Salta il bonus tredicesima: il governo si spacca sul decreto
di Giuseppe ColomboMAURIZIO LEO, MINISTRO DELL'ECONOMIA
(fotogramma)ROMA — La “mancetta” di Natale finisce nel cestino. Acerba e frettolosa: il vocabolario del rigetto di Giancarlo Giorgetti è puntuale e deciso. È lui che ieri ha fermato il decreto legislativo sulla riforma Irpef-Ires che conteneva il “bonus tredicesima” di 100 euro per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 28mila euro.
Risoluto, il titolare del Tesoro, a non derogare al fondamento di ogni provvedimento di spesa: l’indicazione delle coperture. Doveva essere un’ovvietà: è diventata, invece, una grana da risolvere a poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri chiamato a dare il via libera al provvedimento.
Accade tutto in due ore. Alle nove e mezza del mattino sono i tecnici riuniti a Palazzo Chigi per il pre-Consiglio a lanciare l’alert. Sul tavolo c’è la bozza del decreto confezionata al Dipartimento delle Finanze del Mef. La firma “politica” è di Maurizio Leo, il vice di Giorgetti.
La lievitazione
Nella notte il bonus è “lievitato”, da 80 fino a 100 euro: è cambiata anch…
ROMA — La “mancetta” di Natale finisce nel cestino. Acerba e frettolosa: il vocabolario del rigetto di Giancarlo Giorgetti è puntuale e deciso. È lui che ieri ha fermato il decreto legislativo sulla riforma Irpef-Ires che conteneva il “bonus tredicesima” di 100 euro per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 28mila euro.
Risoluto, il titolare del Tesoro, a non derogare al fondamento di ogni provvedimento di spesa: l’indicazione delle coperture. Doveva essere un’ovvietà: è diventata, invece, una grana da risolvere a poche ore dalla riunione del Consiglio dei ministri chiamato a dare il via libera al provvedimento.
Accade tutto in due ore. Alle nove e mezza del mattino sono i tecnici riuniti a Palazzo Chigi per il pre-Consiglio a lanciare l’alert. Sul tavolo c’è la bozza del decreto confezionata al Dipartimento delle Finanze del Mef. La firma “politica” è di Maurizio Leo, il vice di Giorgetti.
La lievitazione
Nella notte il bonus è “lievitato”, da 80 fino a 100 euro: è cambiata anche la soglia di reddito dei beneficiari, salita da 15 a 28mila euro. L’indennità una tantum si è fatta anche più vicina al disegno sul fisco “familiare” caro a Giorgia Meloni: i soldi solo a chi è sposato e ha almeno un figlio «anche se nato fuori dal matrimonio riconosciuto, adottivo o affidato», come si legge nella relazione illustrativa che motiva la scelta con la necessità di dare un sostegno «ai lavoratori che si trovano in condizioni economiche di particolare disagio, anche in considerazione della presenza, nel nucleo familiare, di familiari a carico fiscalmente».
Il requisito del matrimonio, che esclude i single, i conviventi e le coppie omosessuali, genera divisioni nell’esecutivo, tra favorevoli e contrari. Ma è il comma sulle coperture a far deflagrare il cortocircuito.
Per Leo è sufficiente rimandare la questione a metà novembre: a quella data - recita la bozza - un decreto del Mef indicherà l’importo esatto del “bonus tredicesima” in base alle risorse che si riusciranno a recuperare dal concordato preventivo biennale, il patto tra il Fisco e il contribuente che congela le tasse per due anni.
Una misura al buio
Un bonus al buio, coperto con risorse ancora da quantificare. Un azzardo per Giorgetti. La contrarietà allo schema di Leo arriva anche dai tecnici del Dagl, il Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. E il decreto fiscale viene cancellato dall’ordine del giorno del Cdm convocato a metà pomeriggio.
Dal Dipartimento delle Finanze arriva un messaggio rassicurante: il decreto sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri della settimana prossima. Ma prima il provvedimento sarà sottoposto alla manutenzione di Giorgetti.
A chi ha avuto modo di parlargli nelle scorse ore, il ministro ha ripetuto che il decreto doveva essere scritto con più cura, indicando coperture «certe», senza quella fretta che invece ha generato il pasticcio.
E l’impossibilità di “guidare” un provvedimento che contiene anche altre norme controverse, come quella sui premi di risultato. La tassazione tornerà a salire, al 10%, per i premi fino a 3mila euro, dal 5% del 2023-2024. Ai lavoratori “premiati” con il bonus bisognerà spiegare anche questo.