Dal governo un doppio regalo agli agricoltori: stop al pagamento dei mutui e ai pannelli solari nei campi
di Giuseppe ColomboROMA - Il gran favore del governo agli imprenditori agricoli “amici” è servito. Anzi due. Spuntano nella bozza del decreto Agricoltura atteso lunedì sul tavolo del Consiglio dei ministri: un tempismo tutt’altro che casuale dato che quel giorno mancherà poco più di un mese alle elezioni europee.
Ecco i “regali elettorali” preparati dal ministro Francesco Lollobrigida. Il primo è rivolto alle imprese che nel 2023 hanno registrato una riduzione del volume d’affari di almeno il 20% rispetto all’anno precedente: stop per un anno al pagamento dei mutui e degli altri finanziamenti a rate.
Un risarcimento in differita (ma in tempo per il voto) che - si legge nel testo - punta "a garantire l’approvvigionamento delle materie prime agricole e di quelle funzionali all’esercizio delle attività di pro…
ROMA - Il gran favore del governo agli imprenditori agricoli “amici” è servito. Anzi due. Spuntano nella bozza del decreto Agricoltura atteso lunedì sul tavolo del Consiglio dei ministri: un tempismo tutt’altro che casuale dato che quel giorno mancherà poco più di un mese alle elezioni europee.
Ecco i “regali elettorali” preparati dal ministro Francesco Lollobrigida. Il primo è rivolto alle imprese che nel 2023 hanno registrato una riduzione del volume d’affari di almeno il 20% rispetto all’anno precedente: stop per un anno al pagamento dei mutui e degli altri finanziamenti a rate.
Un risarcimento in differita (ma in tempo per il voto) che - si legge nel testo - punta "a garantire l’approvvigionamento delle materie prime agricole e di quelle funzionali all’esercizio delle attività di produzione primaria, gravemente pregiudicato dal conflitto russo-ucraino”.
Proprio a Lollobrigida, la Confederazione italiani agricoltori (Cia) aveva chiesto, a marzo, "l’abbattimento degli interessi dei finanziamenti a medio-lungo termine”. E il titolare dell’Agricoltura, ospite della conferenza organizzativa dell’associazione, aveva promesso un decreto “dopo un confronto con il mondo degli agricoltori”.
Promessa mantenuta, dunque. Così come è stato rispettato l’impegno sollecitato da Coldiretti, che a Lollobrigida e alla premier Giorgia Meloni ha chiesto di vietare l’installazione degli impianti fotovoltaici a terra. Ecco cosa scriveva il presidente dell’associazione Ettore Prandini in una lettera inviata il 16 giugno alla presidente del Consiglio: “È necessario salvaguardare le campagne per garantire la sovranità alimentare nazionale fermando le speculazioni ed il consumo di suolo con impianti fotovoltaici a terra che sono incompatibili con l’attività agricola”. Detto fatto. Articolo 6 del decreto Agricoltura: “Le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici sono aree non idonee all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra”. Stop, quindi, al fotovoltaico a terra, come ha chiesto appunto Coldiretti.
Si salvano solo "i procedimenti di autorizzazione in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento”, ma gli operatori del settore sono scettici sulla clausola. Così come hanno più volte ricordato che gli impianti fotovoltaici occupano il suolo, ma non lo consumano.
E poi ci sono i dati dell’Ispra. Recentemente l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha spiegato che per installare tutto il nuovo fotovoltaico previsto in Italia dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) al 2030 (57 GW) si occuperebbe una parte minima del suolo nazionale, “ben sotto l’1%”, anche ipotizzando di farlo tutto a terra.
Lotta al granchio blu
Il governo prosegue la “caccia” al granchio blu. Ora tocca a un commissario straordinario, che resterà in carica fino al 31 dicembre 2026, mettere a punto un piano di intervento “per contenere e contrastare il fenomeno della diffusione e della prolificazione della specie”. Tra i diversi compiti da assolvere, insieme a nove esperti, dovrà anche “incentivare la progettazione e la realizzazione di nuovi attrezzi per la cattura”.
Le Forze armate contro la peste suina
Il commissario straordinario per il contrasto alla diffusione della peste suina africana potrà contare sul personale delle Forze armate. Sarà coinvolto un contingente di massimo 177 unità, per massimo un anno, con spese a carico dello stesso commissario.