Il governo: “Su PagoPA comanderà la Zecca dello Stato”
di Giuseppe Colombo , Aldo FontanarosaROMA – Poste Italiane sarà socio di minoranza dentro PagoPA e non potrà esercitare, peraltro, alcuna “influenza dominante sul governo della società”. Patti parasociali che riconoscessero una simile influenza sarebbero nulli.
Il governo Meloni corregge vistosamente il tiro su PagoPA, la piattaforma per i pagamenti alla Pubblica amministrazione per via digitale. La correzione di rotta prende forma con un emendamento governativo al decreto Pnrr, all’esame delle Camere per la conversione in legge.
Il progetto di fondo resta immutato. La proprietà di PagoPA passerà dal ministero dell’Economia a due nuovi soci: la Zecca dello Stato, che sarà in maggioranza, e Poste Italiane. Siamo di fronte, dunque, a una particolare forma di privatizzazione che procurerà delle entrate alle casse pubbliche.
Le obiezioni dell’Antitrust
Ma le obiezioni dell’Antitrust, garante della corretta concorrenza tra le imprese, inducono il governo a ridimensionare drasticamente il ruolo di Poste Italiane, che non dett…
ROMA – Poste Italiane sarà socio di minoranza dentro PagoPA e non potrà esercitare, peraltro, alcuna “influenza dominante sul governo della società”. Patti parasociali che riconoscessero una simile influenza sarebbero nulli.
Il governo Meloni corregge vistosamente il tiro su PagoPA, la piattaforma per i pagamenti alla Pubblica amministrazione per via digitale. La correzione di rotta prende forma con un emendamento governativo al decreto Pnrr, all’esame delle Camere per la conversione in legge.
Il progetto di fondo resta immutato. La proprietà di PagoPA passerà dal ministero dell’Economia a due nuovi soci: la Zecca dello Stato, che sarà in maggioranza, e Poste Italiane. Siamo di fronte, dunque, a una particolare forma di privatizzazione che procurerà delle entrate alle casse pubbliche.
Le obiezioni dell’Antitrust
Ma le obiezioni dell’Antitrust, garante della corretta concorrenza tra le imprese, inducono il governo a ridimensionare drasticamente il ruolo di Poste Italiane, che non detterà legge nella piattaforma di pagamento.
Il pallino sarà nelle mani del socio di maggioranza (la Zecca), che:
- esprimerà l’amministratore unico o l’organo delegato della nuova PagoPA;
- e avrà la maggioranza di un eventuale organo amministrativo collegiale.
L’organo delegato deciderà la “nomina e la revoca dei dirigenti con responsabilità strategica”. Lo stesso organo delegato – espressione della Zecca – sarà inoltre artefice delle “proposte di deliberazione” davvero decisive.
I rapporti con le banche
Sono le deliberazioni che toccano i rapporti tra PagoPA e tutti gli altri soggetti che si appoggiano a questa piattaforma di pagamento, a partire da circa 400 banche.
Siamo di fronte a uno snodo decisivo dell’operazione. Proprio l’Antitrust, garante della concorrenza, da tempo ha messo il governo in guardia da un rischio.
Fino a questo momento, Poste e le sue società satelliti (PostePay e LISPay) sono state semplici clienti di PagoPA. In pratica, si sono appoggiate a PagoPA per permettere a persone e imprese di pagare il dovuto alla Pubblica amministrazione.
Le discriminazioni
Se davvero avesse preso il comando di PagoPA – come il governo Meloni immaginava all’inizio – Poste avrebbe potuto discriminare gli altri soggetti che sono clienti di PagoPA, a partire proprio dalle banche.
Adesso l’emendamento del governo prova a ridurre al massimo il rischio di discriminazione. Tenta di assicurare parità di condizioni a Poste e alle banche, in base a principi di neutralità e imparzialità.
Una volta entrata nel capitale di PagoPA, inoltre, Poste Italiane non potrà sfruttare informazioni commercialmente sensibili su qualsiasi servizio la piattaforma assicuri.
Il governo, infine, conferma che il cambio di proprietà per PagoPA sarà comunicato (notificato) all’Antitrust, che dovrà valutarlo e autorizzarlo.