✕

Superbonus, crediti fiscali in vendita. Banche e imprese cercano compratori

Per EY valgono 80 miliardi le agevolazioni già acquistate dagli istituti finanziari. Che ora puntano perlopiù a ricederle
3 minuti di lettura

A dicembre, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, bollava il Superbonus al 110% come “morfina di Stato” che ha creato una pericolosa moneta fiscale. Da lì l’ennesima stretta, annunciata proprio nei giorni scorsi, sul provvedimento che mirava a incoraggiare le ristrutturazioni edilizie e che nel 2023 ha spinto al 7,2% il rapporto tra deficit e Pil.

Per evitare nuove brutte sorprese sui conti pubblici, Giorgetti ha di fatto impedito lo sconto in fattura e la cessione dei crediti di imposta per i titolari delle vecchie “comunicazioni di inizio lavori” ritenute dormienti. L’obiettivo è quello di bloccare la circolazione della tanto temuta moneta fiscale, in sostanza delle detrazioni generate dalle agevolazioni. Tali crediti, secondo un’analisi di marzo di EY, valgono 108 miliardi (gli ultimi dati dell’Enea fissano a 114 miliardi le detrazioni maturate per lavori conclusi relativi al Superbonus).

A dicembre, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, bollava il Superbonus al 110% come “morfina di Stato” che ha creato una pericolosa moneta fiscale. Da lì l’ennesima stretta, annunciata proprio nei giorni scorsi, sul provvedimento che mirava a incoraggiare le ristrutturazioni edilizie e che nel 2023 ha spinto al 7,2% il rapporto tra deficit e Pil.

Per evitare nuove brutte sorprese sui conti pubblici, Giorgetti ha di fatto impedito lo sconto in fattura e la cessione dei crediti di imposta per i titolari delle vecchie “comunicazioni di inizio lavori” ritenute dormienti. L’obiettivo è quello di bloccare la circolazione della tanto temuta moneta fiscale, in sostanza delle detrazioni generate dalle agevolazioni. Tali crediti, secondo un’analisi di marzo di EY, valgono 108 miliardi (gli ultimi dati dell’Enea fissano a 114 miliardi le detrazioni maturate per lavori conclusi relativi al Superbonus).

Di questi 108 miliardi, 10-15 miliardi fanno riferimento a posizioni rilevate da società a partecipazione pubblica come Poste ed Enel. Ma la parte più sostanziosa di questa “torta”, per 75-80 miliardi secondo EY, va ricondotta alle banche, che almeno nelle prime fasi del Superbonus avevano acquistato a piene mani i “pacchetti” di crediti (a un prezzo scontato che, con un incentivo al 110%, faceva contenti tutti). Poi, però, l’introduzione di tutta una serie di paletti ha complicato e appesantito le procedure, fino all’ultima stretta. Oggi gli istituti puntano principalmente a trattenere le agevolazioni che possono portare in detrazione negli anni, in base alla propria capacità fiscale, e a liberarsi delle altre, cedendole.

Basti pensare a Intesa Sanpaolo, la banca più attiva sui bonus edilizi, che dall’avvio dell’incentivo a oggi ha acquistato crediti fiscali per 27,1 miliardi, oltre a «4,4 miliardi di contratti sottoscritti e ulteriori 5,7 miliardi in corso di acquisizione», spiega la relazione finanziaria del 2023 della banca. Al 31 dicembre scorso, però, Intesa aveva iscritto a bilancio posizioni per 20,1 miliardi, a seguito soprattutto di compensazioni e di ricessioni. Il gruppo, infatti, da mesi è impegnato a rivendere una parte dei crediti a terzi: a oggi tali operazioni hanno raggiunto 11 miliardi. Tra gli ultimi acquirenti ci sono alcune società partecipate dal Friuli Venezia Giulia, regione con cui Intesa ha sottoscritto un accordo.

Dove sono finiti i crediti fiscali collegati al Superbonus al 110%

A cedere i crediti possono essere le banche o direttamente le imprese. In molti casi, infatti, a causa delle regole sempre più rigide via via introdotte, le società di costruzioni si sono ritrovate in pancia agevolazioni fiscali, spesso acquisite col meccanismo dello sconto in fattura, difficilmente rivendibili e data l’entità nemmeno compensabili con le imposte. L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) è arrivata a stimare crediti incagliati per 30 miliardi.

EY, nell’analisi, ipotizza 15-25 miliardi di posizioni «in attesa di cessione». Per smaltire questa coda, la società di consulenza invita a guardare alla platea di grandi imprese che pagano le tasse in Italia e che godono di sufficiente spazio fiscale, con l’obiettivo di migliorare il proprio capitale circolante.

«Sul mercato primario - afferma Michele Thea, Partner di EY, Europe West Npe Leader - possono accadere due cose: le imprese titolari dei crediti di imposta li tengono, a patto di avere capacità fiscale, oppure li cedono. A comprarli possono essere banche o altri soggetti istituzionali ma soprattutto grandi società che pagano le tasse in Italia e con una adeguata capacità fiscale. Ecco che così i crediti fiscali diventano una asset class che può migliorare il capitale circolante sia delle imprese cedenti sia di quelle cessionarie. Più in generale, le grandi società potrebbero guardare con interesse anche al mercato secondario dei crediti, sempre nell'ottica di migliorare il circolante».

Un’alternativa per i gruppi edili, sempre secondo EY, è quella di cedere le posizioni a un veicolo apposito, in gergo finanziario Spv, nell’ambito di una operazione di cartolarizzazione.

Si è mossa così Unicredit, che al 31 dicembre aveva iscritto a bilancio crediti fiscali per 5,7 miliardi. Dal secondo trimestre del 2021, la banca spiega di avere «proceduto con l’acquisto indiretto di crediti d’imposta anche per il tramite di un veicolo di cartolarizzazione (Spv) italiano. Tali crediti d’imposta sono poi trasferiti e utilizzati per compensare le passività fiscali di Unicredit Spa». Inoltre dal 2023, «il gruppo ha sviluppato un nuovo modello di business che prevede la vendita dei crediti fiscali a parti terze», dopo avere acquistato le posizioni da altre società tramite il veicolo di cartolarizzazione. Insomma, la chiave di volta è incrociare la domanda e l’offerta di crediti fiscali: da una parte ci sono aziende o banche che intendono cedere le agevolazioni; dall’altra grandi gruppi che, acquistandole, possono trarre vantaggi riducendo il carico di imposte.

Leggi i commenti