L’Italia cresce oltre le attese e fa meglio di Germania e Francia
di Filippo SantelliROMA – Il rimbalzo oltre le attese dell’economia europea, spinto da una Germania che torna a crescere dopo tante difficoltà, trascina più in alto anche il Pil dell’Italia: nei primi tre mesi dell’anno il nostro Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,3%, contro aspettative che lo vedevano fermarsi a un decimo. Una buona notizia anche per il governo Meloni in vista di una legge di Bilancio dai saldi strettissimi, sempre ammesso che le stime preliminari dell’Istat vengano poi confermate: grazie allo scattino del primo trimestre la crescita già acquisita per il 2024 raggiunge lo 0,5%, facendo apparire un po’ più alla portata l’obiettivo del punto tondo di crescita indicato dall’esecutivo nelle sue previsioni per l’intero anno, giudicate fino a oggi troppo ottimistiche dagli analisti.
Che l’accelerazione italiana vada spiegata nel contesto europeo lo conferma l’Istat, scrivendo che tra gennaio e marzo il contributo della domanda interna è stato negativo, ma è stato più che bilanciato d…
ROMA – Il rimbalzo oltre le attese dell’economia europea, spinto da una Germania che torna a crescere dopo tante difficoltà, trascina più in alto anche il Pil dell’Italia: nei primi tre mesi dell’anno il nostro Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,3%, contro aspettative che lo vedevano fermarsi a un decimo. Una buona notizia anche per il governo Meloni in vista di una legge di Bilancio dai saldi strettissimi, sempre ammesso che le stime preliminari dell’Istat vengano poi confermate: grazie allo scattino del primo trimestre la crescita già acquisita per il 2024 raggiunge lo 0,5%, facendo apparire un po’ più alla portata l’obiettivo del punto tondo di crescita indicato dall’esecutivo nelle sue previsioni per l’intero anno, giudicate fino a oggi troppo ottimistiche dagli analisti.
Che l’accelerazione italiana vada spiegata nel contesto europeo lo conferma l’Istat, scrivendo che tra gennaio e marzo il contributo della domanda interna è stato negativo, ma è stato più che bilanciato da quello delle esportazioni. Ha senza dubbio aiutato la ripartenza più vivace del previsto della Germania (+0,2%, dopo il -0,5 di fine 2023), con cui parte del nostro mondo produttivo vive in simbiosi. Meglio del previsto fanno anche la Francia (+0,2), l’intera area euro (+0,3 dopo due trimestri negativi, quindi una recessione tecnica) e la Spagna, che con il suo +0,7% continua a spiccare sul gruppo.
Sono numeri che portano alcuni analisti a dire che per l’Europa il peggio è alle spalle, anche considerato il probabilissimo primo taglio dei tassi a giugno da parte della Bce. Ma se l’atterraggio tutto sommato non è stato brusco, più stagnazione che vera recessione, la ripartenza resta ancora timida e piena di incertezze. Oltre a quelle geopolitiche, una tutta economica riguarda il ritmo a cui Francoforte abbasserà il costo del denaro. Su questo fronte ieri sono arrivati segnali contrastanti: ad aprile infatti l’inflazione nell’area dell’euro è rimasta invariata (+2,4%), dopo mesi di costante discesa, e il suo “nucleo” è calato meno del previsto: non dovrebbe mettere in discussione il taglio di giugno, ma potrebbe portare maggiore prudenza nelle riduzioni successive. Motivo per cui le Borse europee hanno chiuso una seduta in rosso.
In Italia invece il rallentamento dei prezzi prosegue: ad aprile l’indice generale ha fatto segnare un +0,9% annuo, contro il +1,2% di marzo. Al di là del crollo dell’energia, che condiziona il confronto e spiega buona parte del dato complessivo, frena anche il carrello della spesa (da +2,6 a +2,4%): un po’ di ossigeno per i consumatori. E un po’ di più ne dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, considerato che ora le buste paga crescono più veloci dei prezzi: nel primo trimestre le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 2,8%, con punte vicine al 5 nell’industria e l’importante rinnovo del contratto del commercio che ha dato una spintarella anche ai salari nei servizi, rimasti finora al palo.
Al momento nel settore privato solo due dipendenti su dieci hanno un accordo scaduto, ma la strada per recuperare il potere d’acquisto eroso dalla super inflazione resta lungo, come dimostra il contributo negativo della domanda interna al Pil del trimestre. La strada per centrare il punto di crescita fissato dal governo passa da una ripresa più decisa dei consumi, che in altri Paesi come Francia e Spagna già si vede, oltre che da un’accelerazione di investimenti e cantieri del Pnrr-Godot. Perché come ha detto la settimana scorsa il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, parlando di Europa perché Italia intenda, un modello di crescita basato sull’export - in questo contesto globale - è meno sostenibile e più rischioso.