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Export e investimenti, Tajani cerca il rilancio con la Cina. Mentre Bruxelles prova a bloccarla

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani (ansa)
Oggi a Verona il ministro vedrà il responsabile del Commercio cinese Wang, accompagnato da una cinquantina di imprese tra cui i campioni dell’elettrico Catl, Nio e Xpeng. Nel frattempo la Commissione annuncia una seconda indagine sulle pale eoliche made in China, dopo quella sulle vetture green
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ROMA – Mentre cresce l’allarme per il dominio delle aziende cinesi - iper sussidiate - nelle tecnologie verdi, e l’Europa apre una seconda indagine sulle pale eoliche made in China dopo quella sulle auto elettriche, l’Italia cerca un delicato rilancio delle relazioni economiche con Pechino. Relazioni “resettate” con l’uscita dalla discussa Via della seta di Xi Jinping.

Oggi a Verona il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che di questo “reset” è regista, accoglierà il ministro del commercio cinese Wang Wentao, per un incontro della Commissione economica bilaterale Italia-Cina, ora principale piattaforma di cooperazione tra i due governi. Quattro i settori al centro delle discussioni: alimentare, medicale, e-commerce e investimenti. La convinzione di Tajani –oggettiva – è che l’Italia e le sue aziende abbiano a Oriente opportunità da cogliere, anche in questa fase di tensioni geoeconomiche e nonostante le difficoltà economiche che l’economia della Repubblica popolare sta attraversando…

ROMA – Mentre cresce l’allarme per il dominio delle aziende cinesi - iper sussidiate - nelle tecnologie verdi, e l’Europa apre una seconda indagine sulle pale eoliche made in China dopo quella sulle auto elettriche, l’Italia cerca un delicato rilancio delle relazioni economiche con Pechino. Relazioni “resettate” con l’uscita dalla discussa Via della seta di Xi Jinping.

Oggi a Verona il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che di questo “reset” è regista, accoglierà il ministro del commercio cinese Wang Wentao, per un incontro della Commissione economica bilaterale Italia-Cina, ora principale piattaforma di cooperazione tra i due governi. Quattro i settori al centro delle discussioni: alimentare, medicale, e-commerce e investimenti. La convinzione di Tajani –oggettiva – è che l’Italia e le sue aziende abbiano a Oriente opportunità da cogliere, anche in questa fase di tensioni geoeconomiche e nonostante le difficoltà economiche che l’economia della Repubblica popolare sta attraversando.

Più export, per esempio in settori come l’agroalimentare (limitato dai protezionismi di Pechino) o la farmaceutica, con l’obiettivo di riequilibrare una bilancia commerciale fortemente in passivo. Ma anche più investimenti cinesi in Italia, ovviamente in settori non strategici per la sicurezza (ammesso che ne resti qualcuno). Tra le cinquanta aziende che accompagnano Wang - e venerdì parteciperanno a un business forum con quelle italiane - ci sono il campione delle batterie Catl e quelli di auto elettriche Nio e Xpeng, vari giganti del commercio elettronico come Alibaba o JD, oltre alle controverse leader degli apparati per le telecomunicazioni Huawei e Zte. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha detto che vorrebbe portare in Italia un secondo produttore automobilistico, e che ci sono interlocuzioni in corso anche con società cinesi.

Nel dialogo con Pechino ci sono però anche rischi notevoli, visto che la missione europea di Wang – che prima di arrivare in Italia ha fatto tappa a Parigi – nasce proprio per scongiurare la tagliola dei dazi sulle esportazioni cinesi, rassicurando i governi sull’apertura del mercato (sempre sbandierata, di fatto in diminuzione) e sulle opportunità di business nella Repubblica popolare. Il boom di export cinese non è frutto di sussidi – ha detto nella capitale francese – ma degli investimenti e del primato tecnologico delle imprese cinesi. Francia e Germania, mentre ne criticano più o meno duramente le pratiche commerciali scorrette e l’allineamento con la Russia di Putin, continuano a chiudere con Pechino accordi miliardari a beneficio delle loro aziende. La prossima settimana il cancelliere tedesco Scholz andrà in visita a Pechino da Xi con il solito codazzo di grandi imprese, fra un mese Macron accoglierà il leader cinese a Parigi. In fondo, dopo il pasticciaccio della Via della seta e un’uscita tutto sommato ordinata, l’Italia prova ora a percorrere lo stesso stretto sentiero, per alcuni realistico, considerata anche l’incognita Trump che incombe sui rapportiu transatlantici, per altri ambiguo. Può valere qualche frazione di Pil, ma anche indebolire i tentativi di Bruxelles di creare un fronte comune, europeo, in grado di condizionare davvero Pechino e di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione nelle filiere strategiche.

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