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Case green, sì dell’Ue. Giorgetti vota contro: “Chi paga per i lavori?”

(fotogramma)
Via libera al grande disegno Ue per azzerare le emissioni di gas serra degli edifici al 2050. La Lega: “Ci batteremo, a giugno si volta pagina”. Le opposizioni: “Triste spettacolo”. Il conto per l’efficientamento degli immobili è di circa 270 miliardi
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ROMA - Scottato dal Superbonus, Giancarlo Giorgetti si oppone alle ambizioni ambientaliste dell’Europa. Rigetta la direttiva “case green” che punta ad azzerare le emissioni di gas serra degli edifici in tutti i Paesi membri dell’Ue entro il 2050.

Non è la prima volta che l’Italia si schiera contro, ma il no del titolare del Tesoro, ieri alla riunione dell’Ecofin a Lussemburgo, sancisce l’isolamento definitivo. Perché l’Ue tira dritto e chiude così un iter tormentato, iniziato nel 2021 con la proposta della Commissione.

E perché, soprattutto, Giorgetti si ritrova schiacciato dalla maggioranza degli altri Paesi che votano sì. Schierato con il collega ungherese, che come lui si oppone, in quello che diventa il blocco Visegrad c…

ROMA - Scottato dal Superbonus, Giancarlo Giorgetti si oppone alle ambizioni ambientaliste dell’Europa. Rigetta la direttiva “case green” che punta ad azzerare le emissioni di gas serra degli edifici in tutti i Paesi membri dell’Ue entro il 2050.

Non è la prima volta che l’Italia si schiera contro, ma il no del titolare del Tesoro, ieri alla riunione dell’Ecofin a Lussemburgo, sancisce l’isolamento definitivo. Perché l’Ue tira dritto e chiude così un iter tormentato, iniziato nel 2021 con la proposta della Commissione.

E perché, soprattutto, Giorgetti si ritrova schiacciato dalla maggioranza degli altri Paesi che votano sì. Schierato con il collega ungherese, che come lui si oppone, in quello che diventa il blocco Visegrad contro l’edilizia green: anche la Polonia, la Repubblica ceca e la Slovacchia si smarcano giocando la carta dell’astensione, stessa scelta compiuta da Croazia e Svezia.

Il ministro dell’Economia italiano motiva così la sua contrarietà: "È una bellissima e ambiziosa direttiva, ma alla fine chi paga?”.

Il vulnus è nell’impossibilità per il governo di sostenere i costi degli incentivi che deve indicare, entro due anni, nel piano nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento energetico: a partire dal 2030, tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero (due anni prima quelli pubblici).

Per tutti gli altri, sempre di proprietà pubblica, scatteranno requisiti di efficienza: almeno il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni andrà ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Per le case, invece, è prevista una riduzione del consumo energetico del 16% dal 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Gli impegni costano parecchio considerando che oggi in Italia più della metà, il 52%, degli edifici dotati di una certificazione energetica (Ape) rientra nelle due classi energetiche peggiori: in tutto sono 2,8 milioni, secondo un’analisi dell’Enea.

Ma il numero è ancora più alto considerando che la platea non include gli immobili privi dell’attestato di prestazione energetica. Per Unimpresa, che quantifica in 7,6 milioni gli immobili da riqualificare, il conto è pari a 270 miliardi.

La grande paura di Giorgetti è ritrovarsi di fronte a un Superbonus 2: la prima edizione è costata allo Stato circa 219 miliardi, dalla fine del 2020 al 4 aprile di quest’anno. Per questo chiosa: "Abbiamo esperienze in Italia in cui pochi fortunelli hanno rifatto le case grazie ai soldi che ci ha messo lo Stato, cioè tutti gli altri italiani e diciamo che è un’esperienza che potrebbe insegnare qualcosa”.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla di "direttiva ideologica”, aggiungendo che “con il calendario stilato diventa anche abbastanza difficile essere d’accordo”. La maggioranza è compatta, a “scudo” del governo. “La Lega farà tutto il necessario per fermare tasse e patrimoniali green volute dalla sinistra, a giugno si volta pagina”, tuona Matteo Salvini. Plaudono anche Fratelli d’Italia e FI.

Le opposizioni sono in rivolta. "Davvero un triste spettacolo che renderà sempre meno credibile il nostro Paese in Europa”, dice il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia. Per i 5 Stelle quella di Giorgetti è "una scelta pericolosa”.

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