MILANO – L’approvazione del Patto di stabilità da parte del Parlamento europeo, con strascico polemico in Italia vista l’astensione delle stesse forze che sostengono il governo Meloni che quelle regole aveva sottoscritto, inaugura la nuova stagione dei meccanismi che regolano le finanze pubbliche e che interesseranno le “finanziarie” a partire dal 2025.
I prossimi passi
Il pacchetto di norme è composto da tre gambe: il coordinamento delle politiche economiche e la sorveglianza; l'attuazione della procedura per deficit eccessivo; i requisiti per il quadro di bilancio degli Stati Ue.
Per chiudere la procedura serve un nuovo passaggio in Consiglio, per l’approvazione formale dei provvedimenti. Una volta adottati, entreranno in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. La data cerchiata in rosso dalle cancellerie è quella del 20 settembre, termine entro il quale gli stati membri dovranno presentare i loro primi Piani nazionali (a regime, andranno presentati il 30 aprile).
I piani nazionali a medio termine
Questi nuovi piani sono uno degli elementi che caratterizzano la riforma delle regole Ue sui bilanci. E sono la ragione per cui il governo italiano ha approvato l’ultimo Documento di economia e finanza soltanto con i numeri “tendenziali” delle finanze pubbliche, ovvero senza scontare le misure che intende adottare nei prossimi mesi.
I piani definiscono gli obiettivi di spesa dei Paesi e come saranno intrapresi gli investimenti e le riforme strutturali, delineando “una traiettoria della spesa primaria netta, da concordare con la Commissione europea e il Consiglio, coerente con i requisiti dei regolamenti sul braccio preventivo e correttivo del Patto di stabilità e crescita”, sintetizzava l’Ufficio parlamentare di bilancio nella recente audizione sul Def.
In via preliminare rispetto alla presentazione dei Piani, l’esecutivo di Bruxelles sottoporrà ai paesi con debito superiore al 60 per cento del Pil o con disavanzo superiore alla soglia del 3 per cento una “traiettoria di riferimento” della spesa primaria netta tale da garantire una riduzione “plausibile” del rapporto tra debito e Pil nel medio periodo.
I meccanismi di riduzione di deficit e debito
Secondo il Parlamento europeo le nuove regole garantiscono una maggiore “credibilità”.
Per rafforzare il percorso di riduzione del debito, infatti, le traiettorie di riferimento predisposte dalla Commissione per i singoli Paesi – preliminarmente ai Piani pluriennali – devono soddisfare alcune “salvaguardie” numeriche comuni a tutti della Ue. Una serie di garanzie chieste in particolare dalla Germania.
Nel dettaglio, i Paesi con un debito eccessivo dovranno ridurlo in media dell'1% all'anno se il loro debito è superiore al 90% del Pil, e dello 0,5% in media all'anno se è compreso tra il 60% e il 90%. Le nuove disposizioni sono meno restrittive dell'attuale requisito secondo cui ogni Paese dovrebbe ridurre il debito ogni anno di un ventesimo (5%) dell'eccesso superiore al 60%.
Se invece il deficit di un Paese è superiore al 3% del Pil, dovrà essere ridotto durante i periodi di crescita per raggiungere l'1,5% e costruire un cuscinetto di spesa per le condizioni economiche difficili.
Si tratta della cosiddetta “salvaguardia di resilienza sul deficit”, la quale “richiede che il consolidamento di bilancio continui fino al conseguimento di un disavanzo strutturale di bilancio dell’1,5 per cento del Pil. Tale livello è considerato un margine di resilienza rispetto alla soglia di indebitamento del 3 per cento del Pil comune a tutti gli Stati membri”, spiega ancora l’Upb nell’audizione sul Def. “Infatti, l’ulteriore spazio di bilancio oltre quello che garantisce la discesa plausibile del debito consentirebbe di attuare politiche anticicliche o affrontare situazioni avverse e impreviste”.
Come raggiungere questo margine di resilienza? Con un miglioramento del saldo primario strutturale di 0,4 punti percentuali di Pil nel caso di un percorso di aggiustamento di 4 anni o a 0,25 punti percentuali nel caso di un percorso di aggiustamento esteso a 7 anni. Questo vuol dire – ha calcolato Giampaolo Galli, economista dell’Osservatorio conti pubblici italiani – “che l’Italia dovrebbe arrivare gradualmente ad un avanzo del bilancio primario (ossia al netto degli interessi) compreso fra il 3 e il 4 per cento”.
Gli Stati membri in procedura di disavanzo eccessivo dovranno assicurare un miglioramento annuale minimo del saldo complessivo strutturale pari almeno a mezzo punto percentuale di Pil fino a che il disavanzo risulti superiore al 3 per cento del Pil.
I programmi cofinanziati e la difesa
Tutte le spese nazionali per il cofinanziamento dei programmi finanziati dalla Ue saranno escluse dal calcolo delle spese di un governo, creando così incentivi agli investimenti. Le norme aggiungono inoltre un nuovo orientamento, vale a dire la promozione degli investimenti pubblici nei settori prioritari. Non solo azioni pro clima e digitalizzazione, ma anche difesa. Infine, il sistema sarà più adattato a ciascun paese caso per caso, piuttosto che applicare un approccio unico per tutti, e si terrà meglio conto delle preoccupazioni sociali.
Le procedure per deficit
La valutazione del parlamento europeo è che ora “sarà più difficile per la commissione sottoporre uno stato membro a una procedura per i disavanzi eccessivi se saranno in corso investimenti essenziali”. In ogni caso è già previsto che la Commissione apra procedure per deficit eccessivo per il superamento del 3% di deficit/Pil nel 2023 a una decina di paesi, tra cui l'Italia. Il commissario Gentiloni ha detto che ciò accadrà contestualmente alla presentazione del pacchetto di primavera, ovvero il 19 giugno.
Nella ricognizione dell’Upb sull’Italia, come conseguenza della procedura si parla di una “correzione del disavanzo strutturale” con un valore minimo di 0,5 punti percentuali di Pil in termini strutturali. Per il 2025-2027 è previsto una sorta di sconto legato all’incremento della spesa per interessi registrata. Ma “le correzioni di bilancio annuali devono essere coerenti anche con il rispetto degli altri criteri stabiliti dal nuovo quadro di regole nel braccio preventivo”.