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Mar Rosso e petrolio si “mangiano” la manovra: al governo potrebbe costare 10 miliardi in più in due anni

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Nel Def il blocco dei traffici,a causa delle tensioni politiche, vale mezzo punto di Pil cumulato nel biennio 2024-25, più un altro 0,1% se il greggio sale di 10 dollari. Pesa la frenata tedesca
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ROMA — Il Pil “balla” sulla crisi del Mar Rosso. È il governo a mettere nero su bianco, nel Def, il prezzo che l’economia italiana sarà costretta a pagare se le tensioni sulle rotte commerciali nel canale di Suez continueranno a far lievitare i prezzi dei noli marittimi per il trasporto delle merci all’interno dei container.

Eccolo il rischio: una crescita, nel 2024, inferiore dello 0,2% rispetto all’1% indicato nel Documento di economia e finanza, quindi all’0,8 per cento. La scia negativa si allungherebbe all’anno prossimo, con un effetto negativo dello 0,3% che ridimensionerebbe la stima ottimistica dell’1,2%, portandola allo 0,9%.

ROMA — Il Pil “balla” sulla crisi del Mar Rosso. È il governo a mettere nero su bianco, nel Def, il prezzo che l’economia italiana sarà costretta a pagare se le tensioni sulle rotte commerciali nel canale di Suez continueranno a far lievitare i prezzi dei noli marittimi per il trasporto delle merci all’interno dei container.

Eccolo il rischio: una crescita, nel 2024, inferiore dello 0,2% rispetto all’1% indicato nel Documento di economia e finanza, quindi all’0,8 per cento. La scia negativa si allungherebbe all’anno prossimo, con un effetto negativo dello 0,3% che ridimensionerebbe la stima ottimistica dell’1,2%, portandola allo 0,9%.

Tradotto in soldi: quest’anno si “brucerebbero” quattro miliardi di crescita, sei nel 2025. Guai in vista per Giorgia Meloni dato che con il Pil più fiacco la strada per elaborare la prossima Finanziaria si farebbe ancora più in salita: deficit e debito in aumento più del previsto, meno spazi fiscali rispetto a quelli già esigui per colpa del Superbonus.

I pericoli sono legati ai ritardi dovuti alla necessità, per molti armatori, di dirottare le rotte verso il Mediterraneo circumnavigando l’Africa, dopo che gli attacchi degli Houthi nello stretto di Bab el-Mandeb hanno aumentato i rischi per il transito delle navi nel Mar Rosso. Circa 8-12 giorni di navigazione in più: consegne tardive e maggiori costi.

Ma a preoccupare il governo non è tanto l’insufficienza dell’offerta di container: «Questo rischio - si legge in un passaggio del Documento dedicato agli scenari di rischio - attualmente non sussiste, dal momento che l’attuale flotta globale è sovradimensionata rispetto alla debole domanda». Ma le tensioni sulle rotte e l’aumento dei costi dei carburanti si sono scaricate sui prezzi dei noli dei container: se quest’ultimi dovessero restare elevati fino a dicembre, con un aumento del 124,8% rispetto al 2023, il Pil perderebbe quest’anno due punti decimali soprattutto a causa del calo della spesa delle famiglie. A restringersi, a monte, sarebbero infatti gli scambi con l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia: meno import, soprattutto di prodotti in metallo e abbigliamento, ma anche un export meno ricco perché calerebbero le vendite di macchinari e prodotti alimentari. Anche in uno scenario meno critico, il Pil si asciugherebbe comunque dello 0,1%: a pesare, come nella prima ipotesi, anche altre dinamiche del commercio mondiale, come il calo dei consumi in Cina.

Le tensioni nell’area mediorientale e nel Mar Rosso potrebbero portare a “nuovi e improvvisi aumenti del prezzo del petrolio e del gas”, annota preoccupato il ministero dell’Economia nel descrivere la coda velenosa dello scenario dedicato alla crisi nel canale di Suez.

Sotto la lente, in particolare, i prezzi del greggio che potrebbero lievitare rispetto allo scenario di riferimento anche per i tagli alle forniture da parte dell’Opec+. Ipotizzando che quest’anno e il prossimo i prezzi del petrolio e del metano siano più alti, rispettivamente, di 10 dollari e dieci euro, il Pil lascerebbe per strada lo 0,1% quest’anno e lo 0,3% il prossimo. Neppure il mercato tedesco, tradizionalmente sicuro e stabile, offre più garanzie all’Italia. «Per la prima volta in dieci anni, ad eccezione dell’anno di inizio della pandemia, sono risultate in contrazione le vendite verso la Germania», si legge sempre nel Def. I rischi arrivano da fuori, ma si annidano anche dentro l’Europa. Il Pil galleggia.

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