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La primavera delle cripto: da investimenti a infrastrutture della finanza

Quotazioni ai massimi, diffusione sempre più ampia. Ma l’ostilità dei regolatori per il Bitcoin & co. è ancora forte. Blockchain e “tokenizzazione”, la nuova stagione comincia da qui
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Per essere una rivoluzione incompiuta, il Bitcoin sta avendo un bel successo. La rivoluzione era quella annunciata dai primi adepti, secondo cui la criptomoneta avrebbe potuto rimpiazzare le valute tradizionali, dando vita a un sistema finanziario privo di autorità centrali. Oggi in pochissimi usano il Bitcoin per pagare, per limiti tecnici e pratici. Nel frattempo però è diventato per molti altri, anche in Italia, qualcosa di diverso: un investimento.

L’approvazione negli Stati Uniti dei primi strumenti ETF legati al valore del cripto-asset (dovremmo chiamarlo cripto “-attività” anziché “-moneta”), ha sancito l’ingresso nella finanza ufficiale, permettendo di investire in Bitcoin senza possederli. La svolta ha proiettato il prezzo al record di oltre 73 mila dollari, e reso Bitcoin l’ottavo asset per capitalizzazione davanti all’argento, 1.400 miliardi. L’halving in arrivo a giorni, cioè il dimezzamento dei nuovi Bitcoin messi in circolazione, meccanismo ideato dal misterioso creator…

Per essere una rivoluzione incompiuta, il Bitcoin sta avendo un bel successo. La rivoluzione era quella annunciata dai primi adepti, secondo cui la criptomoneta avrebbe potuto rimpiazzare le valute tradizionali, dando vita a un sistema finanziario privo di autorità centrali. Oggi in pochissimi usano il Bitcoin per pagare, per limiti tecnici e pratici. Nel frattempo però è diventato per molti altri, anche in Italia, qualcosa di diverso: un investimento.

L’approvazione negli Stati Uniti dei primi strumenti ETF legati al valore del cripto-asset (dovremmo chiamarlo cripto “-attività” anziché “-moneta”), ha sancito l’ingresso nella finanza ufficiale, permettendo di investire in Bitcoin senza possederli. La svolta ha proiettato il prezzo al record di oltre 73 mila dollari, e reso Bitcoin l’ottavo asset per capitalizzazione davanti all’argento, 1.400 miliardi. L’halving in arrivo a giorni, cioè il dimezzamento dei nuovi Bitcoin messi in circolazione, meccanismo ideato dal misterioso creatore Satoshi Nakamoto, ridurrà l’offerta e potrebbe spingere ancora le valutazioni, almeno nel lungo periodo.

Le quotazioni del Bitcoin

Tutto questo avviene mentre Sam Bankman-Fried, ex ragazzo prodigio delle cripto, viene condannato a 25 anni per le frodi legate alla sua Borsa di valori digitali Ftx. Un paradosso solo apparente: «Negli ultimi anni operatori non limpidi hanno approfittato della forza del fenomeno per creare business dubbi, e questo ha oscurato la forza sottostante del Bitcoin e della tecnologia blockchain», dice Christian Miccoli, che dopo aver lavorato alla digitalizzazione di grandi banche ha fondato e dirige Conio, una app-portafoglio per acquistare e custodire criptoattività. Il riferimento è anche alle tante “shitcoin”, “monete di sterco” lanciate sul mercato all’apice della mania e rivelatesi prive di valore. «Ora si è capito che il Bitcoin non è lo sterco del diavolo 2.0, ma un asset rispettabile che offre rischi e opportunità, e la domanda potenziale è ancora lontana dall’essersi espressa».

Su rischi e opportunità si litiga: tra chi ne sottolinea l’enorme volatilità, e chi lo considera in prospettiva una riserva di valore, sorta di “oro digitale”, data la sua strutturale scarsità. Ma i numeri del fenomeno in Italia confermano l’interesse: un’indagine dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano ha rilevato che l’11% della popolazione “connessa” possiede criptoattività, 3,6 milioni di persone, a cui si aggiunge un 20% intenzionato ad averne. L’adozione è più alta tra i giovani e si impenna tra i redditi più elevati. A fronte di questa domanda, le banche e le piattaforme di trading tradizionali che offrono ai clienti la possibilità di acquistarle si contano sulle dita di una mano (Hype di Banca Sella, Banca Generali), mentre la maggior parte degli utenti le compra su Borse specifiche (come Coinbase o Binance) e solo una minoranza tramite wallet, l’opzione più sicura.

Gli italiani e le criptoattività

A spiegare la ritrosia dei big del credito, insieme alla volatilità, è l’ostilità dei regolatori tutt’altro che superata. Negli Stati Uniti la Sec, l’autorità per i mercati, è stata costretta ad approvare gli ETF da una sentenza di tribunale, ma non abbandona la battaglia contro quelle che ritiene “securities”, contratti che ricadono sotto la sua giurisdizione, e le piattaforme che le trattano. In Europa la presidente della Bce Lagarde ripete che le cripto «sono basate sul nulla», raccontando che uno dei suoi figli ci ha perso parecchio; in Italia una comunicazione del 2022 della Banca d’Italia ha ribadito che «sono strumenti altamente rischiosi e speculativi, non adatti per la maggior parte dei consumatori come investimento o mezzo di pagamento».

«Siamo nel mezzo di una transizione in cui le norme cercano di adeguarsi allo sviluppo dell’ecosistema», spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano. L’ultima novità è l’approvazione del regolamento europeo Micar, che sarà pienamente in vigore a fine anno e fissa obblighi di trasparenza e vigilanza, introducendo più tutele per chi acquisisce criptoattività. «Potrà dare una spinta all’adozione - dice Portale - ma da solo non basta a fare chiarezza, perché si tratta di regole create per un sistema diverso, e molto dipende da come verranno applicate».

La posizione dei regolatori, Bankitalia e Consob, non è certo di apertura, sulla base di argomenti ragionevoli. Un secco no alle cripto come “-monete”, legata al rischio che minino la sovranità monetaria dei banchieri centrali. E una ferma critica alle critpo come “-investimenti”, legata alla tutela dei risparmiatori. La loro convinzione però è che si possa isolare e sviluppare un terzo aspetto, quello tecnologico, di cui riconoscono il potenziale: l’infrastruttura che sostiene le cripto, cioè il libro mastro distribuito chiamato blockchain, che promette velocità, tracciabilità e accessibilità; e la cosiddetta “tokenizzazione”, cioè la creazione di un doppio digitale di un valore o un contratto, che li rende programmabili, intelligenti. Quella che il fondatore di Blackrock Larry Fink, uno da ascoltare, ha definito il futuro della finanza. E la stessa Bce esplora con il progetto dell’euro digitale.

Ma la percezione degli operatori è diversa: cioè che prudenza e pesantezza regolatoria ostacolino investimenti e sviluppo. «L’euro digitale non è tokenizzato, cioè non è davvero programmabile», dice Miccoli. Diversamente dalle stablecoin - cripto legate a un asset stabile, come il dollaro - che si stanno affacciando sul mercato e promettono di superare il problema della volatilità. «Sta arrivando una grande innovazione che può rovesciare le gerarchie e se non sei veloce vieni colonizzato: la Google o la Amazon dei pagamenti rischiano di essere americane o asiatiche». Di Paesi come Dubai e Singapore, dove le regole sono minime, o di Regno Unito e Stati Uniti, dove si lascia il nuovo correre, magari troppo, e poi lo si insegue con i paletti.

Allo stato nessuno ha trovato la formula per separare il desiderabile - l’innovazione -, l’accettabile - speculazione e rischio -, e il vietato - truffe e utilizzi criminali. Ma mentre nel mondo si annuncia una nuova primavera di investimenti dopo il “cripto-inverno”, in Italia resta il freddo (e chi vuole comprare bitcoin o shitcoin, nonostante tutto, lo fa). I segnali sono molti: il fatto che la “sandbox”, lo spazio protetto gestito da Bankitalia e Mef dove le startup potrebbero sperimentare le loro applicazioni, resti deserto; la decisione di Cdp Venture di non considerare il fintech strategico; la ritrosia delle banche a sperimentare.

Ora il governo parla di una legge sulla blockchain, non è chiaro per fare che. Pensare che nell’industria globale delle cripto di Italia ce n’è: nelle sue parti più controverse e opache come Tether, il cui fondatore Giancarlo Devasini è appena entrato nella classifica degli italiani più ricchi, e in quelle più trasparenti come Algorand, protocollo ultra veloce creato dal guru dell’Mit Silvio Micali. «L’Italia era partita alla grande - dice Portale del Politecnico - ma ha rallentato. Il treno non è perso, ma il rischio c’è».

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