Pannelli solari nei campi. Pichetto Fratin blocca il blitz di Lollobrigida
di Giuseppe ColomboROMA - Era tutto pronto per il gran favore agli imprenditori agricoli “amici”. Il decreto, con la norma che vieta l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui campi coltivati. E il passaggio decisivo: la riunione del Consiglio dei ministri messa in calendario per lunedì prossimo.
Ma il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’ideatore del “regalo”, non aveva fatto i conti in casa. Non dentro Fratelli d’Italia, il suo partito che è compatto nel difendere l’iniziativa. Ma con il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che non ha affatto gradito la fuga in avanti.
La “miccia” che ha fatto deflagrare lo scontro si è accesa ieri pomeriggio, quando sulle scrivanie dei due ministri è arrivata una lettera a doppia…
ROMA - Era tutto pronto per il gran favore agli imprenditori agricoli “amici”. Il decreto, con la norma che vieta l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui campi coltivati. E il passaggio decisivo: la riunione del Consiglio dei ministri messa in calendario per lunedì prossimo.
Ma il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’ideatore del “regalo”, non aveva fatto i conti in casa. Non dentro Fratelli d’Italia, il suo partito che è compatto nel difendere l’iniziativa. Ma con il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che non ha affatto gradito la fuga in avanti.
La “miccia” che ha fatto deflagrare lo scontro si è accesa ieri pomeriggio, quando sulle scrivanie dei due ministri è arrivata una lettera a doppia firma. Insieme, il presidente di Elettricità Futura Agostino Re Rebaudengo e quello di Utilitalia Filippo Brandolini, per lanciare l’allarme: “La norma in questione - si legge nel testo della missiva - determinerebbe una battuta d’arresto per gli investimenti necessari a conseguire gli obiettivi di transizione energetica fissati dal governo stesso e le relative ricadute positive di carattere economico ed occupazionale”.
Insieme, la più grande associazione del settore elettrico italiano, con una quota di mercato del 70%, e la federazione che riunisce 400 aziende dei servizi pubblici di elettricità, acqua e gas.
Contrari alla “mossa” di Lollobrigida al punto da chiedere di stralciare la norma sul fotovoltaico dal decreto. Tre righe, ma perentorie: "Le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici - recita l’articolo 6 della bozza - sono aree non idonee all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra”.
È di fronte alle proteste degli operatori del settore che Pichetto Fratin decide di esternare il suo malumore. Prima fonti del ministero sottolineano come “la proposta” di Lollobrigida “non risulta condivisa” con il dicastero dell’Ambiente. Poi una nota, con toni più diplomatici: “I rispettivi uffici” dei due ministeri “stanno interloquendo per trovare la migliore formulazione a tutela, da un lato degli agricoltori e dei loro terreni agricoli, e dall’altro dei target di decarbonizzazione da raggiungere e gli investimenti delle imprese”.
Il tono ufficiale è distensivo, ma le riflessioni avviate al Mase sono nette: la “norma Lollobrigida” mette a rischio i target sulle rinnovabili e blocca il percorso avviato da un anno con le Regioni per l’individuazione delle aree idonee all’installazione del fotovoltaico a terra. Appena tre mesi fa, Pichetto Fratin aveva varato un decreto ministeriale per incentivare l’agrivoltaico e arrivare a 1,04 Gigawatt di potenza installata entro il 2026.
Ma Lollobrigida non intende retrocedere. Ha una promessa da mantenere. A Coldiretti, che da tempo sollecita un intervento contro i pannelli solari a terra. Ecco cosa scriveva il presidente dell’associazione Ettore Prandini in una lettera inviata il 16 giugno alla premier Giorgia Meloni: "È necessario salvaguardare le campagne per garantire la sovranità alimentare nazionale fermando le speculazioni ed il consumo di suolo con impianti fotovoltaici a terra che sono incompatibili con l’attività agricola”.
Detto fatto, con il decreto Agricoltura. Ma ora la promessa presenta un conto velenoso: il governo diviso.
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