✕

Rischi e sfide di criptovalute e intelligenza artificiale, tra ambiente e geopolitica

Per centri dati e Bitcoin, al 2026, l’Iea stima una domanda di energia pari alla produzione di elettricità della Germania. Intanto i “minatori” si spostano per risparmiare
3 minuti di lettura

Una domanda supplementare di energia, in arrivo da centri dati, criptovalute e intelligenza artificiale, compresa tra 160 e 590 terawattora (TWh), numeri grosso modo corrispondenti alla generazione annua di elettricità rispettivamente della Svezia e della Germania. Lo stima con riferimento al periodo dal 2022 al 2026 l’International Energy Agency (Iea), nell’ultimo rapporto diffuso a gennaio. Si tratta di cifre che rendono l’idea di come la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, alimentata dai Bitcoin e dall’intelligenza artificiale (Ai nell’acronimo inglese), sia affamata di energia.

Una rivoluzione che ha fame di energia

Il fatto è che alla base sia dell’addestramento dell’Ai sia del “mining” delle criptovalute, ossia del processo informatico che garantisce la legittimità delle transazioni e che fa circolare la nuova moneta, c’è una ingente quantità di dati. Che a sua volta assorbe energia per essere elaborata tramite computer, senza contare l’acqua necessaria per raffreddare …

Una domanda supplementare di energia, in arrivo da centri dati, criptovalute e intelligenza artificiale, compresa tra 160 e 590 terawattora (TWh), numeri grosso modo corrispondenti alla generazione annua di elettricità rispettivamente della Svezia e della Germania. Lo stima con riferimento al periodo dal 2022 al 2026 l’International Energy Agency (Iea), nell’ultimo rapporto diffuso a gennaio. Si tratta di cifre che rendono l’idea di come la cosiddetta quarta rivoluzione industriale, alimentata dai Bitcoin e dall’intelligenza artificiale (Ai nell’acronimo inglese), sia affamata di energia.

Una rivoluzione che ha fame di energia

Il fatto è che alla base sia dell’addestramento dell’Ai sia del “mining” delle criptovalute, ossia del processo informatico che garantisce la legittimità delle transazioni e che fa circolare la nuova moneta, c’è una ingente quantità di dati. Che a sua volta assorbe energia per essere elaborata tramite computer, senza contare l’acqua necessaria per raffreddare i server e le altre apparecchiature. Da qui i calcoli dell’Iea, secondo cui il 40% della domanda di energia dei centri dati arriva dai pc e un altro 40% va ricondotto proprio al processo di raffreddamento. Si capisce immediatamente come l’evoluzione tecnologica ponga enormi sfide in termini di sostenibilità ambientale. Alcuni interrogativi appaiono preponderanti: ci sarà abbastanza energia per sostenere la quarta rivoluzione industriale? Se sì, da dove arriverà? Le rinnovabili, dal solare all’eolico, saranno evidentemente chiamate a ricoprire un ruolo cruciale.

La domanda di elettricità di centri dati, criptovalute e Ai

Oggi nel mondo ci sono circa 8.000 centri dati, distribuiti per il 33% negli Stati Uniti, per il 16% in Europa, con una forte concentrazione in Irlanda complice la fiscalità vantaggiosa, e per il 10% in Cina. Proprio nei giorni scorsi, il fondatore e ceo di Dell, Michael Dell, ha dichiarato che, per tenere testa alla domanda dell’intelligenza artificiale, la capacità dei data center dovrà aumentare di 100 volte rispetto agli attuali livelli nel giro di dieci anni. «La tendenza a incorporare l’Ai nei software in diversi settori - osserva l’Iea nel rapporto sull’energia elettrica - fa aumentare la necessità di energia dei data center. Strumenti di ricerca come Google potrebbero assistere a un incremento di dieci volte della domanda di elettricità in caso di piena implementazione dell’Ai». Ciò, dati alla mano, potrebbe tradursi in 10 TWh in più all’anno.

I consumi stimati dei centri dati in rapporto alla domanda totale di elettricità

I movimenti dei minatori

Quanto alle criptovalute, se Ethereum ha ridotto la sua domanda di elettricità addirittura del 99% nel 2022 dopo avere modificato il suo meccanismo di “mining”, si stima che il Bitcoin abbia consumato 120 TWh nel 2023, coprendo da solo quasi l’intera richiesta del settore (130 TWh). Mentre la sfida di ridurre il consumo elettrico resta aperta, i “minatori” tendono a spostarsi dove l’energia costa meno, processo accelerato dal cosiddetto “halving”, evento in avvicinamento che tra le altre cose riduce i margini degli operai delle cripto. Tra le mete preferite, come raccontato dall’Economist, c’è l’Africa, dove in linea di principio i minatori possono contribuire a spingere le energie rinnovabili, portando nel contempo preziosa moneta estera nelle casse dei Paesi.

Le criptovalute ricoprono un ruolo cruciale anche sullo scacchiere geopolitico. «Dopo la guerra della Russia in Ucraina - osserva Ida Claudia Panetta, docente dell’università Sapienza - ci si aspettava un’impennata delle transazioni in Bitcoin per aggirare le sanzioni che tuttavia non c’è stata. Resta il fatto che si tratta di commodity che possono sfuggire al circuito dei pagamenti internazionali. Non a caso spesso i riscatti collegati a cybercrime e attività illegali sono richiesti in Bitcoin».

Quanto alla possibilità della criptovaluta di sostituire le valute emesse da banche centrali e il dollaro in particolare, per Panetta «le monete digitali in fase di studio tendono a ridurre tale eventualità». Detto ciò, «c’è una elevata domanda di queste commodity ma l’intervento del regolatore fa un po’ da tampone. Ciò fermo restando che non è semplice bilanciare l’esigenza di regolamentare le nuove tecnologie come Bitcoin e Ai, senza frenarne lo sviluppo ed evitando distorsioni tra i diversi Paesi».

L’intelligenza artificiale come arma nella nuova guerra

Anche l’intelligenza artificiale può diventare un’arma geopolitica. Si pensi, per esempio, a come sono state ridisegnate in Europa le forniture di gas dopo il conflitto ucraino. con l’obiettivo di ridurre al massimo la dipendenza da Mosca. Eventuali novità nel settore potrebbero portare a nuovi sconvolgimenti del mercato degli approvvigionamenti con importanti conseguenze per i Paesi coinvolti.

Il gruppo italiano Snam, che opera nell’intera filiera del gas naturale, in questo frangente intravvede possibili rischi per il proprio business. Una crescita dell’innovazione tecnologica e in particolare dell’intelligenza artificiale, mette in guardia la società nell’ultimo bilancio, «non incentrata alla neutralità tecnologica, ma volta maggiormente a trovare soluzioni innovative senza la valorizzazione delle molecole, potrebbe comportare una riduzione della domanda di gas naturale più rapida di quanto previsto e ricadute sullo sviluppo dei gas verdi e sulle emergenti tecnologie di cattura, trasporto e stoccaggio del carbonio».

Per non parlare delle porte che l’Ai può virtualmente aprire in fatto di armi o di cybersicurezza. A febbraio, Microsoft ha avvisato che alcuni Paesi nemici degli Stati Uniti, a partire da Iran e Corea del Nord senza scordare Russia e Cina, stanno ricorrendo sempre più all’intelligenza artificiale generativa per mettere in piedi operazioni “cyber” di attacco.

Leggi i commenti