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Usa, inflazione non si raffredda e allontana la riduzione dei tassi

JOE BIDEN (afp)
Prezzi e crescita ridotta rischiano di complicare la nuova corsa di Biden per la Casa Bianca
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NEW YORK — Cattive notizie, per il presidente Biden e non solo, dal fronte dell’inflazione.

Il calo dei prezzi infatti sta frenando negli Stati Uniti, e questo non solo mette in dubbio l’aspettativa che la Federal Reserve inizi a tagliare i tassi prima delle elezioni del 5 novembre, ma crea pericoli anche per l’auspicato atterraggio morbido dell’economia americana, dopo i contraccolpi della pandemia di Covid.

Secondo i dati pubblicati ieri, a marzo le Personal Consumption Expenditures sono aumentate del 2,7% rispetto all’anno scorso, e dello 0,2% rispetto a febbraio.

Alimentari e carburanti

Se si tolgono i beni più volatili, come alimentari e carburante, l’inflazione è rimasta al 2,8% su base annua. Siccome il Pec è l’indice più seguito dalla Fed in materia, molti analisti si aspettano che durante la riunione della prossima settimana la banca centrale non solo lascerà i tassi invariati.

Ma farà capire che la riduzione del costo del denaro difficilmente arriverà prima di settembre, e p…

NEW YORK — Cattive notizie, per il presidente Biden e non solo, dal fronte dell’inflazione.

Il calo dei prezzi infatti sta frenando negli Stati Uniti, e questo non solo mette in dubbio l’aspettativa che la Federal Reserve inizi a tagliare i tassi prima delle elezioni del 5 novembre, ma crea pericoli anche per l’auspicato atterraggio morbido dell’economia americana, dopo i contraccolpi della pandemia di Covid.

Secondo i dati pubblicati ieri, a marzo le Personal Consumption Expenditures sono aumentate del 2,7% rispetto all’anno scorso, e dello 0,2% rispetto a febbraio.

Alimentari e carburanti

Se si tolgono i beni più volatili, come alimentari e carburante, l’inflazione è rimasta al 2,8% su base annua. Siccome il Pec è l’indice più seguito dalla Fed in materia, molti analisti si aspettano che durante la riunione della prossima settimana la banca centrale non solo lascerà i tassi invariati.

Ma farà capire che la riduzione del costo del denaro difficilmente arriverà prima di settembre, e potrebbe anche non avvenire proprio entro fine anno. I più pessimisti iniziano addirittura a temere nuovi rialzi.

Wall Street non ha reagito male, perché si aspettava anche di peggio. La consigliera economica di Biden, Lael Brainard, ha commentato che «mentre l’inflazione è scesa di oltre il 60% dal suo picco, il rapporto di oggi rafforza il nostro lavoro in corso per abbassare i costi».

I distributori di benzina

Il problema è che i cittadini non guardano alle statistiche, ma ai prezzi nei supermercati o nei distributori di benzina, da cui ricevono l’impressione di essere penalizzati.

Ciò complica il recupero di Biden nei sondaggi per le presidenziali, dove Trump ha perso un po’ di terreno negli ultimi mesi, ma resta avanti.

Se uno ci aggiunge che il mese scorso il pil è aumentato solo dell’1,6%, viene il timore di trovarsi in un vicolo cieco, perché la Fed non può abbassare i tassi per tenere a bada l’inflazione, ma così frena l’economia che rischia di mancare l’atterraggio morbido.

Una miscela assai pericolosa per il capo della Casa Bianca, che da una parte vorrebbe la riduzione del costo del denaro per accelerare la crescita, ma dall’altra teme una nuova impennata dell’inflazione che lo danneggerebbe alle urne.

La riforma Trump

Sono preoccupazioni che invece non affliggono Trump, se è giusta la notizia pubblicata dal Wall Street Journal, secondo cui i suoi consiglieri stanno preparando una riforma che toglierebbe alla banca centrale l’autonomia decisionale, se vincesse le elezioni del 5 novembre.

Il prossimo anno, così, i tassi li detterebbe lui.

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