Direttiva case green, Bankitalia: “Interventi pubblici siano selettivi: priorità a famiglie meno abbienti”
di Rosaria AmatoROMA – Non si ripetano gli errori del Superbonus, «un unicum nel panorama internazionale», caratterizzato da «un costo ingente e ben superiore a quello stimato» ma anche da «risultati modesti in termini di abbattimento delle emissioni di CO2». Una misura regressiva andata in parte persino a una quota di famiglie che avrebbero effettuato gli interventi di efficientamento energetico «anche in assenza di agevolazioni». In uno studio appena pubblicato (“Il miglioramento dell'efficienza energetica delle abitazioni in Italia: lo stato dell'arte e alcune considerazioni per gli interventi pubblici”) Bankitalia dà una serie di indicazioni per la nuova stagione di adeguamento energetico degli immobili, dettata dalla direttiva sulle case Green, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo a marzo.
Il nuovo programma di interventi deve necessariamente poter contare sul coordinamento dello Stato, e anche su agevolazioni e incentivi che però, a differenza che nel passato, devono essere indiri…
ROMA – Non si ripetano gli errori del Superbonus, «un unicum nel panorama internazionale», caratterizzato da «un costo ingente e ben superiore a quello stimato» ma anche da «risultati modesti in termini di abbattimento delle emissioni di CO2». Una misura regressiva andata in parte persino a una quota di famiglie che avrebbero effettuato gli interventi di efficientamento energetico «anche in assenza di agevolazioni». In uno studio appena pubblicato (“Il miglioramento dell'efficienza energetica delle abitazioni in Italia: lo stato dell'arte e alcune considerazioni per gli interventi pubblici”) Bankitalia dà una serie di indicazioni per la nuova stagione di adeguamento energetico degli immobili, dettata dalla direttiva sulle case Green, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo a marzo.
Il nuovo programma di interventi deve necessariamente poter contare sul coordinamento dello Stato, e anche su agevolazioni e incentivi che però, a differenza che nel passato, devono essere indirizzati «prevalentemente alle famiglie bisognose» e «a parità di condizioni familiari, alle abitazioni meno efficienti in termini energetici», privilegiando quelle «occupate per la maggior parte del tempo», e dunque non le seconde o terze case.
Il governo italiano ha votato contro la direttiva, approvata dall’Ecofin a metà aprile. «Chi paga?», ha chiesto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Lo studio di Bankitalia risponde anche a questa domanda, analizzando gli strumenti già enucleati dall’articolo 15 della direttiva Ue, e spiegandone pro e contro, anche sulla base delle esperienze degli altri Paesi. Anche gli economisti di via Nazionale ritengano che i nuovi sostegni pubblici all’efficientamento energetico debbano «neutralizzare il più possibile l’impatto sui conti pubblici», a differenza del Superbonus che sta costando oltre 120 miliardi. Ma questo non si significa che lo Stato non debba intervenire coordinando, promuovendo e indirizzando gli interventi (e non mettendosi di traverso, come ha fatto finora).
Secondo Bankitalia dovrebbe essere istituito un fondo statale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblico, che si faccia carico non solo dei costi degli interventi, ma anche della loro progettazione. Tolta però questa categoria di immobili, in tutti gli altri casi andrà utilizzato un mix di strumenti, che tenga conto delle diverse esigenze, e preveda una forma di compartecipazione da parte dei proprietari, per «limitare rischi di azzardo morale». Gli interventi andranno anche modulati sulla base delle caratteristiche patrimoniali dei proprietari dell’immobile. Tra le possibilità, ci sono i mutui green, offerti ormai da molte banche, e finanziati a monte da istituzioni come la Banca Europea degli investimenti. Per facilitare l’accesso, sarebbe opportuno «il riconoscimento di agevolazioni fiscali o di garanzie pubbliche».
Un’altra strada, più innovativa, potrebbe essere quella (già attuata in diversi Paesi europei) di «schemi di addebito in bolletta che, grazie all’intervento della società che fornisce energia, consentono al consumatore di finanziare i lavori di efficientamento con i risparmi conseguiti sulla fornitura». Un sistema che, come per i mutui green, si base su un partenariato pubblico-privato e che richiede una normativa ad hoc.
Per facilitare l’accesso agli strumenti di supporto, e aiutare le famiglie a capire su cosa possono contare, la direttiva suggerisce l’istituzione di sportelli unici, «strumenti di consulenza accessibili e trasparenti», che selezionino anche gli appaltatori, i progettisti, le imprese di costruzione.
Evidentemente tutte queste forme di intervento e coordinazione richiedono risorse pubbliche. Il governo può ricavarle da fondi europei come il Fondo Sociale, o Repower Eu. Oppure, suggerisce ancora via Nazionale, può prenderle da «selezionati tagli ai sussidi ambientalmente dannosi e dall’introduzione di un sistema di carbon pricing, complementare all’EU-ETS». L’importante è che non ci siano clamorosi, e improvvisi passi indietro come è avvenuto per il Superbonus: l’Ance, l’associazione dei costruttori, ha sempre lamentato il taglio improvviso dei fondi, che ha lasciato diversi cantieri in una situazione incerta e di difficile gestione. «Sarebbe necessario assicurare un adeguato livello di stabilità e certezza dell’incentivo», conclude Bankitalia.