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Il bonus elettorale del governo. “80 euro con la tredicesima”

(ansa)
Per i dipendenti fino a 15mila euro. Ma nella bozza c’è anche il raddoppio delle tasse sui premi di risultato
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ROMA - Il governo “impacchetta” il bonus di Natale. Spunta in una bozza del decreto legislativo sulla riforma Irpef-Ires che oggi sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Eccolo il regalo: 80 euro ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15mila euro. La cifra è evocativa perché richiama il bonus ideato da Matteo Renzi nel 2014, poi diventato strutturale e aumentato fino a 100 euro mensili. Ma questa volta il “ritocco” è una tantum: arriverà solo a dicembre di quest’anno, con la tredicesima.

Dall’ex inquilino di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha però preso per intero l’impostazione “politica” della misura: il jolly del bonus da annunciare a poche settimane dalle elezioni europee. Dieci anni fa, infatti, l’asso fu calato sul t…

ROMA - Il governo “impacchetta” il bonus di Natale. Spunta in una bozza del decreto legislativo sulla riforma Irpef-Ires che oggi sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri. Eccolo il regalo: 80 euro ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 15mila euro. La cifra è evocativa perché richiama il bonus ideato da Matteo Renzi nel 2014, poi diventato strutturale e aumentato fino a 100 euro mensili. Ma questa volta il “ritocco” è una tantum: arriverà solo a dicembre di quest’anno, con la tredicesima.

Dall’ex inquilino di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha però preso per intero l’impostazione “politica” della misura: il jolly del bonus da annunciare a poche settimane dalle elezioni europee. Dieci anni fa, infatti, l’asso fu calato sul tavolo proprio a ridosso della tornata elettorale con cui, il prossimo giugno, si dovrà misurare la destra al governo.

Sempre che alla fine si riesca a mantenere la promessa. Ieri il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha frenato: "Il provvedimento è ancora oggetto di revisione da parte degli uffici competenti”, le parole affidate a un comunicato stampa per rigettare le indiscrezioni sull’arrivo del bonus. Che nella bozza del decreto è ben dettagliato: le risorse per il dono natalizio da consegnare a 8,2 milioni di lavoratori dipendenti arriveranno dal concordato preventivo biennale, il patto tra il Fisco e il contribuente che congela le tasse per due anni.

Ma la stessa norma rimanda al 15 novembre la messa a punto del decreto del Mef che è chiamato a definire l’importo esatto del bonus "sulla base delle maggiori entrate erariali”: per ora si parla di una cifra “fino a 80 euro”. Tanto che nel governo non tutti hanno gradito la fuga in avanti: un bonus senza coperture certe - la critica arrivata da alcuni ambienti del Mef estranei a Leo - è "un azzardo”.

Ecco perché ieri sera al Tesoro non veniva esclusa una retromarcia frettolosa, in scia al comunicato di Leo che ha dovuto riconoscere la necessità di “mettere a punto un decreto che sia compatibile con le esigenze dei contribuenti e al tempo stesso rispettoso degli equilibri di finanza pubblica”.

Nel decreto trova spazio anche un aumento della tassazione sui premi di risultato. Scatterà il primo gennaio 2025: l’imposta, per i premi fino a 3mila euro, ritornerà al 10%, dopo essere scesa al 5% nel 2023-2024. La Cisl è già sul piede di guerra. Chiede una detassazione totale. E ammonisce il governo sul metodo: «Ogni intervento sulla fiscalità che abbia impatto sul lavoro dipendente dovrebbe vedere il coinvolgimento delle parti sindacali», chiosa il segretario confederale Ignazio Ganga.

Tra le norme figura anche un restyling della rendita integrativa temporanea anticipata (Rita), che permette a un lavoratore iscritto a un fondo pensionistico di richiedere l’anticipo del capitale versato nel momento in cui perde il lavoro. Per chi oggi la richiede come accompagnamento alla pensione, ottenendo così una parte del capitale (a rate), arriva una brutta sorpresa: niente restituzione delle somme versate al fondo, resta solo la rendita futura.

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