Economia

Arriva la legge sull’AI, i produttori di contenuti potranno negarli a Big Tech. E gli algoritmi entrano nel Codice penale

Il sottosegretario all'Innovazione Alessio Butti
Il sottosegretario all'Innovazione Alessio Butti (agf)

La prima bozza del Disegno di legge accentra a Palazzo Chigi strategia e supervisione della nuova tecnologia, attraverso Agid e Acn. Un bollino per rendere riconoscibili video a audio modificati. Solo 150 milioni di risorse effettive

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Molti principi, risorse limitate e qualche norma più concreta ma destinata a far discutere, come le disposizioni per tutelare i titolari dei diritti d’autore o quelle che aggiornano il Codice penale all’era di ChatGpt. E’ l’impressione che si ha leggendo una prima bozza ancora preliminare del Disegno di legge sull’Intelligenza artificiale del governo Meloni, che dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni – dopo qualche ritardo – in Consiglio dei ministri. E idealmente stimolare e orientare in modo “antropocentrico” lo sviluppo e l’applicazione in Italia della tecnologia che promette di cambiare tutto.

Palazzo Chigi guida e controlla

Una cosa chiara dalla lettura del testo è la volontà del governo – e in particolare del sottosegretario al Digitale Alessio Butti – di accentrare a Palazzo Chigi la governance dell’Intelligenza artificiale. Toccherà al dipartimento per l’Innovazione guidato dallo stesso Butti, sempre nei prossimi giorni, pubblicare una Strategia nazionale per l’AI, sulla scorta delle indicazioni fornite dal comitato di esperti, con obiettivi concreti che verranno poi aggiornati ogni due anni. Sarà lo stesso dipartimento a monitorarne l’attuazione. E le autorità competenti a vigilare sulla materia saranno due agenzie di nomina governativa, cioè l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) e l’Agenzia per la cybersicurezza (Acn): una decisione anticipata, permessa dall’AI Act europeo con cui la norma italiana deve integrarsi, ma contestata da chi auspica una vigilanza terza e indipendente, affidata a una autorità come per esempio il Garante per la Privacy. A Palazzo Chigi spetterà anche la vigilanza su una nuova Fondazione per ricerca, sperimentazione e adozione dei sistemi di AI, che dovrebbe essere una sorta di braccio operativo della strategia.

Ia e diritto d’autore

Un tema molto caldo, anche all’estero, è come tutelare i contenuti protetti da copyright utilizzati dalle grandi società di AI per addestrare i loro grandi modelli. Il Disegno di legge, nella bozza circolata in queste ore, aggiorna la legge del 1941 in materia con un capitolo dedicato, in sostanza applicando il concetto di “opt out” già contenuto nella norma europea: i produttori dei contenuti potranno “riservare” il loro utilizzo, cioè vietare che vengano estratti dalle aziende tecnologiche per addestrare i loro sistemi, anche se non viene specificato come. Se le aziende lo faranno comunque saranno passibili di una multa, e in ogni vaso dovranno esplicitare fonti e autori dei materiali che impiegano. L’efficacia di queste disposizioni andrà valutata nella pratica, ma uno degli obiettivi è spingere Big Tech a stringere con editori e altri produttori di contenuti accordi che prevedano un’adeguata compensazione.

Un bollino sui contenuti finti, algoritmi nel codice penale

Dalla lettura della bozza, il Ddl pare più sbilanciato sull’obiettivo della prevenzione dei rischi, che su quello dello sviluppo dell’AI. Con un approccio normativo che poco dovrebbe piacere alla comunità degli innovatori. L’articolo 23 parla di quello che volgarmente si potrebbe definire “bollino”, cioè un elemento o segno identificativo che tutti i fornitori di servizi televisivi e radiofonici dovrebbero applicare ai contenuti modificati o alterati – anche parzialmente – con l’IA. L’obiettivo è ovviamente quello di evitare manipolazioni volontarie o involontarie degli utenti, anche se non riguarda i social, dove si diffonde una grande quantità di contenuti falsi.

A proposito, l’ultima parte Disegno di legge prevede una nuova fattispecie di reato, il 612-quater, subito dopo quello sul “revenge porn”, per punire da uno a cinque anni di reclusione chi danneggia qualcuno attraverso la diffusione di “contenuti generati o manipolati artificialmente”. Non è l’unica parte del Codice penale in cui l’AI dovrebbe essere inserita, un segno dei tempi: il Ddl la rende anche circostanza aggravante comune e per una serie di reati specifici come la truffa, il riciclaggio, l’aggiotaggio. Una previsione discutibile, considerato il grado di maturità ancora molto basso della tecnologia. I minori di 14 anni potranno accedere alle applicazioni di IA solo con il consenso dei genitori.

Il sovranismo dei dati

Il testo fornisce dei principi per l’utilizzo di sistemi di IA all’interno del sistema sanitario o a supporto dell’attività dei tribunali. Ma la bozza contiene anche una disposizione – marcata come “proposta” e quindi da ancora da validare – per indirizzare le amministrazioni pubbliche a privilegiare servizi e fornitori di intelligenza artificiale che localizzano ed elaborano i dati critici in “data center posti sul territorio nazionale”. Dietro queste ipotesi si intuisce la volontà di spingere quante più aziende a dotarsi di infrastrutture in Italia, per attirare investimenti e per “accrescere la sovranità tecnologica della Nazione”. Ma pur facendo riferimento ai dati critici una norma di questo tipo appare poco compatibile con il mercato unico e con il fatto che le regole per la privacy sono europee.

Le risorse effettive: 150 milioni

Nei giorni scorsi si è più volte parlato, anche da parte della premier Meloni, di un miliardo che il governo avrebbe stanziato sull’AI. Nella bozza del Disegno di legge le risorse effettivamente stanziate si fermano a 150 milioni di euro (recuperate da altre poste di bilancio), con cui verranno sottoscritte delle quote di fondi di investimento in startup che si occupano di AI creati da Cdp Venture Capital. L’aspettativa del governo è che con la partecipazione degli investitori privati si possa arrivare a 600-800 milioni di euro, anche se ieri presentando il suo piano industriale Cdp Venture ha parlato di un miliardo per l’AI. Il miliardo a cui ha fatto riferimento Meloni sarebbe invece una posta diversa, dedicata non alle startup ma genericamente a progetti di Intelligenza artificiale. Non è chiaro al momento se e dove verrà stanziata.

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