✕

Il Def in bianco del governo. Niente numeri in attesa dell’Ue

(ansa)

Ascolta l'audio

Il Documento di economia e finanza esce oggi senza previsioni sull’impatto delle misure allo studio. Finora era successo solo con governi in uscita. L’opposizione: “Sono degli irresponsabili”. I bonus edilizi a 217 miliardi
2 minuti di lettura

ROMA - Un Def fotocopia o quasi di settembre. “Asciutto”, lo definiscono fonti di governo. L’azzardo della destra verso l’Europa e i mercati sarà palese oggi, quando il Consiglio dei ministri approverà il Documento di economia e finanza. Un testo monco, più che asciutto o leggero. Privo cioè delle politiche programmatiche dell’esecutivo. Notizia che fa fibrillare l’opposizione, sulle barricate contro il governo “irresponsabile” che non dà i numeri.

La premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti scelgono in effetti di non dire cosa faranno nei prossimi mesi (e anni), quale direzione prenderà l’economia italiana. Lo chiamano “regime transitorio”, dovuto alle nuove regole europee s…

ROMA - Un Def fotocopia o quasi di settembre. “Asciutto”, lo definiscono fonti di governo. L’azzardo della destra verso l’Europa e i mercati sarà palese oggi, quando il Consiglio dei ministri approverà il Documento di economia e finanza. Un testo monco, più che asciutto o leggero. Privo cioè delle politiche programmatiche dell’esecutivo. Notizia che fa fibrillare l’opposizione, sulle barricate contro il governo “irresponsabile” che non dà i numeri.

La premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti scelgono in effetti di non dire cosa faranno nei prossimi mesi (e anni), quale direzione prenderà l’economia italiana. Lo chiamano “regime transitorio”, dovuto alle nuove regole europee sul Patto di stabilità che non gli consentono di affinare le previsioni. Poi “entro il 20 settembre” si riapriranno i giochi. Con la presentazione a Bruxelles del nuovo “Piano fiscale-strutturale di medio termine”, in tempo “per la messa a punto della legge di bilancio”. E l’inevitabile trattativa con la Commissione europea per chiedere maggior deficit.

Un modo anche per prendere tempo. E non svelare il pasticcio sui conti. A pochi giorni dall’esame delle agenzie di rating sull’affidabilità dell’Italia può essere un boomerang. Non era mai successo, se non con i governi Gentiloni e Draghi, entrambi in uscita.

La colpa viene scaricata, oltre che sulle nuove regole Ue, anche sui bonus edilizi. La spesa per il Superbonus e gli altri incentivi avrebbe toccato la cifra record di 217-218 miliardi. "Un pesante impatto”, recita la velina dell’esecutivo.

Ieri l’Enea ha certificato che solo di Superbonus siamo passati dai 114 miliardi di fine febbraio a 122 miliardi di fine marzo. Contando anche gli altri sussidi, il totale è più alto di quasi cento miliardi. Di sicuro circa 40 miliardi aggiuntivi ai 176 raggiunti il 31 dicembre 2023, dato che era stato reso noto dal direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini.

Ecco perché il deficit dell’anno scorso, già rivisto al rialzo dall’Istat dal 5,3% al 7,2%, lieviterà ancora all’8-8,5%. E si scaricherà, da quest’anno in poi, per circa 30 miliardi all’anno sul debito pubblico, il ventre molle dell’economia italiana.

"Rispetteremo esattamente gli obiettivi della Nadef presentata lo scorso autunno per una questione di credibilità”, dice Giorgetti. “Se c’è qualcosa da correggere, la correggeremo. Ma non ci sarà alcuna manovra correttiva”. Non per ora. A giugno arriverà la procedura di infrazione Ue per il deficit eccessivo dello scorso anno. E non è detto che sarà già accompagnata da una richiesta di correzione.

Ma prima o poi - vedi leggi di bilancio - si farà, con l’avvio del nuovo Piano fiscale di aggiustamento concordato con la nuova Commissione europea. I numeri che oggi verranno ufficializzati nel Def, per quest’anno e i prossimi due, per forza di cose saranno molto vicini a quelli di settembre.

Il Pil in crescita all’1% anziché all’1,2%. Il deficit nei dintorni del 4,3% e al 3,6% l’anno prossimo. Il debito poco sotto il previsto 140,1%, forse al 139.8%, ma in crescita rispetto al 137,3% del 2023 ricalcolato dall’Istat. "Sostanzialmente siamo in linea”, rassicura Giorgetti. È il Def che galleggia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi i commenti