Bitcoin, l’halving è arrivato. Così la criptovaluta dimezza la sua inflazione. Ecco come funziona
a cura di Raffaele RicciardiMILANO – L’atteso “halving” del Bitcoin, il quarto della sua storia, è finalmente arrivato. Il dimezzamento delle monete regalate ai miners come ricompensa per la loro attività di scovare nuovi Bitcoin grazie alla potenza di calcolo dei loro supercomputer – che validano le transazioni sulla blockchain – è scattato nella notte italiana tra venerdì e sabato.
Dopo gli eventi del 2012, 2016 e 2020, altri quattro anni circa sono passati e sulla catena è stato chiuso il blocco 840.000 ed è quindi scattato il meccanismo – originariamente previsto nella creatura del misterioso Satoshi Nakamoto – per preservarne la scarsità. La ricompensa per i minatori cala infatti da 6,25 a 3,125 bitcoin per ogni blocco minato, riducendo automatica l'offerta di Bitcoin.
Un evento importante di “inflazione controllata”
Valeria Portale e Giacomo Vella, Co-Direttori dell’Osservato…
MILANO – L’atteso “halving” del Bitcoin, il quarto della sua storia, è finalmente arrivato. Il dimezzamento delle monete regalate ai miners come ricompensa per la loro attività di scovare nuovi Bitcoin grazie alla potenza di calcolo dei loro supercomputer – che validano le transazioni sulla blockchain – è scattato nella notte italiana tra venerdì e sabato.
Dopo gli eventi del 2012, 2016 e 2020, altri quattro anni circa sono passati e sulla catena è stato chiuso il blocco 840.000 ed è quindi scattato il meccanismo – originariamente previsto nella creatura del misterioso Satoshi Nakamoto – per preservarne la scarsità. La ricompensa per i minatori cala infatti da 6,25 a 3,125 bitcoin per ogni blocco minato, riducendo automatica l'offerta di Bitcoin.
Un evento importante di “inflazione controllata”
Valeria Portale e Giacomo Vella, Co-Direttori dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, in un’analisi preparatoria all’evento lo descrivevano come tra i “più importanti e delicati” della community delle criptovalute. Ripercorrendo la ratio dell’halving, i ricercatori ricordano che i miner “contribuiscono al corretto funzionamento della rete Bitcoin e vengono ricompensati per il loro impegno con dei Bitcoin. Questa ricompensa si compone in parte dalle commissioni pagate dagli utenti per le transazioni effettuate sulla rete e in parte da nuovi bitcoin, creati ad ogni blocco”.
Il dimezzamento della ricompensa – che ricorre ogni 210mila blocchi minati – “ha come obiettivo la riduzione graduale dei nuovi Bitcoin emessi dalla rete”. Infatti originariamente la ricompensa era di 50 Bitcoin per ogni blocco, oggi siamo scesi a poco più di tre.
Ma perché questo meccanismo? Innanzitutto è ineludibile, perché programmato nel codice del Bitcoin. “Il processo è stato progettato per rendere il Bitcoin una risorsa scarsa – scrivono ancora Portale e Vella – Infatti, fin dalla genesi di Bitcoin è previsto un limite che fissa il numero massimo di bitcoin che possono essere prodotti dal sistema a 21 milioni”. Ad oggi siamo arrivati a quasi 19,7 milioni e “si prevede che l’ultimo Bitcoin sarà minato intorno al 2140”.
Cosa succede ai miners
Se questo è tecnicamente quel che succede, quali sono gli impatti per il mondo cripto? Si può rispondere a più livelli. A quello industriale, innanzitutto, ovvero di chi ha investito in computer per scovare Bitcoin, i miner appunto.
Per questi si prospetta un immediato dimezzamento delle rendite legate alla creazione di nuova moneta (al netto delle commissioni) e quindi da più parti ci si aspetta una selezione del mercato, in cui solo i più efficienti hanno la possibilità di rimanere competitivi. Un processo certamente agevolato dal fatto che il Bitcoin ha visto di recente i nuovi massimi e quindi le quotazioni sono elevate.
“Dopo i primi tre halving di Bitcoin, abbiamo visto significative riduzioni nel tasso di hash della rete, che è un indicatore della potenza di calcolo complessiva impiegata per minare Bitcoin”, segnalano ancora dal PoliMi. “Queste riduzioni negli ultimi tre halving sono state rispettivamente del 25%, dell'11% e del 25%. Nonostante questi cali temporanei, nel lungo periodo l'hashrate di Bitcoin ha costantemente seguito una traiettoria ascendente, dimostrando che si tratta solo di fasi di riassestamento temporaneo nell'industria del mining”.
La geografia del mining
Come detto, solo i più efficienti riusciranno a continuare a fare mining con profitto. Lo dice anche uno studio di Deutsche Bank che si aspetta un cambio di geografia del mining, dove l’energia costa meno e si poggia sulle rinnovabili. Oggi, il 40% dell’attività arriva dagli Usa, il 15% dalla Cina e il 20% dalla Russia. America Latina, Asia, Africa e Medio Oriente “hanno catturato l’attenzione dei miners grazie ai loro bassi costi dell’energia”, scrivono dalla banca tedesca. Ad esempio, Bitfarms opera in Argentina e Marathon in Emirati arabi e Paraguay.
Come le cose cambino nel tempo – perché alla riduzione della ricompensa si unisce anche la variabile ‘prezzo’ è chiaro da un calcolo approssimativo della ricompensa per il mining: “Nel 2012, scrivono dall’Osservatorio, la ricompensa pre-halving di 50 bitcoin ammontava a 550 dollari (11 dollari ciascuno), per poi ridursi l'anno successivo, dopo l'halving, a 25 bitcoin per un valore di 25.000 dollari (1.000 ciascuno)”. Oggi, la ricompensa pre-halving era di 6,25 Bitcoin, che equivalgono a 390.787 dollari, per sapere quel che varrà domani sporcarsi le mani per estrarre la regina delle cripto bisogna solo aspettare.
La reazione dei mercati
Ci si chiede poi quale possa esser la reazione sui prezzi. Per il momento, prevale la stabilità e sabato mattina il Bitcoin è in leggero calo a intorno a 63.700 dollari. “Storicamente, a seguito di eventi di halving, il Bitcoin ha spesso superato i precedenti massimi di prezzo – dice Daniel Sifert, vice president Emea di Coinbase – Questa è una tendenza che potrebbe ripetersi nel 2024. Tuttavia, vale la pena notare che anche altri fattori possono influenzare il prezzo di Bitcoin”, aggiunge.
"Siamo in un periodo particolarmente propizio per le criptovalute, soprattutto dopo che l'approvazione da parte della Sec degli Etf di Bitcoin ha fornito una nuova legittimazione al settore”, ha scritto Gianluca Sommariva, founder e ceo di Hodlie, sottolineando l’evento. “Tuttavia, è importante notare che, anche se in passato dopo l'halving il prezzo di Bitcoin ha raggiunto nuovi massimi, non sono mancati periodi di stallo e correzioni. La storia ci insegna che, sebbene il valore ad oggi sia sempre cresciuto, il percorso non è mai stato lineare".
Insomma, come ha rilevato Eric Demuth, ceo e co-founder di Bitpanda in questi giorni, “molto più importante è l'effetto di segnalazione dell'approvazione degli Etf. Il Bitcoin, e con esso l'intero mercato delle criptovalute, si sta spostando al centro del sistema finanziario consolidato” e così sta spingendo la domanda che è la prima leva sui prezzi.
Per Portale e Vella c’è anche un effetto di sovraesposizione mediatica nel periodo dell’halving che aumenta la volatilità, ma non si può dire che sia univoca la direzione che prenderà la criptovaluta. André Dragosch, Head of Research di ETC Group, Partner di HANetf, è arrivato a stimare “che il prezzo del Bitcoin potrebbe aumentare fino a quota 103.000 dollari entro la fine del 2024, arrivando a 172.000 dollari alla fine del 2025 e, infine, a 215.000 dollari entro il prossimo halving previsto per il 2028. Di conseguenza – ha scritto – l’effett dell’halving non sarà visibile immediatamente, ma si rifletterà gradualmente nel tempo, poiché il deficit di offerta indotto da questo evento storico per Bitcoin tende ad accumularsi solo gradualmente nel tempo”.