Patuano (Cellnex): “Compriamo tetti e terreni, niente più sfratti per le nostre antenne”
dalla nostra inviata Sara BennewitzMADRID - Marco Patuano, in meno di un anno alla guida di Cellnex, gruppo leader europeo delle torri, ha fatto una rivoluzione: la società è tornata a generare cassa, ha ceduto asset non strategici come l’Irlanda e ha recuperato la pagella da S&P.
Nel futuro il gruppo spagnolo pianifica una crescita solida, conta di remunerare i soci con buy back e dividendi, studia nuove dismissioni come l’Austria, ma anche acquisizioni di torri in Europa e l’acquisto dei terreni dove sono ubicate.
Dopo la crescita per acquisizioni della passata gestione, ora Cellnex punta a diventare un’infrastruttura che cresce organicamente e remunera i soci. Che ne pensano gli azionisti storici, come Benetton (10%) e Gic?
«Siamo il leader delle torri europee e abbiamo gestito co…
MADRID - Marco Patuano, in meno di un anno alla guida di Cellnex, gruppo leader europeo delle torri, ha fatto una rivoluzione: la società è tornata a generare cassa, ha ceduto asset non strategici come l’Irlanda e ha recuperato la pagella da S&P.
Nel futuro il gruppo spagnolo pianifica una crescita solida, conta di remunerare i soci con buy back e dividendi, studia nuove dismissioni come l’Austria, ma anche acquisizioni di torri in Europa e l’acquisto dei terreni dove sono ubicate.
Dopo la crescita per acquisizioni della passata gestione, ora Cellnex punta a diventare un’infrastruttura che cresce organicamente e remunera i soci. Che ne pensano gli azionisti storici, come Benetton (10%) e Gic?
«Siamo il leader delle torri europee e abbiamo gestito con successo il consolidamento delle antenne tlc nel Vecchio Continente. In alcuni Paesi, come l’Italia, per ragioni di Antitrust non potremmo crescere ancora, neanche volendo. In altri dove già siamo - come Spagna, Danimarca, Polonia e Svezia - quando si creasse l’opportunità per consolidare la nostra posizione, la valuteremo. Fatta la rete europea, dobbiamo massimizzare il ritorno di un’industria che ha la fortuna di avere investimenti e ricavi molto prevedibili. Su questa base, data la forte generazione di cassa, abbiamo detto che vogliamo iniziare a remunerare i soci almeno dal 2026 e almeno per 3 miliardi di euro, se non prima e se non di più. I family office, come la Edizione dei Benetton, piuttosto che i fondi sovrani come Gic, credo siano contenti di investire in una società che sarà capace di garantire importanti flussi di dividendi».
In un momento di tassi alti e rendimenti delle obbligazioni interessanti, il nostro titolo è penalizzato
Nonostante le dismissioni e la riduzione del debito, il titolo resta sotto pressione. Come mai?
«In un momento di mercati e di tassi alti, e di rendimenti delle obbligazioni interessanti, Cellnex è penalizzata. Per questo oggi avrebbe più senso remunerare i soci con dei piani di buy back. Intanto il cda, all’unanimità, ha deciso che d’ora in avanti il 20% del suo compenso sarà corrisposto in azioni. Una dimostrazione di quanto crede nelle potenzialità del gruppo, e per allineare gli interessi del board con quelli di Cellnex».
Quali sono i nuovi driver di crescita?
«Le nostre grandi rivali americane hanno investito pesantemente nei terreni dove insistono le torri: un modo per aumentare il margine della rete, e per avere la garanzia che da quel sito nessun proprietario potrà mai mandarti via. Abbiamo appena costituito una nuova società, Celland, dedicata a comprare i terreni e il diritto di superficie dei tetti, dove sono le nostre torri. Siamo padroni solo del 14% dei siti dove insistono le nostre 112 mila antenne: è un segmento interessante».
Il 5G è un business che ci interessa, abbiamo costruito infrastrutture neutrali in stadi e metro, tra cui la M4 di Milano
E che dice delle reti di small cell in vista del lancio dei servizi 5G?
«È un business dove siamo e che ci interessa, dove abbiamo costruito alcune infrastrutture neutrali come negli stadi e nelle metropolitane, tra cui la M4 di Milano, e in alcuni casi dove invece forniamo solo il servizio. Abbiamo appena siglato con un noto colosso europeo che produce mobili un contratto per gestire l’infrastruttura dei suoi 144 punti vendita in Europa. Vedo interessanti opportunità, ma restiamo focalizzati sulle torri».
Invece che ne pensa della diversificazione sui data center?
«Abbiamo alcuni data center in Spagna e Francia, valuteremo se è un settore interessante».
In Italia si torna a parlare della fusione tra Rai Way e EI Towers: che ne pensa della nascita del futuro colosso delle torri tv?
«Gestiamo la rete broadcasting della Spagna, un settore che conosco bene. Anche se è un business declinante, richiede investimenti limitati e continuerà a darci soddisfazioni nel tempo. Sono felice che finalmente in Italia si studi un’operazione strategica di consolidamento che creerà valore per tutti. Del resto in Francia, Inghilterra e Spagna già esiste una solo rete di torri broadcasting».
Confido che la prossima Commissione Ue avrà un atteggiamento meno restrittivo sulle acquisizioni. Per garantire ai consumatori un buon servizio, gli operatori devono avere un ritorno adeguato
Dopo la forte ondata di consolidamento degli ultimi anni, le grandi fusioni e acquisizioni si sono fermate. Che prevede?
«Ho apprezzato molto le dichiarazioni del commissario Ue Thierry Breton sul white paper dell’Ue, che auspica un consolidamento del settore telefonico europeo. In vista delle elezioni di giugno, confido che la prossima Commissione avrà un atteggiamento meno restrittivo, perché, per investire e garantire ai consumatori un buon servizio, gli operatori devono essere in grado di avere un ritorno adeguato. Con il futuro corso dell’Antitrust Ue, mi aspetto che riparta un ondata di consolidamento nelle tlc. Sicuramente nelle infrastrutture, dove è già stato dimostrato che esistono sinergie a vantaggio di tutti, ma anche tra gli operatori, che oggettivamente, in molti Paesi, tra cui in Italia, stanno incontrando difficoltà»