✕

Luciani: “Sulla Autonomia una inutile forzatura del governo, copre una maggioranza divisa”

MASSIMO LUCIANI 
Intervista al costituzionalista: “Non c’è alcuna idea su come reperire le risorse necessarie e come distribuirle tra Regioni, povere e ricche”
2 minuti di lettura

ALLA Camera ecco l’ennesima forzatura della maggioranza sull’autonomia, oltre 21 mila emendamenti minacciati dal “canguro”.

È accettabile professor Massimo Luciani?
«L’accelerazione dei tempi di una riforma di questa importanza lascia davvero molto perplessi. È facile comprendere la finalità politica che la maggioranza sta perseguendo, ma per fare un passo di questa portata occorre ben altra considerazione delle esigenze del Paese, che si possono capire soltanto con un’istruttoria attenta e meditata, che finora è mancata».

L’impianto complessivo è debole, trova anche nel centrodestra riserve e perplessità

È stato perfino ripetuto un voto in cui la maggioranza era andata sotto…
«Testimonia la debolezza dell’impianto complessivo, che evidentemente trova anche nella maggioranza riserve e perplessità: la compattezza ostentata negli ultimi tempi è più apparente che reale».

Schlein parla di “dittatura della maggioranza”.
«È da molto tempo che il Parlamento è spesso subalterno all’Esecutivo.…

ALLA Camera ecco l’ennesima forzatura della maggioranza sull’autonomia, oltre 21 mila emendamenti minacciati dal “canguro”.

È accettabile professor Massimo Luciani?
«L’accelerazione dei tempi di una riforma di questa importanza lascia davvero molto perplessi. È facile comprendere la finalità politica che la maggioranza sta perseguendo, ma per fare un passo di questa portata occorre ben altra considerazione delle esigenze del Paese, che si possono capire soltanto con un’istruttoria attenta e meditata, che finora è mancata».

L’impianto complessivo è debole, trova anche nel centrodestra riserve e perplessità

È stato perfino ripetuto un voto in cui la maggioranza era andata sotto…
«Testimonia la debolezza dell’impianto complessivo, che evidentemente trova anche nella maggioranza riserve e perplessità: la compattezza ostentata negli ultimi tempi è più apparente che reale».

Schlein parla di “dittatura della maggioranza”.
«È da molto tempo che il Parlamento è spesso subalterno all’Esecutivo. L’abuso dei decreti legge e la cattiva pratica dei maxi emendamenti assistiti dalla questione di fiducia, per esempio, non sono una novità. E solo un recupero della logica del parlamentarismo e dell’idea di Parlamento che ha la Costituzione potrebbe riportarci sulla retta via».

Il premierato, la riforma più incisiva, rappresenta un autentico stravolgimento del disegno costituzionale

È accettabile lo scambio tra autonomia, premierato, e a breve anche separazione delle carriere, per dare un contentino a ogni forza politica che compone il governo?
«Questo dovrebbe chiederlo ai partiti della maggioranza, i quali dovrebbero spiegare se la loro identità non sia compromessa dall’adesione a ipotesi di riforma che non sono nelle corde di tutte le componenti. Va da sé però che quella più incisiva è il premierato, sia perché di rango costituzionale (e la stessa Consulta avrà difficoltà a porre rimedio ai malfunzionamenti che determinerebbe), sia perché è un autentico stravolgimento del disegno costituzionale».

Voi giuristi non vi siete risparmiati nel criticare l’autonomia differenziata. Proprio lei ha detto che “nessuna attenzione” i Costituenti hanno prestato al “modello del regionalismo competitivo” che invece si palesa con questo testo.
«È così. L’unico modello di regionalismo e di federalismo che in Europa ha dimostrato di funzionare è quello cooperativo, ma questo modello avrebbe richiesto di potenziare le istituzioni di coordinamento tra Stato e autonomie, alle quali, invece, colpevolmente, nessuno sta pensando in concreto».

Il nostro Paese, che ha differenze economiche e sociali così vistose, avrebbe bisogno di un massimo e non di un minimo di solidarietà

La maggioranza vuole Regioni ricche e Regioni povere. E dà vita a una riforma che spinge a destra l’elettorato pur di ottenere benefici e scatenare la guerra tra poveri.
«In realtà questo sarebbe evitabile se si facesse davvero funzionare l’idea dei livelli essenziali delle prestazioni, i cosiddetti Lep, da riconoscere paritariamente su tutto il territorio nazionale. Ma i nodi problematici di questa idea non sono stati sciolti e non c’è alcuna chiarezza sul reperimento delle risorse necessarie e sulla loro distribuzione. Una volta di più fa difetto quell’accurata istruttoria su costi e benefici della riforma di cui ho parlato all’inizio».

I sindaci l’hanno gridato in piazza in tutti i modi possibili, a Napoli come a Milano, sostenendo che l’autonomia differenziata minaccia la scuola, la sanità, i trasporti uguali per tutti. È un pericolo reale?
«Certo. Un Paese come il nostro, che ha differenze economiche e sociali così vistose, avrebbe bisogno di un massimo e non di un minimo di solidarietà, mentre il disegno della riforma, al di là delle apparenze, non lo garantisce».

Il solidarismo è una componente essenziale anche della cultura cattolica

Anche i vescovi sostengono che crea obiettive diseguaglianze.
«Non sorprende affatto, visto che il solidarismo è una componente essenziale anche della cultura cattolica».

Che margini potrà avere la Consulta per rimediare ai guasti dell’autonomia differenziata?
«Siamo pur sempre di fronte a una legge ordinaria che dunque è pienamente sindacabile dal giudice costituzionale. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che per aggiustare gli errori che furono commessi con la riforma del Titolo quinto della Costituzione nel 2001 ci sono voluti anni. Ma il Paese non si può permettere nuovamente questo lusso».

Leggi i commenti