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“Dagli impianti fotovoltaici nessun danno alle colture”

Gli operatori delle rinnovabili replicano al governo che vuole fermare l’installazione nei campi coltivati
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ROMA — «Non solo i pannelli solari possono tranquillamente convivere con le attività agricole, ma le coltivazioni ne traggono benefici. Non lo diciamo noi operatori, perché potremmo sembrare interessati, ovviamente. Lo dice la legge: si chiamano campi agrofotovoltaici perché non è possibile installare impianti fotovoltaici se non sono inseriti attorno alle coltivazioni».

Paolo Viscontini è il presidente di Italia Solare, una delle principali associazioni di categoria. Quando ha letto della iniziativa del ministro Lollobrigida - parole sue - è rimasto allibito. «Accordandosi con gli operatori, gli agricoltori ricevono fondi che possono reinvestire e ottengono migliorie: per esempio, con gli scavi per gli allacciamenti alla rete possono rifare il sistema di irrigazione. Ed è solo uno dei benefici».

L’uso del suolo

Italia Solare li ha elencati in un dossier in cui cerca di dimostrare non solo la convivenza tra le due attività, ma ha voluto smontare i «falsi miti» che circondano l’agrif…

ROMA — «Non solo i pannelli solari possono tranquillamente convivere con le attività agricole, ma le coltivazioni ne traggono benefici. Non lo diciamo noi operatori, perché potremmo sembrare interessati, ovviamente. Lo dice la legge: si chiamano campi agrofotovoltaici perché non è possibile installare impianti fotovoltaici se non sono inseriti attorno alle coltivazioni».

Paolo Viscontini è il presidente di Italia Solare, una delle principali associazioni di categoria. Quando ha letto della iniziativa del ministro Lollobrigida - parole sue - è rimasto allibito. «Accordandosi con gli operatori, gli agricoltori ricevono fondi che possono reinvestire e ottengono migliorie: per esempio, con gli scavi per gli allacciamenti alla rete possono rifare il sistema di irrigazione. Ed è solo uno dei benefici».

L’uso del suolo

Italia Solare li ha elencati in un dossier in cui cerca di dimostrare non solo la convivenza tra le due attività, ma ha voluto smontare i «falsi miti» che circondano l’agrifotovoltaico. Il primo, per certi versi più clamoroso, riguarda l’accusa di «rubare terreno all’agricoltura».

Righello alla mano e utilizzando i dati dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), si può misurare quanta superficie sarebbe necessaria per installare la potenza necessaria per raggiungere gli obiettivi di nuove rinnovabili al 2030.

Il fotovoltaico dovrebbe contribuire con almeno 50 gigawatt di nuove installazioni, per una superficie totale di 60mila ettari, pari allo 0,24% della superficie agricola disponibile. Solo una minima parte dei 4,2 milioni di ettari al momento non utilizzati.

Paesaggio in pericolo

I pannelli nei campi compromettono le biodiversità, sostengono i detrattori. Per gli operatori, invece, la presenza di alcune specie vegetali coltivate sotto o tra le file di pannelli fotovoltaici, come foraggio, aromatiche e medicinali, è ottimale per la biodiversità poiché contribuisce a creare habitat favorevoli agli insetti impollinatori che, grazie alla loro azione, generano vantaggi a tutto l’ecosistema agricolo.

Altro argomento: i pannelli fanno ombra e danneggiano le coltivazioni. Al contrario, grazie all’ombreggiamento «il benessere degli animali - è la replica - migliora e il consumo idrico si riduce fino al 20%».

«Un beneficio che, a causa della sempre maggiore siccità generata dai cambiamenti climatici, rappresenta un vantaggio. Il problema della luce diretta - inoltre - è reale per molte colture, per questo molte varietà di piante da frutta sono protette da reti ombreggianti e antigrandine».

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