Contro il solare un fronte trasversale: anche la Sardegna ferma i pannelli
di Giuseppe Colombo , Luca PagniRoma – Lo aveva promesso in campagna elettorale. E smontando la narrazione che vuole i politici cambiare posizione una volta eletti, Alessandra Todde è stata di parola. Peccato che abbia scatenato un vespaio. La giunta regionale sarda ha appena approvato un disegno di legge che sospende per 18 mesi la realizzazione di nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili, pale eoliche o pannelli solari che siano. Ha dichiarato di volerlo fare perché amministratori e comitati locali lamentano una sorta di invasione di progetti che consumano il suolo, in particolare quello destinato all’agricoltura, per almeno 80mila campi di calcio.
L’anno e mezzo di moratoria servirebbe a un censimento delle possibili “aree idonee” - ovviamente limitandole - e per rivedere le regole per le autorizzazioni. Una iniziativa che ha scatenato le proteste degli operatori: «In questo modo avvantaggerebbe solo le centrali a gas e a carbone», è l’accusa che è stata lanciata dall’Anev, associazione che raccoglie propri…
Roma – Lo aveva promesso in campagna elettorale. E smontando la narrazione che vuole i politici cambiare posizione una volta eletti, Alessandra Todde è stata di parola. Peccato che abbia scatenato un vespaio. La giunta regionale sarda ha appena approvato un disegno di legge che sospende per 18 mesi la realizzazione di nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili, pale eoliche o pannelli solari che siano. Ha dichiarato di volerlo fare perché amministratori e comitati locali lamentano una sorta di invasione di progetti che consumano il suolo, in particolare quello destinato all’agricoltura, per almeno 80mila campi di calcio.
L’anno e mezzo di moratoria servirebbe a un censimento delle possibili “aree idonee” - ovviamente limitandole - e per rivedere le regole per le autorizzazioni. Una iniziativa che ha scatenato le proteste degli operatori: «In questo modo avvantaggerebbe solo le centrali a gas e a carbone», è l’accusa che è stata lanciata dall’Anev, associazione che raccoglie proprietari e gestori di impianti eolici, riferendosi al fatto che da sempre la Sardegna è alimentata da centrali a carbone.
Todde non ci sta a passare per nemica della green economy e ha replicato: «Sì alla transizione, ma no alla speculazione: non blocchiamo i pannelli sui tetti». In effetti non verranno fermati “i progetti di autoproduzione” (i pannelli sui tetti, per intenderci), così come manderà avanti le comunità energetiche, finanziate con i fondi Pnrr.
Peccato che da Cagliari la giunta del campo largo del centrosinistra sembri allineata alle opposizioni che hanno legiferato contro lo sviluppo delle rinnovabili in altre regioni governate dal centrodestra, dalla Lombardia al Friuli alle Marche. Tutte, a loro volta, hanno preso provvedimenti per limitare le “aree idonee”.
Ma ancora di più, la giunta sarda sembra allineata al provvedimento a cui sta lavorando Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura nonché fedelissimo della premier Meloni, per limitare l’installazione dei pannelli sulle aree agricole. Un progetto che ha costretto il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto (Forza Italia) a prendere in parte le distanze, così come raccontato da Repubblica, creando un caso politico nel governo: Pichetto è impegnato a recuperare i ritardi dell’Italia nello sviluppo delle rinnovabili con vista obiettivi Ue.
Lollobrigida ieri ha precisato, ma fino a un certo punto: «Tra me e Pichetto non ci sono divergenze: non vietiamo la produzione di energia solare, il ministero ha finanziato solo quest’anno 13.500 aziende e arriveremo a 26mila». Ma poi è tornato sul punto: sì al solare «su aree come tetti delle stalle e delle industrie ma senza macchie nere a terra».
Medesima intransigenza il governo di destra non sembra dimostrare nella lotta, più in generale, al consumo del suolo: come si legge nella rivista Altreconomia, il 2022 (ultimo censimento disponibile) è stato l’anno con la maggior perdita di territorio per costruzioni e cementificazioni varie, oltre 21 ettari al giorno.
In ogni caso, non sarà facile per il governo uscire dal ginepraio in cui si è cacciato. Da un lato deve tenere il punto, almeno fino alle Europee, per non scontentare le promesse fatte alle associazioni degli agricoltori. Ma dall’altra non può fermare lo sviluppo delle rinnovabili, perché ci sono gli obiettivi Ue da raggiungere al 2030, appena confermati in pompa magna al G7 dell’energia che si è appena tenuto a Torino. E perché se ci sono gli interessi del settore agricolo da tutelare, non sono da meno quelli delle energie pulite. Italia Solare, associazione degli operatori del fotovoltaico, ha calcolato che con l’eventuale blocco delle realizzazioni degli impianti «si perdono circa 60 miliardi: almeno 45 miliardi di investimenti privati diretti, a cui si aggiungono 2 miliardi di mancati introiti derivanti dalle tassazioni Imu degli impianti, 11 miliardi di imposte e infine le sempre importanti compensazioni per i Comuni».
Ma il rischio è anche reputazionale, nei confronti degli investitori, di cui la maggior parte internazionali. I quali hanno le risorse per muovere schiere di legali. Avvocati agguerriti che potrebbero avere vita facile visto che la giurisprudenza costituzionale sul tema è stata chiara: l’individuazione delle «aree idonee per l’ubicazione degli impianti, l’autorizzazione per la costruzione» sono di competenza del governo centrale. Come testimoniato da sentenze che, negli ultimi anni, hanno bocciato altre iniziative delle Regioni. Motivo di più perché il governo trovi il modo di non fermare le rinnovabili.