Microsoft negli Emirati arabi la nuova geopolitica dell’AI
di Mario PlateroLo spettacolo è avvincente. In questi giorni, con un gran finale previsto per metà settimana, abbiamo assistito in America alla riscrittura dei manuali tradizionali della geopolitica in chiave economica. Le nuove priorità? Circoscrivere il pericolo di una intrusione cinese nei perimetri di sicurezza dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale. Come? Perseguendo il controllo di due aziende chiave. All’interno, della filiale americana di TikTok, e, all’esterno, quello della G42 degli Emirati arabi, caduta non a caso, la settimana scorsa, in grembo della Microsoft. Di più, l’attacco contro Pechino e le sue ambizioni tecnologiche arriva sia dall’amministrazione Biden che dalla leadership repubblicana della Camera, un raro esempio di convergenze politica attorno alla sicurezza nazionale, in un mondo polarizzato.
L’amministrazione Biden ha “mediato” l’acquisto di Microsoft della G42, azienda AI chiave nel Golfo, con Gina Raimondo, segretario al Commercio, che si conferma come un…
Lo spettacolo è avvincente. In questi giorni, con un gran finale previsto per metà settimana, abbiamo assistito in America alla riscrittura dei manuali tradizionali della geopolitica in chiave economica. Le nuove priorità? Circoscrivere il pericolo di una intrusione cinese nei perimetri di sicurezza dell’intelligenza artificiale e dell’economia digitale. Come? Perseguendo il controllo di due aziende chiave. All’interno, della filiale americana di TikTok, e, all’esterno, quello della G42 degli Emirati arabi, caduta non a caso, la settimana scorsa, in grembo della Microsoft. Di più, l’attacco contro Pechino e le sue ambizioni tecnologiche arriva sia dall’amministrazione Biden che dalla leadership repubblicana della Camera, un raro esempio di convergenze politica attorno alla sicurezza nazionale, in un mondo polarizzato.
L’amministrazione Biden ha “mediato” l’acquisto di Microsoft della G42, azienda AI chiave nel Golfo, con Gina Raimondo, segretario al Commercio, che si conferma come uno dei personaggi di più alto profilo e di maggiore visione strategica di questa amministrazione. Non è un caso che si parli di lei, ex governatore di Rhode Island, come di uno degli astri nascenti per un futura corsa presidenziale democratica. Sul fronte legislativo e repubblicano, la prova di forza è invece venuta dal Presidente della Camera Mike Johnson. Con una manovra aggressiva e a sorpresa, ha inserito nel progetto di legge Foreign Aid – il progetto per stanziare aiuti sia per Israele che per l’Ucraina – la richiesta che ByteDance, proprietaria di TikTok, venda le attività americane della piattaforma, fra le più profittevoli del gruppo. Se non lo farà, TikTok sarà bandita dagli Usa.
Le tensioni tra i repubblicani
Una vera e propria prova di forza che ha creato tra giovedì e venerdì della settimana scorsa forti tensioni politiche fra i repubblicani: in seduta di commissione alcuni oltranzisti di destra hanno votato contro la legge. Ma in aiuto dei repubblicani moderati sono intervenuti i voti dei democratici, un accordo bipartisan, che sta trovando conferma mentre scriviamo con un’approvazione prevista in seduta plenaria della Camera per il pacchetto di aiuti all’Ucraina e Israele, che porterà con se anche la mozione TikTok. A giorni poi, il progetto arriverà in Senato per il voto che lo trasformerà in legge.
La carta d’identità dei big tech
Ma partiamo dalla Raimondo. Per questo progetto ha lavorato molto da vicino a Jake Sullivan, il capo per la Sicurezza nazionale di Biden. Obiettivo: capire come contenere il rischio G42, un’azienda divenuta leader nel settore dell’intelligenza artificiale e nata appena nel 2018 su iniziativa della leadership degli Emirati. D42 è guidata da Tahnoon Bin Zayed, capo dei servizi di sicurezza emiratini (fratello del’Emiro) e presidente di D42, e dal Ceo Peng Xiao. Secondo un dettagliato articolo del New York Times di qualche tempo fa, Peng, che era stato legato a servizi di sicurezza negli Emirati, aveva stretto legami tra D42 e importanti aziende cinesi, Huawei per prima, ma anche altre che, secondo Sullivan, avrebbero potuto avere accesso diretto a indiretto a codici delicatissimi per avanzare il lavoro e l’expertise cinese, per ora arretrata in materia di AI.
Il messaggio di Sullivan all’emiratino era molto chiaro: se non si fosse raddrizzata la situazione G42, cresciuta moltissimo in pochi anni, rischiava sanzioni. Secondo il New York Times, G42 aveva rapporti d’affari e di fornitura con OpenAI, Dell, Ibm, Microsoft, Nvidia, Oracle, ma anche con la farmaceutica AstraZeneca, la società di genetica Illumina e con Mercedes.
Il grande business dell’intelligenza artificiale
Come nel caso di TikTok, vi è certezza in America che la Cina utilizzi queste aziende come cavalli di Troia per penetrare e carpire segreti tecnologici avanzati occidentali. Ed ecco l’ingresso in scena della Raimondo: si consulta con i servizi e con G42, per poi passare a un dialogo serrato e segreto con Microsoft. Per Microsoft, la più grande azienda quotata al mondo, abituata ad acquisizioni per decine di miliardi, G42 era un piccola azienda, ma molto ben inserita nei trend di ricerca dominanti. In poche settimane è partito un negoziato e la settimana scorsa Microsoft ha chiuso la partita, ha acquistato per 1,5 miliardi di dollari G42. Come condizione dell’acquisizione, G24 dovrà dismettere tutti gli impianti Huawei, interrompere i rapporti con i cinesi e puntare a un processo di crescita “sicuro”.
Dal punto di vista americano si tratta di un’ottima operazione di contenimento. Un ingresso pesante della Cina nel Golfo sarebbe stato un grattacapo importante per gli Stati Uniti, ormai decisi a passare al contrattacco dopo lunghi periodi di inattività in vari teatri globali, quello africano per primo, dove la Cina è riuscita a mettere radici profonde, soprattutto nel settore infrastrutturale. Ma qui si parla di intelligenza artificiale, di high tech di controllo dei flussi di dati chiave. E Washington ha dimostrato che non si tollererà più alcuna sbavatura.
Operazione TikTok
È in questo contesto che si inserisce l’operazione TikTok. Da tempo la piattaforma cinese preoccupa per la capacità di accumulare informazioni di ogni genere da ogni membro della sua community. La leadership di Johnson va particolarmente apprezzata perché è stato più volte accerchiato dall’ala di estrema destra che minacciava di silurarlo. Anche perché un socio chiave di ByteDance, attraverso la sua controllata Susquehanna International Group, si chiama Jeff Yass, un investitore americano che nel lontano 2009 aveva compiuto una serie di investimenti prima immobiliari e poi in una società di servizi immobiliari. È da lì, saltando alcuni passaggi, che Yass arriva a Bytedance e a TikTok nel settembre 2016. Oggi TikTok vale circa 250 miliardi di dollari e Yass può vantare un valore di 50 miliardi per la sua quota. Ovvio che non voglia cedere, e per ingraziarsi i repubblicani ha donato a molte campagne per un totale di 46 milioni di dollari, la più alta donazione per i repubblicani in questa fase elettorale. Per questo Johnson ha rischiato molto.
Per chiudere il cerchio, già tempo fa era stato chiesto a G42 di liquidare una partecipazione degli emiratini in ByteDance, cosa che poi hanno fatto. E che ha segnato parole di apprezzamento ma dure persino da Gina Raimondo: «Quando si tratta di tecnologie avanzate, non si potrà stare contemporaneamente sia nel campo cinese sia in quello americano».