Discovery sfida Rai e Mediaset con il brand Cnn. Casting aperto per il capo delle news
di Aldo FontanarosaROMA – Un’informazione con marchio Cnn: equilibrata e presente sia sul grande schermo e sia sul web. Un centravanti dell’intrattenimento - Amadeus - impiegato forse nel programma che conosce meglio (i Soliti ignoti). Un’offerta a pagamento (Max) che sfidi Netflix, ma in un momento certo duro per lo streaming via web.
Discovery - terza forza della nostra televisione per ascolti nelle 24 ore - prepara così la nuova cruciale stagione, sotto la guida esperta dell’ad Alessandro Araimo.
Una stagione che può portare la sua rete ammiraglia (il Nove) a superare intanto Rete4 e RaiDue nelle classifiche Auditel, anche grazie alla forza delle news.
Il casting per il direttore
Discovery, attenzione, non avrà un vero Tg. Non in prima battuta. Per il momento punterà ad un’informazione sperimentale, organizzata in pillole e spazi vel…
ROMA – Un’informazione con marchio Cnn: equilibrata e presente sia sul grande schermo e sia sul web. Un centravanti dell’intrattenimento - Amadeus - impiegato forse nel programma che conosce meglio (i Soliti ignoti). Un’offerta a pagamento (Max) che sfidi Netflix, ma in un momento certo duro per lo streaming via web.
Discovery - terza forza della nostra televisione per ascolti nelle 24 ore - prepara così la nuova cruciale stagione, sotto la guida esperta dell’ad Alessandro Araimo.
Una stagione che può portare la sua rete ammiraglia (il Nove) a superare intanto Rete4 e RaiDue nelle classifiche Auditel, anche grazie alla forza delle news.
Il casting per il direttore
Discovery, attenzione, non avrà un vero Tg. Non in prima battuta. Per il momento punterà ad un’informazione sperimentale, organizzata in pillole e spazi veloci.
Il casting per il direttore dell’informazione è già partito e conduce, come identikit, a un professionista esperto senza essere in età da pensione; conoscitore della tv, di Internet e dell’intelligenza artificiale applicata al giornalismo; indipendente; capace di condurre anche trasmissioni di approfondimento.
Piace Giovanni Floris (ma è ancora sotto contratto con la7).
I grandi investitori
Gli editori delle notizie, di passaporto Usa, hanno spesso lanciato iniziative nel nostro Paese. E tutte le volte hanno avuto timore ad appoggiare uno dei due poli. Una qualche cautela richiedono anche i programmi di inchiesta.
Gli approfondimenti di Discovery - sempre con il marchio Cnn - certo non faranno sconti ai colossi industriali. Nello stesso tempo, non dovranno entrare in rotta di collisione - sistematicamente - con aziende così ricche.
Aziende che, detto senza ipocrisie, sono tra i maggiori investitori pubblicitari del Paese.
L’invenzione della Bbc
Sul marchio, c’è poco da inventare. Proprietà della statunitense “Warner Bros. Discovery” (41,3 miliardi di fatturato nel 2023), l’italiana Discovery ne ha in casa uno tra i più suggestivi: Cnn, appunto. E la casa madre Cnn Worldwide è guidata oggi da Mark Thompson, che certo merita a una riflessione.
Thompson ha lavorato otto anni (dal 2004 al 2012) alla Bbc. E lì, alla televisione pubblica inglese, ha creato iPlayer. Grazie a questa piattaforma, da anni i programmi tv della Bbc sono disponibili via Internet, oltre che nell’etere. L’invenzione data 2007.
Poi Thompson è stato presidente e ad della New York Times Company (fino al 2020). Negli Stati Uniti ha preso in mano una cattedrale del giornalismo mondiale (l’editore del New York Times); l’ha liberata da rughe e ragnatele; quindi l’ha trasformata in una potenza dell’informazione digitale.
L’era degli algoritmi
Il pregevole sito del New York Times è scritto in inglese (ovvio), ma anche in spagnolo e cinese elementare. E le traduzioni, controllate da una squadra di umani madre lingua, sono possibili grazie all’uso massivo dell’intelligenza artificiale.
Questo modello multilingue - lo stesso di El Pais in Spagna e Le Monde in Francia - può trovare applicazione anche nella redazione italiana di Cnn, per la prima volta nel nostro Paese.
In altre parole, la redazione potrà usare (tradotti anche dagli algoritmi) tutti i contenuti della casa madre Cnn. Parliamo di una “libreria” di prodotti d’eccellenza che confluirà anche nell’offerta a pagamento di Discovery (presto ribattezzata Max).
Le porte girevoli
Ora, la strada non sarà certo in discesa nella televisione in streaming. Intanto concorrenti come Amazon Prime, Apple TV+, Disney+, Paramount+ e la stessa Netflix restano temibili.
Ma soprattutto lo streaming a pagamento conosce una stagione problematica, complice il gioco delle “porte girevoli” praticato in tutto il mondo e, con evidenza, negli Usa.
Il 22 aprile, proprio il New York Times dà conto di una moda che ha contagiato 29 milioni di persone negli Stati Uniti, un quarto degli abbonati agli editori dello streaming.
Negli ultimi due anni, questa legione di telespettatori ha abbandonato le piattaforme per almeno 3 volte e più. In sostanza le persone si abbonano a una piattaforma in coincidenza con l’arrivo di una serie o di un film imperdibile.
Il tasso d’infedeltà
Poi ne escono (con un clic) per passare alla piattaforma concorrente, che intanto propone un altro contenuto irrinunciabile. I dati arrivano da una società d’indagine, Antenna, che studia il “tasso d’infedeltà” degli abbonati, che è poi l’incubo vero di tutti gli editori.
In questo clima incerto, Netflix annuncia una mossa oscurantista che allarma gli analisti. Dal 2025, la società pilota dello streaming a pagamento non comunicherà più al mercato il numero degli abbonati né il rendimento medio (Arpu), per ognuno di loro.
Netflix spiega che queste informazioni stanno perdendo di significato. La nuova stagione è segnata da una stretta nella condivisone delle credenziali e da offerte di visione con spot. Dunque le metriche che contano davvero sono quelle sulla redditività dell’azienda.
La stagione matura
Ma gli analisti temono che la scelta sia il sintomo di un cambiamento di scenario. Lo streaming a pagamento sarebbe entrato in una stagione matura dove sarà difficile conquistare legioni di nuovi abbonati e dove i tassi di crescita non saranno dichiarati, perché modesti.
Una stagione dove tanti concorrenti nel mondo di Netflix già conoscono perdite.
Due milioni di abbonati
In questo scenario complesso, Max di Discovery dovrà farsi largo anche in Italia (a partire dal 2026). Qui da noi, ovviamente, Max non partirà da zero.
L’attuale piattaforma a pagamento di Discovery (si chiama Discovery+) ha all’attivo circa 2 milioni di sottoscrittori (la gran parte clienti di Tim VISION).
Un report della Seeking Alpha pronostica che Max, al netto delle difficoltà, possa avere una crescita degli abbonati (il Cagr) del 15% e del loro rendimento medio del 5% (nel mondo, ogni anno). Si vedrà sul campo, in Italia.
Il duello con Viale Mazzini
Altro terreno di gioco è quello dei format tv. Ora, tu non prendi un attaccante come Amadeus se non puoi farlo giocare nel suo stadio preferito.
Per questo motivo, Discovery farà di tutto per strappare alla Rai il formato dei Soliti ignoti (proprietà dei Banijay, con cui Discovery si relaziona anche per Che tempo che fa di Fabio Fazio). La Rai, che sta trattando con Banijay un contratto di fornitura di format di 4 anni, chiede con forza di conservare i Soliti ignoti, ovvio.
Nella partita dei format, la tv più protetta è Mediaset che - felice intuizione di Pier Silvio Berlusconi - coltiva con premura la “fabbrica” interna di programmi, Fascino.
La Fascino è al 50% di Rti (Mediaset) e al 50% di Maria De Filippi. Proprio quella De Filippi che Discovery corteggia con ardore da 6 anni, e ancora oggi, ma senza riuscire a sedurla.