La Bce rinvia a giugno il taglio dei tassi: “Decideremo in base all’inflazione”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBERLINO – Qualche banchiere centrale avrebbe già preferito abbassare i tassi ieri, ma si è adeguato alla decisione dell’ampia maggioranza del consiglio direttivo della Bce. I tassi restano dunque ai massimi storici del 4% e per il primo taglio bisognerà aspettare giugno. Tutto dipenderà - ed è questa la chiave per comprendere la prudenza dei guardiani dell’euro - dai dati dell’inflazione di giugno. E dunque si sta realizzando ciò che gli analisti avevano già preconizzato da settimane: sarà probabilmente la Bce ad aprire le danze della fase ribassista delle maggiori banche centrali.
La Fed, “delusa” dalla persistente inflazione americana, che anche a marzo ha tenuto un ritmo del 3,5%, ha fatto sapere mercoledì che il taglio del costo del denaro slitta in avanti. A fronte di un andamento dei prezzi che nell’eurozona, invece, continua a calare: a marzo è sceso al 2,4%. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha voluto sottolineare che Francoforte “è guidata dai dati, non dalla Fed…
BERLINO – Qualche banchiere centrale avrebbe già preferito abbassare i tassi ieri, ma si è adeguato alla decisione dell’ampia maggioranza del consiglio direttivo della Bce. I tassi restano dunque ai massimi storici del 4% e per il primo taglio bisognerà aspettare giugno. Tutto dipenderà - ed è questa la chiave per comprendere la prudenza dei guardiani dell’euro - dai dati dell’inflazione di giugno. E dunque si sta realizzando ciò che gli analisti avevano già preconizzato da settimane: sarà probabilmente la Bce ad aprire le danze della fase ribassista delle maggiori banche centrali.
La Fed, “delusa” dalla persistente inflazione americana, che anche a marzo ha tenuto un ritmo del 3,5%, ha fatto sapere mercoledì che il taglio del costo del denaro slitta in avanti. A fronte di un andamento dei prezzi che nell’eurozona, invece, continua a calare: a marzo è sceso al 2,4%. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha voluto sottolineare che Francoforte “è guidata dai dati, non dalla Fed”.
L’altra grande differenza tra l’economia americana e quella dell’eurozona sta nella debolezza di quest’ultima, che rende più urgente un alleggerimento del costo del denaro, rispetto a quella oltreoceano. Il presidente americano Joe Biden resta comunque dell’idea che la banca centrale statunitense taglierà i tassi “prima della fine dell’anno”.
Gli analisti si aspettano a giugno un avvio “soft” della fase ribassista - 25 punti - ma Lagarde ha voluto puntualizzare che “non ci impegniamo preventivamente su un percorso preventivo dei tassi”. La presidente della Bce ha ammesso però che l’economia dell’area della moneta unica «è rimasta debole nel primo trimestre”. L’inflazione, secondo Francoforte, “ha continuato a ridursi, soprattutto per effetto di un andamento più contenuto degli alimentari e dei beni”.
Ma i tassi alti continuano a produrre ovviamente conduzioni di finanziamento restrittive che deprimono la domanda: “Le pressioni interne sui prezzi sono forti e mantengono elevata l’inflazione dei servizi”.
Lagarde ha precisato che qualche “ostacolo sulla strada” potrebbe determinare ancora una fluttuazione dei prezzi - il petrolio è risalito ad esempio la scorsa settimana a 90 dollari al barile dopo l’attacco israeliano contro l’ambasciata iraniana a Damasco - mentre indicatori recenti hanno mostrato che anche sul fronte dei salari non dovrebbero esserci grandi sorprese. Anzi, la numero uno dei guardiani dell’euro si aspetta “un’ulteriore moderazione” nella crescita dei salari. Se non ci saranno grandi sorprese, la Bce ritiene che ora “sarebbe appropriato” allentare il costo del denaro.
La presidente della Bce è intervenuta anche sul programma di acquisti dei titoli di Stato Tpi, il potenziale paracadute per Paesi in difficoltà. Se è vero che una delle condizioni per accedere al programma è quella di non essere in procedura d’infrazione per deficit eccessivo, è vero anche che "c’è un’altra condizione che sarà presa in considerazione”. Ossia, che il Paese non sia inadempiente sul piano del percorso di discesa del debito raccomandato da Bruxelles. Non sarà, insomma, un parametro solo a determinare l’uso del paracadute anti-spread.
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