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Salta il bonus tredicesima. Solo a gennaio 100 euro ai dipendenti con redditi fino a 28 mila euro

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La premier costretta a rinviare la promessa elettorale: non ci sono coperture per erogare l’indennità a dicembre. L’annuncio all’incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil a Palazzo Chigi, a 48 ore dalla Festa dei lavoratori.
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ROMA - La promessa elettorale di Giorgia Meloni si infrange contro il dato di realtà che arriva dal Tesoro: non ci sono soldi per finanziare il “bonus tredicesima”. Davanti ai leader di Cgil, Cisl e Uil, convocati a Palazzo Chigi a 48 ore dalla festa del Primo Maggio, è la premier ad annunciare lo slittamento: l’indennità una tantum per i lavoratori dipendenti, con redditi fino a 28 mila euro, arriverà solo a gennaio dell’anno prossimo. E non a tutti.

I requisiti

Il beneficio assumerà la forma della detrazione, stando a quanto riferito dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, presente all’incontro con i sindacati. La platea è ristretta: le famiglie con almeno un figlio a carico, i genitori soli (vedovi) con un solo figlio, le ragazze madri con un minorenne.

Pochi soldi

Come anticipato da Repubblica, il governo è stato costretto a ricorrere al “piano B”, allestito negli scorsi giorni quando il pressing della presidente del Consiglio e di Leo sui tecnici del ministero dell’Economia…

ROMA - La promessa elettorale di Giorgia Meloni si infrange contro il dato di realtà che arriva dal Tesoro: non ci sono soldi per finanziare il “bonus tredicesima”. Davanti ai leader di Cgil, Cisl e Uil, convocati a Palazzo Chigi a 48 ore dalla festa del Primo Maggio, è la premier ad annunciare lo slittamento: l’indennità una tantum per i lavoratori dipendenti, con redditi fino a 28 mila euro, arriverà solo a gennaio dell’anno prossimo. E non a tutti.

I requisiti

Il beneficio assumerà la forma della detrazione, stando a quanto riferito dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, presente all’incontro con i sindacati. La platea è ristretta: le famiglie con almeno un figlio a carico, i genitori soli (vedovi) con un solo figlio, le ragazze madri con un minorenne.

Pochi soldi

Come anticipato da Repubblica, il governo è stato costretto a ricorrere al “piano B”, allestito negli scorsi giorni quando il pressing della presidente del Consiglio e di Leo sui tecnici del ministero dell’Economia si è dovuto misurare con un bilancio 2024 privo di risorse da destinare a nuove misure.

Ecco perché il bonus sarà caricato sul bilancio dell’anno prossimo. “Purtroppo non abbiamo disponibilità finanziarie cospicue per erogare di più in questa fase”, ha riconosciuto Leo parlando di una spesa di 100 milioni per l’una tantum di gennaio.

A certificare il rinvio sarà il decreto legislativo Irpef-Ires che domani mattina sarà approvato dal Consiglio dei ministri.

La premier: “Difendiamo il potere d’acquisto”

Nonostante il posticipo della misura, Meloni rivendica il risultato: “Questo provvedimento - ha detto ai sindacati - rientra nel più ampio lavoro che il governo ha portato avanti finora per difendere il potere d'acquisto delle famiglie e dei lavoratori, segnatamente quelli più esposti”.

Gli sgravi per le assunzioni

Sul tavolo del Cdm non ci sarà un decreto “Primo Maggio”. L’anno scorso la premier annunciò lo stop al Reddito di cittadinanza e il taglio di 7 punti percentuali del cuneo contributivo. Quest’anno, invece, all’indennità di gennaio riuscirà ad aggiungere solo mini-sgravi per le assunzioni di donne, giovani ed ex percettori di Reddito.

A dare forma alle nuove misure è il decreto che riscrive le politiche di coesione (75 miliardi, di cui 43 di risorse europee). Nella bozza del provvedimento è prevista, infatti, la riduzione degli oneri contributivi per i nuovi assunti per due anni.

“Accanto alle misure per sostenere il lavoro dipendente sono previste specifiche disposizioni per favorire l’avvio di nuove attività distinte per il centro nord e il Mezzogiorno”, spiegano fonti di governo. Che aggiungono: “Queste misure di sostegno all’occupazione si accompagnano azioni per riqualificare i lavoratori di grandi imprese in crisi per favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro”.

La riforma dei fondi di Coesione

Nel decreto ci saranno anche norme per sostenere la ricerca e l’innovazione, “con particolare riferimento ai settori della transizione energetica e digitale, secondo quanto si apprende da fonti dell’esecutivo.

Per l’istruzione sono previste misure per sostenere l’estensione del tempo pieno. Spazio anche alla riqualificazione delle aree industriali, con interventi per la produzione di energie da fonti rinnovabili. Il decreto prevede, inoltre, misure per la riqualificazione e la messa in sicurezza del patrimonio culturale italiano.

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