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Assunta Siviero: “Donne, in finanza siate più partecipi”

Casertana, classe 1984, è sales director di Mfs Investment management, una delle più antiche società di gestione patrimoniale al mondo. Le clienti sono tradizionalmente meno avverse al rischio: “In Italia la cultura finanziaria al femminile scarsa”
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Col pancione è volata a Boston per festeggiare i cento anni della società americana in cui lavora. Assunta Siviero, quarantenne prossima a diventare mamma, è sales director di Mfs Investment management, una delle più antiche società di gestione patrimoniale al mondo, dove è approdata nel 2017. A stretto contatto con le principali reti di consulenza finanziaria presenti sul mercato italiano, Siviero si occupa di sviluppare l’attività di Mfs Im nel canale retail per intercettare la domanda di nuovi investitori istituzionali e privati e offrire le migliori soluzioni di prodotti che si fondano sui caratteri di sostenibilità e sui fattori Esg, cioè ambiente, società, governance.

Campana della provincia di Caserta, classe 1984, Assunta Siviero ci ha vissuto fino a 18 anni, e dopo il liceo classico, affascinata dall’economia, ha puntato a studiare in una grande università. “Al Sud ne abbiamo, disse mio padre Stefano, se vuoi altro mi devi dare una motivazione valida. Di Bocconi ce n’è una so…

Col pancione è volata a Boston per festeggiare i cento anni della società americana in cui lavora. Assunta Siviero, quarantenne prossima a diventare mamma, è sales director di Mfs Investment management, una delle più antiche società di gestione patrimoniale al mondo, dove è approdata nel 2017. A stretto contatto con le principali reti di consulenza finanziaria presenti sul mercato italiano, Siviero si occupa di sviluppare l’attività di Mfs Im nel canale retail per intercettare la domanda di nuovi investitori istituzionali e privati e offrire le migliori soluzioni di prodotti che si fondano sui caratteri di sostenibilità e sui fattori Esg, cioè ambiente, società, governance.

Campana della provincia di Caserta, classe 1984, Assunta Siviero ci ha vissuto fino a 18 anni, e dopo il liceo classico, affascinata dall’economia, ha puntato a studiare in una grande università. “Al Sud ne abbiamo, disse mio padre Stefano, se vuoi altro mi devi dare una motivazione valida. Di Bocconi ce n’è una sola, fu la mia risposta, voglio fare i test d’ingresso, per me sarà una piccola grande sfida”.

Così, nel 2007 ha conseguito la laurea magistrale in Economia dei mercati finanziari.“A muovermi è stata prima di tutto la curiosità. Mi apparivano materie semplici e pratiche. Da lì è iniziata una bella avventura, anni di studio con tanta competizione, scelta che rifarei mille volte. Mi ritengo superfortunata, è stata una palestra di vita che mi ha preparato a stare nel mondo reale, sia per le persone che ho conosciuto che per la capacità dei professori di motivare gli studenti. Mi sono buttata nel lavoro già dalla fine del secondo anno facendo stage che mi sono stati utili nella professione. A soli vent’anni già facevo i primi colloqui di lavoro: mi dicevano sei piccola, devi continuare a studiare, ero molto a mio agio con i numeri, le aziende, i bilanci, mi piaceva l’idea del contatto con il pubblico”.

Studio e lavoro: al quarto anno d’università è partita per uno stage di sei mesi a Londra, nel settore finanziario. Tra il 2006 e il 2008 ha svolto prima il ruolo di marketing analyst intern presso la Ras, oggi Allianz, “le persone che sono i miei clienti oggi, erano i miei tutor”; equity analyst presso Exane Paribas a Parigi. “Purtroppo nel 2008 è scoppiata la global financial crisis, io faccio parte dei classici millennials che ci sono passati. Ero già laureata da sei mesi e sono stata licenziata. È stata una doccia fredda”. Alla ricerca di una nuova collocazione, “non era un periodo di offerte interessanti”, Assunta Siviero approda per tre mesi in una piccola sim a Milano, la Mit Fin nel ruolo di business analyst.

La mia ambizione di neo laureata era grande. Mi sono presentata al gruppo finanziario Edmond de Rothschild a vendere i miei prodotti. Il direttore commerciale dell’epoca mi ha ascoltato per un’ora e alla fine ha risposto: non compriamo prodotti di altri. Ma ti voglio parlare del mio progetto retail sui fondi di investimento. È una cosa che si farà da qui a medio termine, se ti fa piacere temiamoci in contatto. È stato il mio mentore, mi ha dato fiducia”. Il gruppo di lavoro è fatto di persone più grandi di età e pochissime donne. “Ho iniziato da stagista poi sales e relationship manager, collaborando con le prime reti per le consulenze finanziarie. Eravamo in tre, poi quattro; mi è capitata la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto, pur non avendo ancora l’esperienza, un po’ in affiancamento, un po’ in sostituzione ma per me era già un grande onore. Questo passaggio mi ha permesso di seguire clienti importanti anche se ero molto giovane, avevo 25 anni. Ho imparato tanto, sono venute soddisfazioni e visibilità”.Per quasi sei anni. “Ho fatto fatica ad andarmene. Ero cresciuta e poi stavano cambiando le cose a livello di management”.

Contattata da un head hunter, la manager sbarca alla Columbia Threadneedle Investments, società americana di gestione patrimoniale, come senior sales manager, in un team europeo per seguire il mercato italiano, private banking e consulenti finanziari. “C’erano molte più occasioni di lavoro, tanti clienti. Un’esperienza importante”. Tre anni e poi via, a cavallo di Brexit, verso il progetto di Mfs Im, sede principale a Boston e seconda maggiore postazione a Londra.“Da lì vedevo il mondo più grande. Country head era Andrea Baron. È stato complicato all’inizio, però bello. Un team piccolo, un progetto tutto da scrivere, di grande apertura mentale e tanta voglia di fare”.

Non è stato facile perché il nome della società nel 2017 era poco conosciuto nel mercato italiano. Qualcuno le diceva: ma come mai sei finita lì dentro. “In realtà l’ho scelto con cognizione di causa. Anzi mi hanno scelto loro dopo un lungo processo di selezione, sei mesi di colloqui. Tante cose le capisco adesso, all’epoca facevo un po’ di fatica a comprendere perché dovessi passare tutti questi esami. Il motivo è sottile ed è la peculiarità di Mfs: investire sulle persone che oltre alla preparazione e alla competenza, devono essere quelle giuste. Il turn over del personale infatti è piuttosto basso. Va bene la leadership ma devi essere molto collaborativo, da fuori sembra un po’ finto, dall’interno funziona. Lavoriamo in team incrociati, davvero in maniera congiunta. Ci conosciamo bene tra di noi, con i colleghi di altri team europei, che sia per un progetto o per i prodotti, ci sentiamo ogni settimana. È una notevole differenza. Per noi figure commerciali la modalità di lavoro è flessibile, io vado in giro in tutta Italia, viaggio molto. Siamo tanto responsabilizzati”.

Negli ultimi sette anni il team è cresciuto, attualmente sono in dieci di cui quattro donne. “Quasi ogni anno io ho assunto maggiori responsabilità ma il mio lavoro è funzionale a quello della squadra. Sulla retribuzione penso di essere allineata con i miei omologhi nel settore. Quando sono arrivata le donne erano poche, ma stiamo aumentando, mi riferisco a ruoli di front office; ci sono state promozioni interne, qualcuno che aveva ruoli di supporto è passato sul campo. Mfs ambisce a far crescere persone all’interno. Nell’industria finanziaria purtroppo c’è ancora un gap da colmare sulla questione diversity, e credo che questo dipenda dalla lungimiranza di chi decide. Il mio capo ci crede e dice voi donne avete una marcia in più”.

Il mercato delle società di gestione del risparmio è diventato molto affollato negli ultimi anni. “Credo che a fare la differenza non siano gli stili e le mode, che cambiano velocemente, ma la costanza dei risultati nel tempo, e in Mfs da cento anni si lavora con questo approccio e con una forte cultura aziendale”.Le donne come clienti finali sono molto più avverse al rischio rispetto agli investitori di sesso maschile. “Purtroppo a volte sono meno preparate e nel passato hanno quasi sempre delegato ad altri la gestione del risparmio e delle finanze. La cultura finanziaria al femminile è piuttosto scarsa, e credo che bisogna renderle più partecipi. C’è da spiegare che è importante lavorare sugli investimenti, perché ci sono interruzioni della vita lavorativa in termini di retribuzione, maternità, problemi familiari, malattie, divorzi. Per fortuna il numero di banker donne sta aumentando. Alle clienti investitrici piace interagire con un operatore dello stesso sesso, le banker d’altronde sono molto brave ad ascoltarle perché ne capiscono a fondo le esigenze”. Fare asset allocation.

“Rispetto all’anno scorso le cose sono migliorate. Adesso che la direzione delle banche centrali è più definita e si aspettano i tagli di interesse, i banker sono più ottimisti e i clienti meno spaventati”. Siviero ha scelto un lavoro impegnativo e energivoro, “quando il mercato va male ti scoraggi, non arrivano i risultati anche se stai lavorando tanto”. Conciliare l’attività professionale con la vita privata. “Per quanto si possa essere organizzati i tempi tecnici sono diversi e questo mi ha fatto paura e mi ha frenato. Perciò sono arrivata in ritardo alla maternità: le cose le devi programmare e devi trovare un’azienda che non ti ostacoli ma ti supporti. A livello di team e dei miei responsabili c’è sostegno, sono consapevoli dell’impegno speso nel corso degli anni”.

La manager si è dedicata molto a promuovere una strategia chiamata ‘Mfs Meridian funds – Contrarian value’. “Nel corso dell’ultimo biennio ha dato risultati interessanti. Questa linea punta su aziende sotto prezzate ma di qualità che in determinate fasi non riscontrano il consenso del mercato. Nel bene e nel male in questa modalità non investiamo attualmente nei noti ‘magnifici 7’, Meta, Tesla, Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft e Nvidia. Il nostro fiore all’occhiello è la piattaforma di ricerca globale, oltre 300 tra analisti e gestori che esaminano le aziende, le guardano dall’interno, studiano il management per capire come crescerà nel tempo. Siamo investitori di lungo periodo e quando entriamo abbiamo partecipazioni rilevanti, come azionisti veri, come soci”.In vista del lieto evento a cui manca davvero poco, Siviero lavora in smart working. Per un po’ ha lasciato lo sport all’aria aperta, il trekking che condivide col suo compagno, e il nuoto. “Vivo in acqua, è qualcosa che mi permette di spegnere il cervello, una sfida con me stessa”. Ama la musica classica, fin da piccola ha studiato pianoforte con tre esami in Conservatorio. Legge le biografie di personaggi che hanno lasciato il segno, “che sono stati audaci”.

Fiera delle sue origini campane, va a vela, “in costiera, in Grecia tantissimo, in Croazia e alle Baleari. Viste dal mare queste terre hanno un altro fascino e si fa una vacanza all’insegna della natura, senza tante sovrastrutture. Coltivo le mie radici terrone a tavola, cucino e mi piace avere ospiti”. Libri? Tutto sulla maternità in questa fase. E poi sulla leadership femminile. “Esiste davvero? Ne hanno scritto Chiara Galgani e Valeria Santoro. Vivo in un’industria di denaro, i soldi ti aiutano ad avere un’esistenza migliore, però rimango con i piedi per terra e i mercati negli ultimi anni ce l’hanno ricordato. La parte umana del mio lavoro è la più bella, da tutti quelli che incontro imparo qualcosa, più conosco i clienti più capisco di cosa hanno bisogno, dietro alle persone scopri un mondo”.

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