✕

Quei perfetti sconosciuti nel gotha del capitalismo italiano

Riservatissimi, ignoti al grande pubblico, titolari di gruppi con organigramma e perimetro molto difficili da disegnare: chi sono Pignataro e Devasini, le sorprese nazionali nelle classifiche di Forbes
2 minuti di lettura

Perfetti sconosciuti. O quasi. Nell’ultima classifica di Forbes sui super ricchi del mondo, ci sono due sorprese tra i miliardari italiani. Non al primo posto, dove domina saldo Giovanni Ferrero, né al terzo, dove sta Giorgio Armani, ma al secondo – occupato da Andrea Pignataro con un patrimonio stimato di 27 miliardi di dollari – e al quarto, appena fuori dal podio, con Giancarlo Devasini e i suoi 9,2 miliardi. Chi? Ecco, appunto, sono nomi pressoché ignoti al grande pubblico, ma anche il segno che l’economia tradizionale delle grandi famiglie e dei grandi marchi – tra i primi dieci italiani con maggior patrimonio personale ci sono anche Piero Ferrari, la signora Aleotti della Menarini, i coniugi Prada – sta cedendo il passo anche a figure della finanza che lavorano in settori non tradizionali e che avanzano in modo impetuoso e non sempre trasparente: le informazioni economiche per Pignataro e le criptovalute per Devasini.

Il riservatissimo dalla Borsa al fintech

Quella di Pignataro…

Perfetti sconosciuti. O quasi. Nell’ultima classifica di Forbes sui super ricchi del mondo, ci sono due sorprese tra i miliardari italiani. Non al primo posto, dove domina saldo Giovanni Ferrero, né al terzo, dove sta Giorgio Armani, ma al secondo – occupato da Andrea Pignataro con un patrimonio stimato di 27 miliardi di dollari – e al quarto, appena fuori dal podio, con Giancarlo Devasini e i suoi 9,2 miliardi. Chi? Ecco, appunto, sono nomi pressoché ignoti al grande pubblico, ma anche il segno che l’economia tradizionale delle grandi famiglie e dei grandi marchi – tra i primi dieci italiani con maggior patrimonio personale ci sono anche Piero Ferrari, la signora Aleotti della Menarini, i coniugi Prada – sta cedendo il passo anche a figure della finanza che lavorano in settori non tradizionali e che avanzano in modo impetuoso e non sempre trasparente: le informazioni economiche per Pignataro e le criptovalute per Devasini.

Il riservatissimo dalla Borsa al fintech

Quella di Pignataro, bolognese, ex trader di Borsa e poi imprenditore seriale nel fintech – e non solo – è una storia di crescita continua e ininterrotta da una ventina d’anni. Stabilitosi in Gran Bretagna, con la sua Ion sta facendo acquisizioni ininterrotte in settori dai nomi oscuri ai più, il cui denominatore comune è la raccolta e l’analisi dei dati per offrire servizi a banche e istituzioni finanziarie. Chi ha avuto a che fare con lui – segni particolari, riservatissimo – racconta delle sue indubbie capacità imprenditoriali, ma anche di una maniacale attenzione ai dettagli che lo porta a fare micromanagement su ogni aspetto del suo non piccolo gruppo.

Ion ha comprato circa 30 aziende in due decenni e in Italia sta conducendo una campagna acquisti senza sosta, che l’ha portata prima a conquistare Cedacri, che fornisce alle banche italiane i servizi per la loro operatività, poi le banche dati del Cerved che sono un giacimento di informazioni in base alle quali gli istituti di credito decidono se e come dare soldi ai propri clienti, e adesso – con molti ostacoli – punta a Prelios, ossia il maggior gruppo italiano che fornisce servizi di gestione di ogni genere per gli immobili che finiscono in mano alle banche.

Ma proprio Prelios si sta rivelando uno scoglio pericoloso nella navigazione rapidissima di Pignataro nei mari del fintech. La trattativa con il fondo Dk che controlla la società, presieduta da un nome noto della finanza come Fabrizio Palenzona, è avviata da ben più di un anno e però non riesce a concludersi. Non solo per problemi di prezzo, ma anche per una diffusa diffidenza politica – complice la struttura societaria dell’impero Pignataro, che si snoda fra società di diritto irlandese e lussemburghese – che ha portato Palazzo Chigi ad agitare lo spettro del “golden power”. Pericolo rientrato, a quel che è stato comunicato di recente, il via libera arriverà presto e così il riservato Pignataro («È un unicum», il misurato giudizio di Palenzona in un’intervista al Sole 24 Ore sul prossimo proprietario di Prelios) finirà di più sotto i riflettori.

Dalla chirurgia ai microchip

Ancora meno nota, ma per questo ancora più affascinante, la storia di Devasini, sessantenne torinese che dopo una laurea in Medicina e un esordio da chirurgo plastico, decide a metà degli Anni 90 di passare dal silicone usato in chirurgia a quello dei microchip: prima vendendo hardware e poi dedicandosi appunto alle criptovalute, mondo a cui si affaccia nel 2012. Il salto lo fa con Tether, una “stablecoin”, ossia una moneta elettronica che è ancorata al dollaro e con Bitfinex, che è il mercato dove si tratta proprio quella criptovaluta. Un lungo e non benevolo ritratto del Financial Times nel 2021 lo descrive come «uno dei più importanti attori sul mercato globale delle criptovalute», ma scava anche a fondo sul suo passato imprenditoriale, dandone un quadro che spesso non corrisponde alle dichiarazioni ufficiali. Nel ritratto si sottolineava anche come Devasini fosse un «personaggio riservato, che rifiuta di parlare con i grandi giornali e che ha una presenza online minima», ma fra le testimonianze a suo favore riportava anche quella di Sam Bankman-Fried, all’epoca amministratore delegato dei Ftx, grande operatore di criptovalute, e che a fine marzo è stato condannato a 25 anni di carcere per una frode che ha coinvolto migliaia e migliaia di investitori.

Leggi i commenti