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La previdenza integrativa e la pensione degli italiani

(ansa)
L’evento di Affari&Finanza del 6 maggio, a Milano, mette al centro del dibattito le entrate dopo la vita lavorativa
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In un Paese come l’Italia dove il welfare è la principale voce di spesa pubblica, non si può non mettere al centro dell’agenda economica il tema della pensione e della previdenza integrativa. Lo scorso anno sono stati spesi 637,7 miliardi di euro in welfare, pari al 33,1% del Prodotto interno lordo italiano e al 58,6% della spesa pubblica. Un numero che ci colloca al sesto gradino dei valori più elevati all’interno dell’Unione europea. E di questi miliardi, più o meno la metà, ben 317,5, sono stati spesi in previdenza. Basterebbero queste percentuali per mettere l’argomento in cima all’agenda di ogni governo, anche perché guardando al passato i trend di spesa sono tutt’altro che rassicuranti, non avendo mai smesso di crescere. Nel 2014 la spesa previdenziale era di 256,6 miliardi e, per arrivare ai livelli attuali, ha registrato un tasso di crescita annuale del 2,4%.

L’evento

Il tema della sostenibilità del nostro sistema pensionistico sarà al centro dell’evento “L’Italia, le pension…

In un Paese come l’Italia dove il welfare è la principale voce di spesa pubblica, non si può non mettere al centro dell’agenda economica il tema della pensione e della previdenza integrativa. Lo scorso anno sono stati spesi 637,7 miliardi di euro in welfare, pari al 33,1% del Prodotto interno lordo italiano e al 58,6% della spesa pubblica. Un numero che ci colloca al sesto gradino dei valori più elevati all’interno dell’Unione europea. E di questi miliardi, più o meno la metà, ben 317,5, sono stati spesi in previdenza. Basterebbero queste percentuali per mettere l’argomento in cima all’agenda di ogni governo, anche perché guardando al passato i trend di spesa sono tutt’altro che rassicuranti, non avendo mai smesso di crescere. Nel 2014 la spesa previdenziale era di 256,6 miliardi e, per arrivare ai livelli attuali, ha registrato un tasso di crescita annuale del 2,4%.

L’evento

Il tema della sostenibilità del nostro sistema pensionistico sarà al centro dell’evento “L’Italia, le pensioni e la previdenza complementare” che Affari&Finanza organizza lunedì 6 maggio a Milano (qui il link per l’iscrizione), dove a parlare della situazione del welfare italiano con il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, interverrà il neo eletto presidente dell’Inps, Gabriele Fava. Secondo uno studio di European House Ambrosetti, oggi un pensionato su tre percepisce una pensione inferiore a mille euro al mese e la situazione potrebbe peggiorare in futuro perché il tasso di sostituzione attuale, ovvero a che percentuale del nostro ultimo stipendio corrisponde la nostra pensione (oggi pari all’81,5%), è destinato a scendere progressivamente fino ad arrivare al 67,6% nel 2050.

In questo scenario, ben si capisce come il ricorso alla previdenza integrativa possa ribilanciare la componente pubblica destinata ad assottigliarsi sempre di più. Eppure nel nostro Paese, sono in pochi ad aver intrapreso questa strada. Secondo i dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rielaborati dall’Ufficio Studi di European House Ambrosetti, la previdenza pubblica contribuisce per il 75% al reddito degli individui con più di 65 anni, mentre la previdenza complementare solo per il 5,3%, contro percentuali molto più elevate in Paesi come Germania (13,7%), Francia (15,4%), Regno Unito (41,8%) e Paesi Bassi (44,9%). Le risorse gestite dalla previdenza complementare ammontano a 223 miliardi in Italia e sono pari solo al 12,7% del Pil, un valore 10 volte inferiore la media dei Paesi Ocse.

Il ruolo della pensione integrativa

Nell’evento di Affari&Finanza a illustrare i numeri della previdenza integrativa interverrà la presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Francesca Balzani.

Un maggior ruolo della previdenza complementare è fondamentale per mantenere il tasso di sostituzione intorno ai livelli attuali (80%). E se è vero che negli ultimi dieci anni, anche grazie alle forme silenzio-assenso, le posizioni sono aumentate del 73% fino ad arrivare ad essere 10,7 milioni, serve fare ancora di più. La partecipazione alla previdenza complementare è pari al 36,2% dei lavoratori contro l’ 84% in Germania e il 93% nei Paesi Bassi.

A spiegare le motivazioni del ritardo italiano e a discutere su come aumentare le adesioni e migliorare il settore, interverranno nel dibattito di lunedì prossimo molti operatori del settore. Parleranno Maurizio Binetti, responsabile life & savings AXA Italia, Massimiliano Lattanzi, responsabile sviluppo previdenza complementare di Arca Fondi SGR, Andrea Novelli, amministratore delegato di Poste Vita, Davide Passero, amministratore delegato Alleanza Assicurazioni e Nadia Vavassori, responsabile Fondi pensione aperti, Amundi SGR.

L’educazione finanziaria

Con il professore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Bocconi, Tommaso Nannicini, invece, verrà affrontato un altro tema cruciale, quello dell’educazione finanziaria.

Secondo i dati dell’indagine condotta nel 2023 dall’Ocse in collaborazione con il Network internazionale sull’educazione Finanziaria (Infe), risulta che gli italiani hanno una scarsa dimestichezza con i temi economici tanto da essere collocati tristemente all’ultimo posto tra i Paesi europei e al quartultimo tra i Paesi Ocse, davanti solo a Paraguay, Cambogia e Yemen.

Quanto emergerà dal dibattito, sia in termini di tematiche che di proposte, verrà infine presentato nell’ultimo panel dell’evento di Affari&Finanza al sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, che chiuderà i lavori.

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