Roma si riavvicina a Pechino: “Sui dazi l’Europa non si accanisca”
dal nostro inviato Filippo SantelliVERONA – Archiviata la Via della seta, Tajani prova ad aprire la “Via di Marco Polo”. Dietro al titolo ad effetto, la strategia del ministro degli Esteri e del governo è chiara: impostare con la Cina una nuova relazione di diplomazia economica, che possa far crescere le nostre esportazioni e attrarre investimenti cinesi, non diversamente da quanto fanno altri Paesi come Francia e Germania. Lo svolgimento però è delicato e rischioso, in un’era in cui geopolitica ed economia sono intrecciate e in cui l’Europa sta cercando con fatica di costruire una propria autonomia nelle filiere strategiche, sempre più dominate dalle aziende cinesi.
La sponda sui dazi
In pubblico e in privato, nell’incontro di Verona con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, lo sforzo di Tajani è stato man…
VERONA – Archiviata la Via della seta, Tajani prova ad aprire la “Via di Marco Polo”. Dietro al titolo ad effetto, la strategia del ministro degli Esteri e del governo è chiara: impostare con la Cina una nuova relazione di diplomazia economica, che possa far crescere le nostre esportazioni e attrarre investimenti cinesi, non diversamente da quanto fanno altri Paesi come Francia e Germania. Lo svolgimento però è delicato e rischioso, in un’era in cui geopolitica ed economia sono intrecciate e in cui l’Europa sta cercando con fatica di costruire una propria autonomia nelle filiere strategiche, sempre più dominate dalle aziende cinesi.
La sponda sui dazi
In pubblico e in privato, nell’incontro di Verona con il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, lo sforzo di Tajani è stato mandare messaggi di apertura «sintonia». A costo di lasciare in secondo piano varie questioni calde. Non è un mistero che Wang sia in Europa – tappa precedente Parigi – anche o soprattutto per scongiurare l’imposizione da parte di Bruxelles di dazi sulle auto elettriche, le pale eoliche o altri prodotti made in China che anche grazie a generosi sussidi di Stato stanno inondando il mercato comunitario. Uno studio dell’istituto tedesco Kiel, appena pubblicato, mostra che le industrie cinesi ricevono aiuti pubblici fino a nove volte superiori a quelle dei maggiori Paesi Ocse. E proprio su questo punto Tajani ha offerto a Wang una sponda che a Bruxelles non piacerà, dicendo che «la Commissione fa il suo lavoro e le regole vanno rispettate», ma anche che «non ci deve essere accanimento». In privato, il ministro ha anche sottolineato a Wang che fra poco i vertici europei cambieranno. La parte cinese, che ha rifiutato la proposta di una conferenza stampa congiunta dei due ministri, forse anche per evitare delicate domande sull’uscita dell’Italia dalla Via della seta, ha rilasciato dopo qualche ora un comunicato sul vertice attraverso l’ambasciata di Roma, in cui esprime l’auspicio che l’Italia spinga l’Europa a mantenere “una attitudine aperta e razionale” verso la Cina.
Gli strascichi del golden power su Pirelli
Che ci siano opportunità di export per le aziende italiane in Cina è evidente: in questa Commissione economica bilaterale, diventata nel “reset” delle relazioni il principale tavolo di confronto tra i due Paesi, si è discusso di salute, di agroalimentare (dove l’Italia spera di veder autorizzate le importazioni in Cina di mele e carne bovina), di e-commerce e di un nuovo volo Shanghai-Venezia. I due ministri hanno stabilito che da adesso in avanti la Commissione si riunirà a cadenza annuale. Nell’attesa di aperture di Pechino al made in Italy, spesso promesse e di rado concretizzate, la partita più immediata pare quella degli investimenti cinesi in Italia, a cui Tajani dice che il governo è «favorevole, se non delocalizzano ma producono crescita». Tra le 50 aziende cinesi arrivate in delegazione a Verona, che oggi vedranno le aziende italane, ci sono il colosso delle batterie Catl e i campioni delle auto elettriche Nio e Xpeng. Ma se è vero che l’uscita dalla Via della seta non ha provocato evidenti ritorsioni, molti strascichi ha lasciato invece la decisione del governo di esercitare il golden power su Pirelli, estromettendo di fatto i soci cinesi dalla governance, tema che Wang ha messo sul tavolo. Tajani ha risposto mostrando dei dati secondo cui l’Italia ha usato i poteri speciali su una piccolissima quota di operazioni straniere, e in rarissimi casi di aziende cinesi.
Nessun riferimento alla Russia, impegni sul Mar Rosso
Fra i temi caldi evitati, alla ricerca di convergenze che si spera possano dare risultati concreti in occasione della vista estiva di Meloni a Pechino, c’è anche la Russia, di cui la Cina è il principale sostenitore anche da un punto di vista economico. Quando gli si chiede se ha posto a Wang la questione, il ministro degli Esteri risponde che si è parlato della crisi del Mar Rosso, ottenendo un impegno della Cina a fare pressioni sull’Iran perché metta un freno alle azioni delle milizie houti, da cui anche i traffici di Pechino sono fortemente danneggiati. Lì, c’è sintonia