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Aiuti su tech e ambiente: l’alternativa di Fitto alla decontribuzione Sud

Il ministro Raffaele Fitto

 (ansa)
Il governo ritiene impossibile la proroga dello sconto del 30% a tutte le aziende del Mezzogiorno. Si punta ai 160 miliardi del nuovo programma Step
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ROMA — Il governo Meloni cerca alternative alla decontribuzione Sud. E pensa di trovarle sfruttando la nuova piattaforma europea chiamata Step per sviluppare tecnologie strategiche nelle transizioni verdi e digitali.

Incentivi nuovi da convogliare nella nuova Zes unica, la Zona economica speciale creata ad hoc da Meloni per racchiudere l’intero Meridione d’Italia. È la stessa filosofia che ispira il decreto Coesione appena varato dal ministro Raffaele Fitto: riprogrammare i fondi strutturali europei in base a Step (acronimo che sta per Strategic Technologies for Europe Platform). Nei prossimi anni su questa piattaforma, a livello continentale, confluiranno 160 miliardi.

Aprire il negoziato

Sarebbe dunque questa la strada della nuova «negoziazi…

ROMA — Il governo Meloni cerca alternative alla decontribuzione Sud. E pensa di trovarle sfruttando la nuova piattaforma europea chiamata Step per sviluppare tecnologie strategiche nelle transizioni verdi e digitali.

Incentivi nuovi da convogliare nella nuova Zes unica, la Zona economica speciale creata ad hoc da Meloni per racchiudere l’intero Meridione d’Italia. È la stessa filosofia che ispira il decreto Coesione appena varato dal ministro Raffaele Fitto: riprogrammare i fondi strutturali europei in base a Step (acronimo che sta per Strategic Technologies for Europe Platform). Nei prossimi anni su questa piattaforma, a livello continentale, confluiranno 160 miliardi.

Aprire il negoziato

Sarebbe dunque questa la strada della nuova «negoziazione» da aprire con Bruxelles, confermata anche ieri da Fitto in un botta e risposta con l’ex premier Giuseppe Conte che nel 2020 battezzò, assieme all’allora ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, la fiscalità di vantaggio a favore delle imprese del Mezzogiorno.

Lo sconto del 30% sui contributi da pagare per dipendenti e nuovi assunti finisce il 30 giugno. Il governo Meloni non ne ha chiesto una proroga perché è convinto di non ottenerla visto che il “quadro temporaneo degli aiuti di Stato”, ideato in pandemia dalla Commissione Ue per derogare alle rigide regole europee, finisce proprio a giugno.

Lo scontro con l’opposizione

Ecco perché Fitto guarda altrove. Senza convincere però l’opposizione che, dopo le anticipazioni di Repubblica sullo stop allo sgravio fiscale, chiede al ministro per il Sud, il Pnrr e la Coesione di ripensarci.

«Adesso Fitto sta facendo marcia indietro dicendo che andrà a Bruxelles a negoziare, ma con che spirito ci andrà? In ritardo? Dopo che ha dichiarato invece che questo governo avrebbe rimosso la decontribuzione Sud?», lo incalza il leader M5S. «È chiaro che la misura va rinegoziata, come abbiamo fatto noi. Ma perché non l’ha fatto il ministro? Aspetta che glielo diciamo noi?».

Risponde Fitto: «Il dubbio è legittimo. O Giuseppe Conte dice cose false o, cosa molto più probabile, non conosce il funzionamento del bonus occupazione, visto che proprio quando lui era al governo, presentò la richiesta di proroga con 45 giorni di ritardo e, solo grazie all’atteggiamento positivo della Commissione, per fortuna non causò l’interruzione della misura».

Ritardo vero, ma il ministro continua a chiamare «bonus occupazione» una fiscalità di vantaggio pensata per rendere più attrattivo e competitivo il Sud, tagliando alle aziende il costo del lavoro sia per mantenere l’occupazione che per crearne di nuova e spingere gli investimenti.

Le soluzioni alternative

I bonus “giovani, donne e Sud” contenuti nel decreto Coesione certo non bastano a sostituire lo sgravio in scadenza che vale 3,3 miliardi all’anno per oltre 3 milioni di contratti agevolati. Perché quei bonus si applicano solo alle nuove assunzioni stabili, non a tutti i dipendenti, e da settembre in poi.

Anche la pista “Step” a cui guarda ora il ministro Fitto non può considerarsi un sostituto – e di certo non a breve scadenza – perché i nuovi incentivi andranno solo ad aziende che li investiranno in “tecnologie strategiche”.

Vale a dire, ad esempio: microelettronica, intelligenza artificiale, cybersecurity, 5G, energia rinnovabile, biotecnologie, biomolecole. Non proprio il campo di applicazione delle molte imprese del Mezzogiorno, soprattutto medio-piccole, che ora usano la decontribuzione, dalla pasta ai divani, dall’artigianato al tessile. E che dal primo luglio non l’avranno più.

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