Le imprese italiane affrontano un contesto difficile: alti tassi di interesse, rallentamento della crescita, ridefinizione delle catene del valore, frammentazione dei mercati globali. È infatti in corso una tripla transizione: digitale, climatica e geopolitica, a cui le nostre imprese non solo devono far fronte, ma da cui, se ben supportate, possono uscire con importanti vantaggi competitivi. Affinché ciò avvenga, l’Italia ha bisogno di più investimenti produttivi. Il made in Italy sta navigando queste avversità e cambiamenti meglio di altri sistemi industriali, ma se lasciato a sé stesso rischierebbe comunque nel tempo di rimanere indietro.
Il Piano Transizione 5.0 risponde a queste esigenze con ben 6,3 miliardi di euro per il biennio 2024-2025, una dotazione proveniente dalla rimodulazione del Pnrr. Approvato dall’Unione europea insieme al resto della rimodulazione a inizio dicembre 2023, e dal Consiglio dei ministri pochi giorni fa, per Transizione 5.0 ormai mancano solo i decreti attuativi del ministero delle Imprese e del made in Italy, che dovrebbero arrivare nelle prossime settimane. A breve, quindi, gli investimenti delle imprese potranno nuovamente contare su incentivi consistenti, che potranno contribuire a sostenere la crescita anemica di questi ultimi trimestri.
Transizione 5.0 si regge di fatto sue due pilastri essenziali: digitalizzazione e transizione verde. Per quanto riguarda la digitalizzazione, Transizione 5.0 è l’evoluzione delle misure che si sono susseguite dal 2015 ad oggi: super e iper-ammortamento e le successive modulazioni di Industria 4.0. Le imprese, indipendentemente da dimensione o settore, potranno ricevere un importante credito d’imposta per investimenti in macchinari e beni immateriali tecnologici. ?Sono quindi conservati i tratti principali che hanno reso le iterazioni passate di questo incentivo un successo: universalità, automatismo, focus sulla tecnologia. Gli investimenti incentivati abbracciano una vasta gamma di settori, dall’acquisto di beni materiali e immateriali alla promozione dell’auto-produzione di energia da fonti rinnovabili. Inoltre, sono presenti fondi per la formazione del personale, per accompagnare alle spese capitali quelle nelle competenze.
La principale novità rispetto al passato è l’attenzione all’efficienza energetica. Questa è conseguenza del fatto che parte dei fondi europei destinati a Transizione 5.0 appartengono a RePowerEu, il programma europeo per la sicurezza energetica introdotto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Per beneficiare dell’incentivo, le imprese dovranno quindi presentare una certificazione dei risparmi energetici che l’investimento è destinato a generare.
A risparmi maggiori corrisponderanno aliquote più generose per il credito d’imposta, favorendo target ambiziosi di efficienza energetica dei nuovi processi. Alcuni importanti aspetti saranno chiariti nei decreti attuativi (albo dei certificatori, criteri per l’incentivazione di nuove imprese e di nuove linee produttive, modalità dei controlli), ma l’impianto è chiaro: i nuovi investimenti produttivi dovranno privilegiare i risparmi energetici in modo da contribuire alla transizione ecologica.
Rispetto al passato la presenza di una certificazione ex ante è un passaggio ulteriore da effettuare per beneficiare dell’incentivo; è quindi fondamentale che i decreti attuativi lo rendano il più rapido e semplice possibile. Inoltre, la certificazione consentirà di concentrare le risorse sugli investimenti che migliorano effettivamente l’efficienza energetica, contribuendo a benefici tangibili nel medio-lungo periodo. Inoltre, facendo tesoro delle esperienze passate, sono previsti incentivi rinforzati per i pannelli fotovoltaici prodotti in Europa, in modo da contrastare la concorrenza di impianti da fornitori tecnologicamente meno affidabili e politicamente a noi lontani.
Nel complesso Transizione 5.0 è un’evoluzione benvenuta di Industria 4.0, che risponde alle sfide del momento per l’economia italiana. Sarà però necessario che imprese ne sappiano cogliere in tempi rapidi il significato e si affrettino a pianificare gli investimenti. I tempi sono ristretti, sono quelli del Pnrr, fino a metà 2026. Intanto lo strumento per affrontare la triplice transizione oggi esiste: quella digitale, grazie agli investimenti elegibili in tecnologia; quella climatica, grazie all’efficientamento e alla riduzione delle emissioni; quella geopolitica, grazie al contributo all’obiettivo dell’indipendenza energetica europea.
* Senior advisor Vitale & Co.