Il ritorno di fiamma delle Ipo. E l’Europa fa da traino
di Alessandro CicognaniIl mercato europeo delle Ipo ha sbloccato il freno a mano. Da inizio anno il numero delle aziende che ha deciso di quotarsi sulle Borse del vecchio continente è cresciuto del 24% e i capitali raccolti sono stati superiori anche a quelli realizzati sui grandi listini statunitensi: 7,4 miliardi di dollari (più 308% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) contro i 7,2 miliardi d’oltreoceano, secondo i dati elaborati da Dealogic.
A dominare l’intensa attività di offerte pubbliche sono stati gli ingressi sul mercato di Galderma – la società dermatologica fondata da Nestlé e L’Oreal è sbarcata in Svizzera con un’Ipo di successo da 2 miliardi di euro – e della catena di negozi di cosmetica Douglas, che ha raccolto 890 milioni di euro quotandosi a Francoforte. E adesso tra gli operatori finanziari c’è chi comincia a sentirsi abbastanza fiducioso da poter scomodare la parola “record” per il 2024.
I nomi
Al ballo delle debuttanti ci sono nomi importanti, che puntano a raccogliere cifre…
Il mercato europeo delle Ipo ha sbloccato il freno a mano. Da inizio anno il numero delle aziende che ha deciso di quotarsi sulle Borse del vecchio continente è cresciuto del 24% e i capitali raccolti sono stati superiori anche a quelli realizzati sui grandi listini statunitensi: 7,4 miliardi di dollari (più 308% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) contro i 7,2 miliardi d’oltreoceano, secondo i dati elaborati da Dealogic.
A dominare l’intensa attività di offerte pubbliche sono stati gli ingressi sul mercato di Galderma – la società dermatologica fondata da Nestlé e L’Oreal è sbarcata in Svizzera con un’Ipo di successo da 2 miliardi di euro – e della catena di negozi di cosmetica Douglas, che ha raccolto 890 milioni di euro quotandosi a Francoforte. E adesso tra gli operatori finanziari c’è chi comincia a sentirsi abbastanza fiducioso da poter scomodare la parola “record” per il 2024.
I nomi
Al ballo delle debuttanti ci sono nomi importanti, che puntano a raccogliere cifre elevate. Come la big del private equity europeo Cvc capital partner, che dopo due tentativi ritirati dal 2022 è pronta a esordire sul listino olandese, con l’obiettivo di portare a casa 1,25 miliardi di euro. Nel 2023 Amsterdam è rimasta a secco di Ipo e l’apertura al mercato di Cvc potrebbe ridarle vigore. Sull’operazione ha gli occhi puntati pure il nuovo amministratore delegato di Unilever, Hein Schumacher, che una volta ultimato lo scorporo del business gelati (il gruppo vanta marchi come Algida), ha detto a Bloomberg che potrebbe valutare una quotazione della nuova unità proprio ad Amsterdam.
A Piazza Affari sta invece scaldando i motori Golden Goose. Il percorso iniziato alla fine dell’anno scorso da Permira, il fondo proprietario del brand, sarebbe ormai giunto alle battute finali e le scarpe con la stellina dovrebbero affacciarsi sul listino milanese tra maggio e giugno di quest’anno; raccolta stimata quasi un miliardo. Sempre nel 2024 a Palazzo Mezzanotte potrebbero essere offerte al pubblico le azioni di Azimut Banca, mentre sembra ormai certo il rinvio almeno al 2025 dell’ipo di Plenitude, la divisione green dell’Eni.
Passando alla Spagna, i riflettori sono tutti per Puig. L’obiettivo è ambizioso, ovvero raccogliere 2,5 miliardi e spodestare la nipponica Shiseido dalla quarta posizione tra i colossi mondiali del beauty. Nella vicina piazza parigina la protagonista è la società di software Planisware, che la scorsa settimana ha lanciato con successo un’Ipo da 1,18 miliardi. Mentre sono andati definitivamente in fumo i piani di quotazione per Ampere, la costola di Renault per l’elettrificazione. E il listino londinese? Stando ai rumor rientrerebbe nei desiderata di Shein. Di fronte alle resistenze degli Usa, il gruppo cinese del fast fashion avrebbe infatti dirottato le proprie attenzioni sull’Europa.
«La verità – interviene Chiara Robba, a capo della divisione Ldi equity di Generali asset management – è che gli ingredienti per un record sembrano esserci davvero tutti». Così come per considerare archiviato il biennio 2022-2023, quando le Ipo in Europa sono crollate rispettivamente del 78% e del 51% (dati Ernst & Young).
Il ruolo dei mercati
Il rally dei mercati da ottobre dell’anno scorso, con l’Eurostoxx salito del 24% e lo Stoxx Europe cresciuto del 19%, ha creato le aspettative per questo ritorno in grande stile. Che nei mesi a venire dovrebbe trovare sempre maggiore forza «grazie a un’economia Usa che sta andando verso un soft landing – ricorda Robba – e a quella europea, che dovrebbe recuperare dalla seconda metà dell’anno. E con il probabile taglio dei tassi – aggiunge – è possibile che la tendenza positiva di Ipo possa accelerare». Il momento è favorevole anche per i fondi di buyout (che acquisiscono la maggioranza del capitale delle imprese in cui investono), i cui portafogli stando a Bain & Company hanno raggiunto un livello record di “invenduto” pari a 28 mila aziende. Ora che i multipli con cui vengono valutate le società sono tornati a salire, la quotazione potrebbe rientrare tra le strategie di exit.
Altrettanto vivace continua a dimostrarsi la piazza Usa, dove al momento i social stanno rubando la scena all’intelligenza artificiale, almeno in tema di Ipo. A fine marzo ha debuttato a Wall Street la piattaforma Reddit (divenuta celebre col caso GameStop), con un valore di mercato di 6,4 miliardi di dollari, dopo che l’offerta iniziale al pubblico era stata valutata 34 dollari per azione, la più grande da anni per una social media company. Da settimane si parla poi di un possibile interesse da parte della piattaforma di messaggistica criptata Telegram. Ma di concreto, ancora nulla.
Il resto del mondo
Ciò che è vero per l’Europa e per gli Stati Uniti, non lo è tuttavia per il resto del mondo. Le analisi dalla piattaforma Stocklytics dicono che l’attività di Ipo globale è diminuita del 15% da inizio anno, con un valore totale delle operazioni che la scorsa settimana ha raggiunto i 25,6 miliardi di dollari. In particolare, sono crollate le attività in Canada (-97%), in Asia (-61%) e in Giappone (-61%).
Sono le conseguenze di un lungo periodo di difficoltà. Nel 2022 la scarsa performance dei prezzi delle azioni post-ipo ha ritardato molti passaggi al listino, mentre l’anno scorso l’economia turbolenta e il perdurare dei conflitti ha reso gli investitori più cauti nell’assumere rischi. Cautele che continuano a pervadere molti mercati mondiali.