ROMA - Il governo “buca” il Primo Maggio. Perfino la misura ad effetto - un bonus per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi e figli - si restringe all’interno del mini-pacchetto per il lavoro approvato ieri dal Consiglio dei ministri.
Alla vigilia della riunione era stata la premier Giorgia Meloni ad annunciare l’imminente via libera del “bonus 100 euro” ai leader di Cgil, Cisl e Uil convocati a Palazzo Chigi. Ma durante la conferenza stampa al termine della riunione dell’esecutivo è toccato al viceministro dell’Economia Maurizio Leo precisare che il premio in busta paga, in arrivo a gennaio, sarà tassato.
Addio cento euro netti. "Alla fine l’importo si aggirerà in media intorno agli 80 euro”, confermano fonti di governo.…
ROMA - Il governo “buca” il Primo Maggio. Perfino la misura ad effetto - un bonus per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi e figli - si restringe all’interno del mini-pacchetto per il lavoro approvato ieri dal Consiglio dei ministri.
Alla vigilia della riunione era stata la premier Giorgia Meloni ad annunciare l’imminente via libera del “bonus 100 euro” ai leader di Cgil, Cisl e Uil convocati a Palazzo Chigi. Ma durante la conferenza stampa al termine della riunione dell’esecutivo è toccato al viceministro dell’Economia Maurizio Leo precisare che il premio in busta paga, in arrivo a gennaio, sarà tassato.
Addio cento euro netti. "Alla fine l’importo si aggirerà in media intorno agli 80 euro”, confermano fonti di governo. E se la premier e il viceministro erano stati puntuali nello spiegare ai sindacati che l’indennità una tantum andrà a circa 1,1 milioni di famiglie monoreddito fino a 28 mila euro (coniuge e almeno un figlio a carico del lavoratore), oltre che a vedovi, separati e ragazze madri, non erano stati altrettanto precisi su altri paletti.
Uno, in particolare. Spunta nel comunicato stampa di Chigi: il bonus non andrà a chi ha un reddito inferiore a 8.500 euro.
Il governo si ritrova con le mani legate. Leo prova a dare forza alla misura: "Con il bonus - rivendica - si mettono le famiglie più svantaggiate nelle condizioni di fare un regalo a un figlio e si fa in modo che quelle somme vengano effettivamente destinate ai consumi, con un impatto sull’economia”. Ma allo stesso tempo deve riconoscere che il bonus è slittato da dicembre, con la tredicesima, al 2025 perché “avevamo necessità assoluta di trovare delle coperture che non avevamo per il 2024”.
Il Fondo “taglia tasse” e quello per l’attuazione della delega fiscale sono stati prosciugati. Per finanziare, come spiega il viceministro, tredici decreti legislativi della riforma fiscale: al netto della sforbiciata all’Irpef, però, i provvedimenti non si sono tradotti in un taglio delle tasse per i cittadini e le imprese. Da qui a fine anno non c’è spazio per intervenire neppure sulla detassazione delle tredicesime, che sarà rinviata per la seconda volta. Se si farà, alla fine del 2025, è tutto da vedere.
Si allontana anche un’altra promessa: il passaggio da 3 a 2 aliquote Irpef. Non a caso Leo spiega che «il primo obiettivo è consolidare» l’impianto che scade a fine anno.
Per ora c’è spazio solo per il bonus ai dipendenti e alle imprese, per le assunzioni. Nel decreto Coesione spicca quello per favorire l’ingresso degli under 35: uno sgravio contributivo al 100% per due anni. Agevolazioni anche per l’assunzione delle lavoratrici svantaggiate e per le imprese del Mezzogiorno. Serve ancora tempo, invece, per la maxi deduzione Irpef-Ires al 120-130%: il decreto interministeriale Mef-Lavoro doveva essere firmato entro fine gennaio. Doveva.
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