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Industria 5.0, il ritardo degli incentivi allarma le imprese

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso (ansa)
Per diventare operativi hanno bisogno di un decreto del ministero delle Imprese che specifichi i dettagli. Il ministero: sarà pronto a maggio. Ma intanto le aziende non possono programmare gli investimenti
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ROMA – L’attesa delle imprese, giorno dopo giorno, si è trasformata in preoccupazione. E ora sta diventando allarme. Con il piano Industria 5.0, il governo Meloni ha dedicato oltre 6,3 miliardi di euro del Pnrr, capitolo RepowerEu, ad incentivare la transizione energetica delle aziende. Risorse chiave per rilanciare investimenti che stagnano – tra incertezze economiche e tassi di interesse ai massimi –, accelerare le spese del Piano e dare una spintarella al Pil.

Il problema è che gli incentivi, che hanno ricevuto il via libera Ue a dicembre, sono entrati nel decreto Pnrr solo a inizio marzo, e hanno ancora bisogno per diventare operativi di un decreto del ministero delle Imprese che specifichi i dettagli operativi. Decreto che accumula altri ritardi. Dopo varie promesse mancate, il ministro Urso aveva assicurato sarebbe arrivato entro domani, quando a Padova terrà il primo di una serie di incontri con le imprese che in teoria dovrebbero servire a illustrarne i dettagli. Ma non sarà c…

ROMA – L’attesa delle imprese, giorno dopo giorno, si è trasformata in preoccupazione. E ora sta diventando allarme. Con il piano Industria 5.0, il governo Meloni ha dedicato oltre 6,3 miliardi di euro del Pnrr, capitolo RepowerEu, ad incentivare la transizione energetica delle aziende. Risorse chiave per rilanciare investimenti che stagnano – tra incertezze economiche e tassi di interesse ai massimi –, accelerare le spese del Piano e dare una spintarella al Pil.

Il problema è che gli incentivi, che hanno ricevuto il via libera Ue a dicembre, sono entrati nel decreto Pnrr solo a inizio marzo, e hanno ancora bisogno per diventare operativi di un decreto del ministero delle Imprese che specifichi i dettagli operativi. Decreto che accumula altri ritardi. Dopo varie promesse mancate, il ministro Urso aveva assicurato sarebbe arrivato entro domani, quando a Padova terrà il primo di una serie di incontri con le imprese che in teoria dovrebbero servire a illustrarne i dettagli. Ma non sarà così e dal ministero ora si rimanda la pubblicazione ai “primi giorni di maggio”, con il risultato di ridurre ancora i tempi per gli investimenti delle imprese, che vanno chiusi entro dicembre del 2025.

Industria 5.0 sta diventando insomma una grande corsa contro il tempo, l’ennesima di un Pnrr in ritardo cronico. Avere i criteri a maggio, sulla cui base definire i piani di investimento, significa per le imprese partire con i lavori non prima di fine anno. E significa anche che il prossimo anno si scaricherà sul mercato una grande domanda di prodotti “verdi”, per esempio i pannelli solari che le imprese dovrebbero montare per garantire l’autoconsumo. Già un mese fa in audizione Confindustria avvertiva che i tempi “ristretti” potrebbero provocare una strozzatura dell’offerta, con ritardi nelle forniture e aumenti dei prezzi.

A giustificare i tempi – dicono dal ministero – c’è un’oggettiva complessità. Vanno per esempio definiti nel dettaglio i criteri di risparmio energetico, che poi andranno certificati dalle imprese. Ma un ulteriore complicazione, proprio sui pannelli solari, l’ha aggiunta la volontà del ministro Adolfo Urso di far sì che le aziende non acquistino prodotti cinesi – che coprono il 90% del mercato – ma si orientino su prodotti europei e meglio ancora italiani.

La base per questo obiettivo, ispirato da analoghe politiche francesi, è stata messa a ottobre, con una norma che definisce tre categorie di pannelli ammessi, tutti realizzati nella Ue, sulla base della loro efficienza. Con l’ultima categoria, la più alta, tagliata su misura per i pannelli di ultima generazione prodotti nell’innovativo stabilimento 3Sun di Enel Green Power a Catania.

Sulla carta un doppio beneficio per il made in Italy, oltre che un assist all’autonomia strategica italiana. Peccato che del registro di questi prodotti, che Enea avrebbe dovuto attivare a inizio marzo, al momento non c’è traccia. Dall’agenzia dicono che la questione è “definire i parametri tecnici e strategici per trovare un equilibrio tra domanda e offerta”, rimandando a indicazioni del ministero mai arrivate. Restringendo troppo quei parametri, come temono le imprese, i pannelli finiranno per essere difficili da reperire. E d’altra parte, ultimo inghippo, la linea produttiva di Catania al momento non è ancora operativa, e lo sarà solo tra qualche mese, nella seconda parte di quest’anno.

Il ministero delle Imprese assicura che all’approvazione del decreto la piattaforma informatica per le domande sarà subito operativa e aggiunge che “molti grandi produttori ci hanno garantito che saranno in grado di soddisfare la domanda”. Nel frattempo si spinge il più possibile perché Enel Green Power acceleri l’immissione sul mercato dei suoi pannelli. Le aziende aspettano e sperano.

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