Case green: dal RepowerEu al Fondo sociale, ai finanziamenti Bei: tutte le risorse che il governo non vuole “vedere”
di Rosaria AmatoROMA —“Euro-follie”, “un salto del buio”, “direttiva pericolosa”. Ma è proprio vero che non ci sono risorse per l’efficientamento energetico degli edifici in Italia? All’indomani del via libera definitivo alla direttiva Ue sulle Case Green non si contano gli attacchi di parlamentari ed esponenti politici del centro-destra. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, anche ieri, a margine degli Stati generali del partito, ha ribadito che la direttiva «ha dei costi insostenibili per il nostro Paese». Eppure la risposta alla domanda «chi paga?» posta al tavolo dell’Ecofin dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, avrebbe potuto avere qualche risposta positiva da subito se la revisione del Pnrr, con la messa a punto del RepowerEu, si fosse orientata verso l’efficientamento energetico, come è avvenuto in diversi Paesi, a cominciare dall’Irlanda del relatore dei Verdi, Ciaran Cuffe, che ha portato con successo in porto la direttiva all’Europarlamento.
ROMA —“Euro-follie”, “un salto del buio”, “direttiva pericolosa”. Ma è proprio vero che non ci sono risorse per l’efficientamento energetico degli edifici in Italia? All’indomani del via libera definitivo alla direttiva Ue sulle Case Green non si contano gli attacchi di parlamentari ed esponenti politici del centro-destra. Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, anche ieri, a margine degli Stati generali del partito, ha ribadito che la direttiva «ha dei costi insostenibili per il nostro Paese». Eppure la risposta alla domanda «chi paga?» posta al tavolo dell’Ecofin dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, avrebbe potuto avere qualche risposta positiva da subito se la revisione del Pnrr, con la messa a punto del RepowerEu, si fosse orientata verso l’efficientamento energetico, come è avvenuto in diversi Paesi, a cominciare dall’Irlanda del relatore dei Verdi, Ciaran Cuffe, che ha portato con successo in porto la direttiva all’Europarlamento.
Anche adesso però non tutto è perduto. Nonostante la direttiva non possa contare al momento su risorse ad hoc, nulla vieta però di utilizzare i fondi della politica di coesione europea, soprattutto per le voci che riguardano la riduzione dei divari territoriali. Fino al 2027 l’Italia avrà a disposizione un po’ più di 78 miliardi di euro; alcuni dei programmi ai quali è giù stata assegnata una parte delle risorse riguarda proprio la transizione verde. Certo, bisognerebbe avere subito pronti dei progetti, altrimenti il rischio è che, come accade sempre, parte delle risorse non venga spesa e debba essere restituita. Si può fare ricorso, per l’edilizia, al lungo elenco di progetti rimasti fuori dal Pnrr, in particolare i Pinqua (piani per la qualità dell’abitare), finanziati solo a metà. Non basta: c’è anche il Fondo sociale per il clima, che mette a disposizione dei Paesi Ue 65 miliardi di euro da spendere tra il 2026 e il 2032 per i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici.
L’Ance, la principale organizzazione dei costruttori, ha calcolato che per raggiungere la soglia di risparmio energetico del 16% al 2030 indicata dalla direttiva bisognerebbe arrivare a 1.470.000 edifici ristrutturati, mentre per centrare il 20-22% di risparmio previsto entro il 2035 il numero arriva a 1.900.000. Con il Superbonus, secondo i dati dell’Enea, siamo già arrivati a un target del 5%, con 480 mila edifici ristrutturati. «L’aspetto positivo del Superbonus è che ci ha dimostrato che siamo stati in grado di fare nel giro di pochi anni lavori di ristrutturazioni che hanno portato in classe adeguata una parte del nostro patrimonio immobiliare. - ragiona il vicepresidente dell’Ance Piero Petrucco - L’aspetto negativo è che non c’è stata nessun tipo di differenziazione del bonus rispetto agli utenti. Gli obiettivi della direttiva sono condivisibili, non si può ignorare l’esigenza di tagliare le emissioni e di ridurre la nostra dipendenza energetica dall’estero. Per le risorse, vanno usate un ventaglio di ipotesi, da adattare, con fatica, ma anche con fantasia, alle diverse situazioni».
Tra queste ipotesi, le partnership pubblico privato: Legacoop ha appena lanciato la proposta di un piano nazionale di edilizia residenziale sociale (50 mila alloggi a emissioni zero, da affittare a un canone calmierato di 500 euro al mese), con la richiesta di un supporto pubblico del 40% dei costi. A sostegno di piani efficaci di efficientamento energetico vanno anche considerati i finanziamenti della Bei, che investirà 45 miliardi di euro aggiuntivi fra il 2022 ed il 2027 per accompagnare gli obiettivi di RepowerEu. L’Italia nel 2023 ha avviato con i fondi Bei progetti importanti di efficientamento energetico, tra i quali, lo scorso novembre, la riqualificazione di oltre 200 appartamenti nel centro di Milano, nel Quartiere Sarpi. Certo, per reperire le risorse aiuterebbe un vero e ampio piano casa. Da quello che al momento è sul tavolo del governo però al momento è venuta fuori solamente una proposta di piano «per sanare le piccole difformità».