A preoccupare è un numero con molti zeri: più di 200 miliardi. È il livello toccato dalla spesa per i bonus edilizi che include le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate relative alle cessioni del credito e agli sconti in fattura per i lavori del 2023.
I dati defi…
ROMA - A Palazzo Chigi la cifra che fa sballare i conti la porta Giancarlo Giorgetti. Ma, ieri, Giorgia Meloni si aspettava che il ministro dell’Economia consegnasse un Def già completo, visto che al Consiglio dei ministri che dovrà dare via libera al documento sulla programmazione economica mancano solo pochi giorni. E, invece, il faccia a faccia tra premier e titolare del Tesoro si è trasformato in un’analisi nervosa su come limitare i danni.
A preoccupare è un numero con molti zeri: più di 200 miliardi. È il livello toccato dalla spesa per i bonus edilizi che include le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate relative alle cessioni del credito e agli sconti in fattura per i lavori del 2023.
I dati definitivi arriveranno al Tesoro lunedì, ma lo sforamento della soglia psicologica mette già a rischio gli impegni sul debito per quest’anno.
Fino a qualche giorno fa, l’obiettivo era portarlo sotto il 140,1% del Pil, intorno al 139,8%, addirittura al 138% nelle previsioni dei tecnici più ottimisti. Pochi decimali in meno rispetto a quanto promesso a Bruxelles lo scorso autunno, anche se comunque in aumento rispetto al 137,3% del 2023 ricalcolato dall’Istat.
Ma il conto aggiornato del Superbonus, che si aggira intorno ai 150 miliardi, nonché delle altre agevolazioni, ha mandato tutto per aria. Ecco perché ieri Meloni e Giorgetti hanno preso atto che sarà molto difficile scendere sotto il 140%. Altro che mini-taglio: la risalita del debito potrebbe essere più forte di quella messa in conto e che si puntava a “mascherare”.
Il Def, così, fatica a prendere forma. Gli spazi di manovra saranno esigui, se non addirittura nulli: tra le ipotesi delle ultime ore c’è anche quella di far coincidere il quadro tendenziale, senza misure, con quello programmatico, che tiene conto degli impegni.
In questo modo la destra al governo darebbe un altro segnale di responsabilità all’Europa. Ma agli occhi degli investitori questa mossa potrebbe rivelarsi un boomerang: l’Italia potrebbe apparire come un Paese fermo, in attesa di capire a ottobre come mettere in piedi la legge di bilancio.
Le nuvole all’orizzonte sono già nere, per un Pil che rischia di restringersi rispetto alla previsione dell’1% ipotizzata dal governo. Proprio ieri la Banca d’Italia ha spento gli entusiasmi: quest’anno la crescita resterà modesta, con l’asticella del Pil che si fermerà allo 0,6%. Appena due decimali in più (0,8%) nella stima indicata come quella “metodologicamente corretta” per un confronto con le previsioni del Def.
Anche l’Europa non crede nell’ottimismo di Meloni e Giorgetti. "Le stime della Commissione parlano per l’Italia di una crescita dello 0,6-0,7% per quest’anno: le confermeremo o le correggeremo ma penso che, in linea di massima, le confermeremo attorno a metà giugno”, ha detto il commissario all’Economia Paolo Gentiloni dal Forum Ambrosetti di Cernobbio.
E poi c’è l’economia reale. Gli ultimi dati dell’Istat registrano una pressione fiscale in aumento: l’anno scorso le famiglie italiane hanno pagato 24,6 miliardi di imposte in più rispetto all’anno prima. Il risparmio è crollato al minimo storico, il potere d’acquisto è in discesa. Il prezzo da pagare per il governo sta lievitando.
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